InfoAut
Immagine di copertina per il post

Qualche riflessione sugli Stati Uniti

Tanto per cominciare, è bene precisare che l’elezione di Trump è avvenuta nonostante, in novembre, il voto popolare si fosse espresso a suo svantaggio: 62 contro 65 milioni di voti. La sua vittoria è stata resa possibile grazie all’antiquato Collegio Elettorale per 304 voti contro 227. Questo sistema fu adottato alla fine del Settecento, per garantire che i piccoli Stati (in maggior parte agrari e schiavisti) potessero tenere sotto controllo il potere degli Stati a maggiore urbanizzazione industriale. Trump ha perso tutto il Northeast (stato di New York, Massachusetts, ecc.) e la West Coast (California, ecc.) e ha vinto nella maggior parte degli Stati centrali.

Inoltre, negli USA, ci sono 220 milioni di adulti potenzialmente votanti, tra i quali 90 milioni non hanno votato, a questo proposito vari studi dimostrano che i non-votanti prevalgono nella parte più povera della popolazione e riguardo argomenti specifici (come sanità, welfare, ecc.) sono schierati più a sinistra di entrambi i maggiori partiti, Democratico e Repubblicano. Il non-voto negli USA non esprime solo l’atteggiamento qualunquista (o snob) del “chi se ne frega”, ma è il risultato di una politica consapevole di attacco all’elettorato attivo, a cominciare dagli Stati del Sud. L’eterna “guerra contro la droga” ha criminalizzato e condannato milioni di cittadini (soprattutto nella popolazione di colore) che mai più voteranno, e i governi degli Stati conservatori creano qualsiasi altro genere di impedimento al voto dei poveri, colpendo ovviamente la gente di colore. Questo è a grandi linee l’aspetto puramente elettorale di ciò che è avvenuto nel novembre 2016. Strettamente in termini di voti, Trump assume il proprio incarico come il presidente degli Stati Uniti più vulnerabile e impopolare, a memoria d’uomo. Molto più importante era stato il successo di Trump quando si guadagnò il significativo sostegno della classe operaia e dei bianchi poveri, specialmente nel cosiddetto “Rust Bowl”, di quelli che un tempo furono gli Stati industriali: in primis Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Indiana. Trump, il miliardario sopravvissuto a una serie di fallimenti, è riuscito ad assegnarsi il ruolo del candidato “outsider”, “anti-establishment” contro Hillary Clinton, i cui legami con Wall Street non avrebbero mai potuto essere taciuti. Inoltre, la campagna elettorale della Clinton ha intenzionalmente scelto di disprezzare il voto della classe operaia, contando di vincere con il voto delle più benestanti classi alte e medio-alte. Questa strategia le si è ritorta contro alla grande (vedi il brillante articolo The Unnecessariat in https://morecro ws.wordpress.com/2016/05/10/unnecessariat/] sui bianchi poveri nell’America delle campagne e delle small towns, che hanno il più alto tasso di decessi per suicidio, droga e alcol e che vivono proprio nelle contee con la più alta percentuale di voti a favore di Trump.

Va notato che la totalità virtuale dei gruppi di potere Repubblicani e Democratici, compresi militari, servizi di intelligence e diplomatici, denunciò Trump prima della sua elezione, molto di più di quanto non fecero i gruppi di potere inglesi quando denunciarono Brexit. Non fece la differenza, servì solo a sottolineare la distanza tra l’intera élite politica (intellettuali e mezzi di comunicazione) e la gente comune. E, come commentò un famoso politico inglese “La gente comune è nauseata dagli esperti” La sinistra liberale con la Clinton è stata spazzata via dal razzismo, dalla misoginia, dalla posizione anti-immigranti e anti-Musulmana di Trump, tutto abbastanza verosimile. Ma ignorava il fascino di “classe” falso e distorto di Trump, che attraeva molte persone le quali, condividendo o meno queste opinioni, prestavano ascolto e gravitavano attorno alle promesse di Trump di “ricostruire l’industria americana” e di far tornare al lavoro milioni di lavoratori, attrazione mai esercitata da alcun candidato dei grandi partiti. Inoltre, ci sono stati importanti esempi come quello della Macomb County, Michigan, alla periferia di Detroit. Era ed è composta da una popolazione di operai bianchi, che già negli anni Ottanta era diventata “Reagan Democrats”, cioè lavoratori che votavano a favore delle promesse di Reagan di “ricostruire l’America” dopo la crisi e la stagnazione degli anni Settanta.

