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Fermiamo la demolizione del campo da calcio di Aidaa Camp a Betlemme

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato scritto da varie realtà dello Sport Popolare di tutta Italia.

Rispondiamo alla chiamata di solidarietà che ci arriva da Betlemme, dove Israele ha da pochi giorni dato l’ordine di demolizione di un campo da calcio.

Qui, sotto all’ombra del terribile muro in cemento armato, conosciuto anche come “muro dell’apartheid” che segna il confine dell’enorme campo profughi di Aidaa, si trova un campo da calcio in erba sintetica. 

Circondato da torrette militari e telecamere, costantemente sorvegliato da soldati armati, questo spazio è frequentato dai bambini e dalle bambine, dai ragazzi e dalle ragazze del campo profughi di Aidaa, uno dei più grandi e indomiti della regione. 

Non sono ormai molti gli spazi in Palestina dove incontrarsi, fare sport e  socialità e i pochi rimasti sono visti come una minaccia dall’esercito israeliano. 

Da fine novembre infatti è stato emanato un ordine di demolizione del campo.

Israele sotto la tutela mediatica della “falsa tregua” prosegue indisturbatamente nel suo programma di pulizia etnica e lo fa violando come sempre, il diritto internazionale ( il campo sorge nella zona A, quella che secondo gli accordi di Oslo sarebbe dovuta essere totalmente sotto controllo palestinese) e mistificando a piacimento la realtà (sostenendo che il campo sia stato costruito in assenza di permessi, quando invece lo stesso sindaco della città afferma il contrario) lo stato ebraico terrorista continua ad utilizzare la forza per sterminare la popolazione palestinese. Non ci stupisce.  

Evidentemente l’obiettivo della demolizione non è solo il campo da calcio in sé per sè, ma ciò che rappresenta: uno spazio di aggregazione e di socialità dove l’identità palestinese può ancora riprodursi e tramandarsi. 

Oltre al suo valore sociale e aggregativo, il calcio, nel bene e nel male, gioca un ruolo storico nella costruzione dell’identità dei popoli, delle nazioni e dei territori,  per questo non si può circoscrivere l’attacco al campo di AIDAA all’ennesimo “dispetto” per sfiancare la resilienza e la capacità di riorganizzarsi del popolo Palestinese, ma va guardato come una mossa da inserire nel più ampio tentativo di distruzione dell’identità Palestinese.

L’obiettivo è ormai apertamente dichiarato: lo sterminio del popolo palestinese e l’annientamento della sua identità. Per questo nemmeno un piccolo campo da calcio può essere risparmiato da questa furia devastatrice.

Lo sport e le sue infrastrutture diventano quindi un campo di battaglia, dove non si gioca più solo una partita di calcio ma una partita di sopravvivenza. 

Riprendiamo l’appello lanciato da Mohamed Abusrour, un volontario del  AIDA Youth Center.

Perché questa demolizione non passi nel silenzio generale come spesso accade. 

Perché a questa demolizione seguano la costruzione di altri campi in tutto il territorio della Palestina, dal fiume fino al mare. 

Perché la terra ritorni al popolo palestinese. 

Perché la furia imperialista e coloniale di Israele non abbia più alcuna legittimazione e appoggio.  

Per tutte queste ragioni invitiamo tutte le realtà di sport, che si oppongono alle logiche e alle azioni violente dello stato sionista ad unirsi alla mobilitazione in solidarietà con il campo di Aidaa: 

Chiedere la revoca immediata dell’ordine di demolizione sul campo Aida e il rispetto degli spazi sportivi palestinesi come diritto umano fondamentale.

Diffondere e informare, che si sappia ciò che sta succedendo.

Fare pressioni sugli organi istituzionali dello sport e del calcio (FIFA, UEFA, FIGC, CONI), perché non passi sottotraccia il loro coinvolgimento in quello che sta succedendo in Palestina, nella speranza che messi alle strette prendano posizione ed escludano dalle competizioni internazionali le squadre isrealiane fin quando non sarà restituita ai palestinesi la terra e la dignità dell’esistenza.

Organizzare raccolte fondi perché se dovesse essere demolito il campo, ne possano essere costruiti altri e altri ancora.

Tutte le realtà sportive popolari e non, associazioni, club, federazioni, atleti e tifosi, sono chiamate a prendersi carico della nuova campagna: 

Save Aida pitch save our dreams! in difesa del campo sportivo del campo profughi di Aida, diffondiamo lo slogan sui social esponiamolo sugli spalti e nei campi nelle riprese dei campionati. Vogliamo gridare che lo sport non lava i crimini: ricostruiremo Aida pitch ancora e ancora, fuori Israele dalla Palestina!

FERMIAMO LA DEMOLIZIONE DEL CAMPO DI AIDAA

SAVE AIDA PITCH SAVE OUR DREAMS!!

SHOW ISRAEL THE RED CARD!

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