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“Ugo Russo fu ucciso con un colpo alla testa mentre era in fuga”

Dalla chiusura delle indagini emerge quanto i famigliari e i solidali sostenevano da tempo e cioè che Ugo Russo è stato ucciso dal carabiniere fuori servizio mentre era in fuga. Una dinamica che esclude totalmente la presunta “legittima difesa”.

Riprendiamo dal Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo

“Omicidio volontario”. Abbiamo aspettato due lunghissimi anni e otto mesi dalla maledetta notte in cui Ugo è stato ucciso a soli quindici anni. Ora è finalmente arrivata la chiusura delle indagini, che contestano a C.B., un carabiniere fuori servizio, di aver commesso un omicidio volontario con diverse aggravanti, tra cui quella dell’abuso di potere e di aver commesso il delitto ai danni di un minore.

Dalla lunga attività di indagine, in cui sono confluite le immagini delle telecamere di sorveglianza e i risultati di molteplici perizie, alcune delle quali nella formula dell’incidente probatorio, quindi avente già valore di prova processuale, sono emerse due fasi distinte nella sequenza dell’omicidio di Ugo. Secondo i magistrati, Ugo viene colpito una prima volta alla spalla vicino l’auto, poi scappa. C.B. rimette in moto l’auto, la sposta per rimettere il ragazzo sulla linea di tiro e poi esplode altri colpi di pistola, tra cui quello che colpisce mortalmente Ugo alla testa, mentre era già vicino al motorino. Altro che “legittima difesa”. Ugo Russo viene colpito mortalmente “mentre è in fuga”, scrivono testualmente i pubblici ministeri applicati all’indagine.

“Per la mia famiglia, per mia moglie e i miei altri figli, sono stati e sono anni difficilissimi. Abbiamo sopportato il dolore della perdita di Ugo insieme a pressioni e insulti di ogni tipo perché continuiamo a chiedere giustizia e verità. Abbiamo ricevuto anche tanta solidarietà da chi pensa che la giustizia deve valere per tutte e tutti. Nulla potrà restituirci Ugo, ma ora chiediamo che il processo arrivi presto. Abbiamo bisogno della completa verità” sono le prime parole di Enzo Russo.

Se questi due anni e otto mesi sono sembrati ancora più interminabili è sicuramente per la continua aggressione morale subita dalla famiglia di Ugo in molte forme. Una parte dei media e dell’opinione pubblica cittadina è sembrata molto più interessata alla permanente criminalizzazione di un ragazzo di quindici anni piuttosto che a comprendere cosa fosse effettivamente successo quella notte. A pochi è importato approfondire se ad Ugo fosse stata applicata una pena di morte senza processo, come sembrava indicare fin da subito il luogo del ritrovamento del suo corpo e il colpo alla nuca. Continueremo a fare informazione e mobilitarci sul processo ma auspichiamo finalmente una riflessione pubblica diversa che riguardi non solo il futuro dei ragazzi dei quartieri popolari, ma che implichi anche una discussione sull’attitudine e sulla formazione delle persone a cui i corpi di sicurezza dello Stato mettono un’arma in mano (apprendiamo anzi dai giornali che la persona imputata dell’omicidio volontario di Ugo sarebbe attualmente in servizio. Fermo restando che deve essere celebrato il processo ci lascia attoniti che una persona accusata di omicidio volontario non sia stata sospesa e sia autorizzata a prestare servizio armata). .

Convochiamo per domani 3 novembre 2022 alle ore 12.00 in piazza Parrocchiella una conferenza stampa per prendere parola pubblicamente sulla chiusura delle indagini.

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