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Torino: lo Spazio Popolare Neruda prende parola a seguito della minaccia di sgombero

Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa davanti all’ufficio igiene dell’Asl di Torino organizzata dalle persone che abitano lo Spazio Popolare Neruda in risposta alle minacce di sgombero trapelate a mezzo stampa soltanto pochi giorni fa.

L’Asl di Torino ancora una volta si fa carico di richieste di sgombero a fronte di ispezioni svolte ad hoc per rispondere alle esigenze della Procura e della Questura. Non a caso il medico legale, direttore del Dipartimento di Igiene dell’Asl, nonché colui che ha firmato le carte in cui vengono portate argomentazioni evidentemente false per giustificare la richiesta di sgombero dello stabile per “ragioni sanitarie”, è Roberto Testi (qui si può leggere il dossier in merito alle sue peripezie, in particolare quando fu a capo del servizio prevenzione durante la pandemia). Lo stesso medico che, con inaspettata solerzia, presentò le relazioni (per ben due volte) al Comune di Torino e in Procura per chiedere il sequestro dell’immobile di corso Regina Margherita 47 con l’obiettivo di dichiararne l’inagibilità e spianare la strada alla Procura per effettuare lo sgombero (passaggio ritardato di un anno in quanto nel frattempo venne attivato il percorso di regolarizzazione).

Roberto Testi, che per carriera ha dato il braccio all’ex pm anti-notav Antonio Rinaudo in svariate occasioni (favori, interessi poco chiari ecc.), oggi si presta ben volentieri a condimento della campagna elettorale di personaggi come Maurizio Marrone, infatti, grazie alla relazione del medico le dichiarazioni dell’aspirante sindaco di Torino in quota Fratelli d’Italia non si sono fatte attendere, sostenendo la necessità di “sgombero per ragioni umanitarie”. Tutto questo in una fase di completa crisi dell’azienda sanitaria, come riportavamo in questo articolo, tra gli scandali del sistema di favori emerso a ottobre scorso all’Asl To4, i legami con il Garante della Privacy Agostino Ghiglia finito agli onori della cronaca con un passato nel MSI e Procura e Questura.

E’ curioso che personaggi come questi si appellino all'”emergenza umanitaria”, risulta superfluo sprecare parole per dirci perché. Ciò che occorre sottolineare sono alcuni dati.

Innanzitutto, la predisposizione senza veli dell’Asl torinese a farsi da stampella alle carriere politiche, utilizzando strumentalmente la salute pubblica come arma di ricatto basando le proprie attestazioni su bugie malcelate (si parla di indisponibilità da parte degli abitanti a seguire le procedure di screening e di terapia, quando ciò non è mai accaduto; si parla di rischio contagio per l’emersione di un nuovo caso – una recidiva curata in ospedale – quando è chiaro che sgomberando si otterrebbe l’effetto opposto, ossia la dispersione di supposti casi e dunque di contagio). L’uso amministrativo della sanità e della sicurezza è un’ulteriore arma nelle mani di chi attacca gli spazi e le esperienze sociali.

In secondo luogo, se non c’è alcuna dignità, amor per la verità (ma di che stiamo parlando di questi tempi..), senso della trasparenza, non vi è nemmeno nessun tipo di rigor di logica. L’irrazionalità è l’atteggiamento con il quale dirigenti di sanità pubblica, istituzioni, politici, quotidiani amministrano le situazioni di crisi (dunque la permanente emergenza nella quale siamo immersi) in quanto l’unica bussola per il proprio agire è l’interesse politico spicciolo che si traduce nella costante ricerca dello scranno del potere. Non viene sollevato alcun problema all’interno di questa dimensione a fronte di un agire palesemente irrazionale e contro l’interesse comune. La differenza è di grado, ma la candida immunità con cui uomini al potere scelgono le proprie vittime, consumano i miseri spazi di gestione dell’esistente per la fame di potere è la stessa che ci scandalizza con gli Epstein Files, ed è strutturale e funzionale al sistema stesso.