Nel 2008 e nel 2012 la Macomb County aveva votato per Barack Obama, nelle primarie Democratiche del 2016 aveva votato per il populista di sinistra Bernie Sanders e nelle elezioni di novembre ha votato per … Trump. Questo è un fenomeno ben evidente di sinistra volubile e di populismo di destra che segna un ritorno agli anni Sessanta. Scalza qualsiasi analisi semplicistica su una base elettorale di Trump soprattutto razzista, misogina e anti-Musulmana, anche se di fatto potrebbe essere così. Il 53% delle donne e il 30% dei Latinos hanno votato per Trump.

È fuor di dubbio che l’ascesa e la vittoria di Trump abbia sguinzagliato vecchi e nuovi fascisti, dal Ku Klux Klan ai cosiddetti “alt right” (Alternative Right = Destra Alternativa) un fenomeno pericoloso e con un certo peso, diffusosi via Internet, ma con relativamente pochi elementi “on the ground” (in campo). Gli episodi di anti-semitismo sono lievitati, come anche gli attacchi ai Musulmani; una moschea in Texas è stata completamente distrutta da un incendio. Gli annunciati piani di Trump di deportare milioni di immigranti illegali hanno gettato nella paura le comunità Latine e Musulmane negli Stati Uniti, compresa la middleclass integrata e con cittadinanza statunitense.

Una volta al potere, Trump ha nominato il governo più di destra della storia degli Stati Uniti, comprende sette miliardari: un Segretario al Tesoro, Mnuchin, proveniente da Goldman Sachs, specializzato in migliaia di pignoramenti di case durante la crisi del 2008-2009 e negli anni successivi; una Segretaria all’Istruzione, la miliardaria Betty DeVos che desidera privatizzare tutte le scuole pubbliche; un Procuratore Generale, Jeff Sessions, originario dell’Alabama, con un lungo e indiscusso primato in tema di misure legali contro i neri, un Direttore dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (Environmental Protection Administration EPA) che pensa che il riscaldamento globale sia una truffa, un Segretario agli Interni che vuole svendere i terreni demaniali, compresi i parchi nazionali, alle società minerarie e petrolifere, un Segretario di Stato, Tillerson, che la lasciato la carica di Ceo in Exxon dopo anni di accordi petroliferi in Russia e legami con Vladimir Putin. E così via. Ci si potrebbe chiedere cosa se ne fa la base operaia di Trump di questo Sabba di apprendisti stregoni, ma la verità potrebbe essere che la gran parte di questi operai non si renda conto di questa brutta “realtà”, essendo loro tele-dipendenti di un canale televisivo spazzatura come Fox News, ammesso che prestino una qualche attenzione alle notizie. Sembra che il bando di Trump contro gli immigrati abbia funzionato molto bene con questa gente.

Nel frattempo. Steve Bannon, appartenente agli “alt-right” e alto consulente di Trump, ex editore del giornale di estrema destra «Breitbart News», si rivela come la figura più potente del cerchio magico di Trump. Ha convocato i responsabili di diversi sindacati di categoria che rappresentano quei lavoratori che beneficeranno più direttamente del piano di Trump di ricostruzione delle infrastrutture, dando così vita, come Mussolini, a una potenziale e particolare base sindacale (corporativa, ndt). Ciononostante, le prime tre settimane di Trump

