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Il Potere operaio pisano

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“Il Potere Operaio” nasce come giornale diffuso per gli operai delle fabbriche del litorale toscano. Negli anni successivi si afferma anche come giornale che guarda alle lotte studentesche che avvengono nell’università di Pisa. Fu pubblicato dal 20 febbraio 1966 al luglio 1969 quando cessa le pubblicazioni.

A che cosa serve questo giornale? Possiamo rispondere, per ora, solo in parte. Sarà il giornale stesso, e il lavoro politico dal quale nasce, a riproporre più concretamente la domanda, e a permettere una più concreta e ricca risposta.

Noi vogliamo contribuire a formare e rafforzare negli operai la coscienza dello sfruttamento capitalistico, attraverso la discussione e lo studio, attraverso lo stimolo e l’intervento attivo nelle lotte in fabbrica, attraverso l’organizzazione degli operai contro il potere capitalistico, in fabbrica e fuori dalla fabbrica.

La nostra iniziativa nasce con precisi limiti locali. Essa si collega all’intervento politico svolto da qualche tempo nelle fabbriche di Massa, e che ora si svolge a Pisa, a Piombino, a Livorno, e potrà forse più in la estendersi ad altre città. Essa ha in oltre un importante riferimento in altre iniziative analoghe, anche se ancora slegate, che vengono portate avanti in altre situazioni, e di cui il giornale darà notizia e discuterà volta per volta.

Alcuni compagni che partecipano al nostro lavoro sono iscritti: al PCI o al PSIUP, altri lo sono stati e non lo sono più, altri ancora non lo sono mai stati. Tutti sono convinti che il movimento operaio ufficiale nel suo complesso segua una linea teorica e pratica che lo rende sempre più estraneo alla lotta per una società libera dal potere dello sfruttamento. La mancanza di un pensiero e di una attività rivoluzionaria è tanto più duramente grave in fabbrica.

Il giornale esce in una situazione generale pesante, e che si è aggravata ulteriormente in modo sensibile per la negativa conclusione delle pur così forti lotte contrattuali che hanno animato il periodo appena trascorso. Questa situazione rischia di interrompere, almeno per il periodo della durata dei contratti, la lotta operaia.

Tanto più necessario è, in questa situazione, assicurare una presenza apolitica in fabbrica, nella discussione come nella lotta, impegnando direttamente tutti gli operai.

In questa azione noi partiamo dalla condizione operaia attuale, e dai punti decisivi immediatamente, dal problema del taglio dei tempi e della lotta al cottimo, al rifiuto della collaborazione in fabbrica, alla eguaglianza salariale, al rifiuto delle divisioni categoriali, al problema della organizzazione diretta degli operai in ogni fabbrica.

Su questo terreno bisogna giungere ad affrontare tutti i problemi che oggi si pongono ad una rigorosa lotta di classe anticapitalistica.

(Il potere operaio N.1 – 20 febbraio 1966 rivista politica del gruppo Il potere operaio pisano, nato nell’ambiente universitario pisano in particolare nella Normale)

https://bodosproject.blogspot.com/

Guarda “1968, l’anno ribelle“:

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