Non paghi quotidiani locali ridanno spazio a Marrone e alle sue calunnie in risposta alla conferenza stampa e a Testi che ribadisce “Quel luogo è un edificio inadatto all’abitazione, occupato da circa 600 persone, non controllato ma controllabile, e rappresenta uno dei problemi sanitari più gravi degli ultimi anni. Mancano verifiche e bonifiche“. E’ paradossale che si arrivi a definire un contesto in cui sono state effettuate tutte le procedure previste dal protocollo sanitario in casi di malattie infettive “uno dei problemi sanitari più gravi degli ultimi anni”. Il problema grave è la situazione drammatica in cui versa la sanità pubblica e, mentre questa rischia di non essere più in grado di garantire le cure (basti pensare alle liste d’attesa, alla chiusura dei punti nascita, alle aziende sanitarie commissariate, ai soldi finiti nelle tasche di dirigenti e amministratori invece che per le case di comunità), ancor più grave è la strumentalizzazione della salute ai fini di propaganda elettorale. Occorrerà vedere gli sviluppi per dirlo, ma la tendenza a trovare gli strumenti per procedere direttamente secondo volere governativo esautorando le amministrazioni locali dalla decisionalità è un elemento da tenere in considerazione. Ciò non toglie che chi amministra incarni la pochezza e la scarsissima caratura etica e politica che farebbero la differenza in questo meccanismo, infatti ,ad ora, non viene posta alcuna resistenza sostanziale ma anzi, comodamente si lascia fare. Che la “sinistra” in termini generali, e con rarissime eccezioni, sia completamente inadeguata a rappresentare gli interessi popolari, evidentemente misera e senza prospettiva, non è una novità, l’elemento di novità è che si allarga sempre di più la platea di chi ne rimane deluso e disaffezionato senza remore e questo apre nuove possibilità.

Un elemento prezioso di questa vicenda è l’alleanza e le relazioni che nel tempo sono state approfondite tra medici volontari, professionisti della salute e pazienti ma anche con abitanti, residenti del quartiere, attivisti, artisti, famiglie. Tra gli interventi alla conferenza stampa viene sottolineato il rapporto di fiducia creatosi, come dato sine qua non per procedere in maniera corretta nella gestione della profilassi in casi di tutela della salute. La messa a disposizione delle competenze tecniche scientifiche da una parte e l’autodeterminazione che cresce tra le mura dello Spazio Popolare Neruda esprimono una possibilità nei termini di autonomia, riscatto e crescita soggettiva. Tutti elementi che chi governa e amministra in maniera completamente asservita a dinamiche ciniche e meschine non è in grado di vedere ma è proprio ciò che per loro dovrebbe rappresentare il vero pericolo. Si apre una battaglia profondamente politica che riguarda l’accesso alla salute, alle cure e alla residenza, un terreno ricompositivo e di rivendicazione chiara perché ancora una volta viene delineato un campo in cui chi è nemico del popolo mostra il fianco mentre cresce una forza dal basso, di autorganizzazione e di consenso che difficilmente potrà essere estirpata da giochi di potere ormai senza veli.

Qui l’audio integrale della CONFERENZA STAMPA

Un estratto video

Di seguito il comunicato dello Spazio Popolare Neruda post conferenza stampa

Oggi, lunedì 23 febbraio, abbiamo tenuto una conferenza stampa davanti all’ufficio di igiene per rispedire al mittente le accuse di carattere sanitario mosse nei confronti dello Spazio Popolare Neruda.

Abbiamo appreso mezzo stampa che l’ufficio di igiene – con a capo Roberto Testi – ha richiesto lo sgombero per motivi sanitari, accusandoci di non aver collaborato nelle procedure di screening e inventando un nuovo caso di positività alla tbc che altro non è che una recente riacutizzazione causata da un’ allergia della persona malata ai farmaci. 

Tutte falsità che abbiamo provveduto a sbugiardare, portando le email, indirizzate all’Asl, in cui si comunicano i contatti di rischio contagio fin dal 14 di ottobre, suddivisi in cerchi concentrici, e una seguente mail del 13 novembre, che hanno portato a terminare il primo giro di screening di tutti gli abitanti del Neruda agli inizi di Dicembre e del secondo a fine febbraio.