al potere denunciano un regime cosciente della propria debolezza e impopolarità (i sondaggi di consenso che si attestano intorno al 30% sono i più bassi nella storia dei presidenti appena eletti). Quindi Trump (e Bannon) hanno emesso a getto continuo decreti presidenziali, molti di dubbia legalità, e il più noto è il recente bando sui viaggi e sull’immigrazione da sette paesi Musulmani (Iraq, Siria, Yemen, Iran, Somalia, Libia e Sudan) che hanno suscitato proteste di massa negli aeroporti di tutto il Paese, richiedendo che alle persone trattenute fosse consentito di entrare negli USA. Mentre sto scrivendo, il bando è stato dichiarato illegale dalle corti di giustizia, ma rimaniamo in attesa del verdetto finale.

Potremmo concludere, in via provvisoria, con l’ironia Orwelliana della macchina di propaganda non-stop di Trump, iniziando dal flusso quotidiano di “Tweets”, che ha la pretesa di creare “realtà alternative” a quelle riportate dai mezzi di comunicazione che, di recente, Trump ha dichiarato che rappresentino il principale “partito di opposizione” negli USA. Un altro consulente di Trump, Kellyanne Conway, difende apertamente queste “realtà alternative”, tipo quella di Trump, secondo cui nelle elezioni del 2016 hanno votato da tre a cinque milioni di immigranti illegali o che ci sia un legame tra il vaccino contro il morbillo e l’autismo (perché il figlio Barron soffre di una leggera forma di autismo, ndt) e che riscaldamento globale sia una truffa creata dalla Cina per minare l’industria statunitense. Ben prima delle elezioni, si affermava che gli “stati blu” (democratici) e gli “stati rossi” (repubblicani) vivessero in realtà digitali separate con poco o nulla in comune.

Adesso il regime al potere è apertamente impegnato a creare, laddove sia necessario e utile, “realtà alternative”, tali da far sembrare, in confronto, dilettantesca l’antiquata “Grande Bugia”

low-tech di Hitler. Il punto più vulnerabile di Trump è proprio il suo punto forte ai fini del risultato elettorale: la sua pretesa di offrire quei milioni di posti di lavoro nell’industria e nelle infrastrutture che i suoi sostenitori della classe operaia (i blue-collar) si aspettano. Come già affermato, egli giunge al potere in modo estremamente vulnerabile. Non c’è molto spazio, infatti, nel capitalismo USA per un programma di questo tipo, a causa del noto disavanzo pubblico e non tralasciando la costante automazione dei settori industriali attraverso la robotica.

Di fronte a questo “cul de sac”, Trump dovrà creare una cortina di fumo di nuove “realtà alternative” che risulteranno assai illusorie. A quel punto, per scongiurare una ribellione della classe operaia, Trump e Bannon potrebbero essere tentati di creare uno stato di emergenza, basato sullo spauracchio di una guerra apparente (molto probabilmente con la Cina) o su una azione terroristica negli Stati Uniti, della gravità dell’11 settembre. In mancanza, loro stessi ne potrebbero creare una. Questa crisi determinerà una svolta nell’amministrazione Trump che dipenderà dalla reazione della classe operaia, di colore e bianca.

Loren Goldner, New York, 11 febbraio 2017

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base

Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy

Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali

A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali.

Immagine di copertina per il post
Culture

UNIVERSITÀ POPOLARE T28

Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano)

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Alex

Diffondiamo l’appuntamento in ricordo di Alex, compagno che ci ha lasciato da poche settimane a Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori

Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić

A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Giù le mani dagli Orti Urbani: sulla manifestazione del 5 settembre a Livorno

Lo scorso weekend a Livorno si è tenuto un campeggio e una manifestazione nazionale per difendere l’oasi verde dove sono presenti gli Orti Urbani. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla marcia per le vie della città.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Elezioni in Sassonia-Anhalt: una lettura del risultato ottenuto da Afd

Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“No NBA Europe”: una campagna necessaria

All’interno di una fase in cui può sembrare difficile distinguere tra potenze in declino o in ristrutturazione, anche dal mondo dello sport arrivano segnali che propendono verso la seconda alternativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.