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Muore Nazim Hikmet

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Il 3 giugno 1963 il più grande poeta turco del XX secolo muore fulminato da un infarto sulla porta di casa sua al civico 6 di via Pesciànaya a Mosca.

Nazim Hikmet nasce nella Salonicco ottomana del 1901, da una famiglia agiata di funzionari e artisti. Nel 1920 accorre ad Ankara attratto dalla guerra di liberazione che Atatürk (Mustafà Kemal) sta combattendo per l’indipendenza della Turchia. Dopo poco l’idealismo nazionalista dei kemalisti inizia a stargli stretto, e dunque nel 1921 decide di emigrare in Russia per andare a conoscere da vicino quella rivoluzione che porta profumi così nuovi di libertà. Studia sociologia all’Università dei lavoratori d’Oriente a Mosca, frequenta Esenin e Majakovskij e conosce Lenin. E al padre del bolscevismo resta terribilmente legato; gli dedica diverse poesie, la più amara forse nel ’24, dopo aver vegliato davanti alla sua bara.
Torna in patria nel ’24 ma è costretto a fuggire per l’accusa di comunismo; ritenta quattro anni più tardi senza visto ma viene condannato per ingresso irregolare. E’ ormai un oppositore del regime. Liberato per un amnistia generale nel ’35, viene nuovamente incarcerato nel 1938 e condannato a ventotto anni di reclusione per la sua attività politica di sinistra. Nel ’49 si forma una commissione internazionale che chiede la scarcerazione di Nazim Hikmet, che annovera tra gli altri Picasso e Sartre, e che ottiene la sua liberazione l’anno successivo. Ma il governo aumenta le sue pressioni fino a revocargli la cittadinanza turca nel ’59e ad indurre il poeta ad un “esilio volontario” a Mosca, dove abiterà fino alla morte.
Di lui ricorda Neruda che “cantava prima piano, e poi sempre più forte, a squarciagola, per vincere la sua debolezza”. Di lui vogliamo ricordare il fervente impegno militante, che seppe nutrirsi della sua poesia, e mai cedere il passo ad un’aridità burocrate che a quel tempo proliferava in seno ai partiti comunisti. Di lui ricordiamo le poesie d’amore in cui l’amore per la sua compagna è cosa sola con l’amore per la rivoluzione e per il suo popolo schiavo.
Di lui ricordiamo questa poesia, in cui l’ammirazione fraterna per Lenin apre la porta ad una speranza concreta di una nuova storia per l’umanità.

AL XX CONGRESSO E’ VENUTO IL COMPAGNO LENIN

Al XX Congresso è venuto il compagno Lenin,
ha sorriso, si è fermato un po’ sulla soglia,
prima dell’inizio è entrato nella sala,
è andato a sedersi su un gradino
sotto la tribuna, ha poggiato un quaderno sulle
ginocchia;
nemmeno si è accorto della sua statua.
Stare con lui sotto lo stesso tetto, fratelli,
sentire con sollievo nelle nostre mani
la stretta della sua mano intelligente! …
Al XX Congresso è venuto il compagno Lenin.
Sul paese, nel cielo che preannunzia la primavera
si sono addensate fertili speranze,
come fitte nuvole bianche.

Guarda “Tre poesie di Nazim Hikmet | 3 – Forse la mia ultima lettera a Mehmet | Letture nei giorni strani“:

Guarda “Omaggio a Nazim Hikmet-Io sono Comunista“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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