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Manolis Glezos

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Nella notte del 30 maggio 1941, Manolis Glezos, 19 anni, in compagnia di Apostolos Santas, salì sull’Acropoli e rimosse la bandiera tedesca simbolo di guerra del Terzo Reich, sotto gli occhi delle guardie e sfidando la morte certa.

Quella mossa eroica si rivelò ben presto foriera di entusiasmi e di un ottimismo contagioso nel Paese sotto occupazione. Non appena ne fu data notizia si innescò un’onda di resistenza ancor più veemente contro gli invasori. Addirittura il generale francese Charles de Gaulle epitetò Manolis Glezos “il primo partigiano d’Europa”. Ma quel gesto gli valse non solo tanta ammirazione, bensì altrettanta persecuzione da parte degli avversari politici, da quel giorno iniziò così una lunga ricerca che portò, solo un anno dopo, all’arresto di Glezos e dei suoi complici, che vennero fermati e rinchiusi in carcere. In quella cella Manolis dovette subire le torture, che vennero ripetute due decenni dopo sul corpo di Alekos Panagoulis, anch’egli reo di un gesto di sfida contro un altro regime. Glezos contrasse anche la tubercolosi e per questo venne rilasciato.

La mobilitazione internazionale è stata una costante per Glezos. Il Comitato Internazionale per la difesa aveva sede a Parigi. Tra i soci fondatori c’era il francese Jean Paul Sartre che ebbe un ruolo decisivo in occasione del grande processo contro Glezos, eroe nazionale ma perseguito proprio nella sua stessa patria. Il 9 luglio 1959 l’Alta Corte Militare di Atene fu chiamata a decidere, mentre Atene veniva invasa in quei giorni da avvocati stranieri, rappresentanti di organizzazioni internazionali e giornalisti richiamati dall’evento unico. Il processo si svolse nel vecchio edificio dell’Accademia militare. Gli imputati giunsero alla corte marziale con le manette in bell’evidenza.

Chiamato a deporre dalla Corte, Glezos sostenne che l’accusa era infamante e mirata solo a colpire il partito e l’organo giornalistico da lui diretto. Il 22 luglio la Corte Militare annunciò la sua decisione sulla sorte degli imputati: a Voutsas e Trikalinos ergastolo per spionaggio; a Syngelakis e Karkagiannis undici anni di carcere e cinque anni di deportazione; a Ragouzaridis e Manolis Glezos cinque anni di carcere, la deportazione per quattro anni e otto anni di privazione dei diritti politici.

Ma furono ancora una volta le veementi sollevazioni estere di intellettuali, politici e giornalisti non greci a giocare un ruolo decisivo, così Glezos venne rilasciato il 15 dicembre 1962 come conseguenza delle proteste pubbliche in Grecia e all’estero. Durante la sua carcerazione, Glezos fu rieletto deputato al ballottaggio del 1961. In occasione del colpo di stato del 21 aprile 1967 venne arrestato all’alba, insieme al resto dei leader politici di sinistra e detenuto per quattro anni consecutivi in svariate carceri e infine a Oropo, da dove fu rilasciato nel 1971 dopo la generale amnistia. In totale Glezos è stato condannato 28 volte per le sue convinzioni politiche, di cui tre volte a morte. Il tempo complessivo trascorso nelle carceri elleniche ammonta a undici anni e cinque mesi, mentre quattro anni e sei mesi è il tempo passato in esilio all’estero. È scampato nove volte ad altrettanti tentativi di omicidio, muore il 30 marzo 2020 a 94 anni.

Guarda “Nel ventre dell’Acropoli di Atene per rubare il vessillo nazista“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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