Queste comunicazioni mostrano la nostra disponibilità a collaborare a fronte di una postura di chiusura da parte dell’uff. di igiene.

Oggi la situazione è già risolta da tempo e il Neruda è un posto completamente sicuro ma l’estrema destra si avventa sulla recidiva per trasformarla in campagna elettorale. 

Il primo a parlare è Maurizio Marrone, che prima ancora dell’ufficio di igiene ci accusa di essere un pericolo per la salute pubblica. Altra accusa prontamente rispedita al mittente, visti i fondi inadeguati che la regione fornisce alla sanità per gestire i reparti di infettivologia.

Infatti, nonostate la piena collaborazione dell’Amedeo di Savoia, i posti per gli screening erano contingentati dagli scarsi fondi e dalla mancanza di assunzioni di nuovi medici e infermieri,rendendo impossibile una risoluzione ancora più tempestiva del problema.

Questa vicenda mostra in maniera evidente il razzismo sistemico che rende volutamente complesso l’accesso alla salute per le persone con difficoltà ad accedere ai documenti: infatti, è stata necessaria una fitta comunicazione con il centro ISI per permettere a tutt di essere in possesso del codice STP per accedere allo screening.

Il comunicato stampa del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure

COMUNICATO STAMPA

NERUDA, NO AGLI ATTACCHI IDEOLOGICI E A QUALSIASI FORMA DI COLPEVOLIZZAZIONE E SPECULAZIONE.

Il Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure condanna senza se e senza ma qualsiasi forma di colpevolizzazione e speculazione.

La tubercolosi esiste, esisteva ed esisterà. Ogni anno a Torino vengono identificati 5–8 casi di infezioni comunitarie, con in 10 anni circa 70–80 persone coinvolte, ma nessuna dichiarazione pubblica è mai stata fatta in quelle occasioni.

Nel 2011 ci fu un focolaio tra gli studenti di medicina alle Molinette: furono identificati inizialmente 5 studenti malati (forma attiva) e circa 25–30 positivi ai test di screening (infezione latente) su oltre 160 tirocinanti sottoposti a controllo: allora la soluzione fu forse sgomberare la facoltà?

Oggi si torna a parlare di sgomberare. Noi condanniamo la strumentalizzazione: non si può usare un caso sanitario come pretesto, quasi si fosse felici di trovare un paziente per propaganda.

Deve essere chiaro: se questi pazienti non fossero stati al Neruda non sarebbero stati identificati.

Il Centro Neruda è nato perché c’è un problema abitativo: per le famiglie non avere una casa peggiora la salute, fa ammalare e morire prima. Tutte le famiglie residenti nel centro hanno collaborato con piena disponibilità ai controlli sanitari. Questo è stato verosimilmente possibile grazie al clima di fiducia costruito nel tempo all’interno del Neruda.

Senza il Neruda il contagio sarebbe stato peggiore, più esteso. Per la gestione del caso di recidiva e per i controlli c’è stata piena collaborazione sia delle famiglie sia dei medici.

Ci si aspettava un altro tipo di proposte: potenziare e finanziare la sanità pubblica, che oggi si regge sull’abnegazione e sugli sforzi degli operatori.

Adesso si parla di TBC, ma la stessa cosa potrebbe avvenire con batteri multiresistenti. E allora la domanda è: com’è messo il Piemonte rispetto alla gestione delle malattie infettive?

I tre reparti dell’Amedeo di Savoia sono gli unici di competenza infettivologica in tutta la provincia di Torino. La carenza di infettivologi è tale che i colleghi riescono a malapena a coprire le consulenze urgenti delle altre ASL periferiche, dove la carenza è gravissima.

Molte strutture ospedaliere, comprese quelle di Torino, sono vecchie, con stanzoni a più letti e bagni in comune, rendendo difficile l’isolamento dei malati infetti. I Pronto Soccorso sono sovraffollati, con pochissime o nulle possibilità di reale isolamento e pazienti in barella gli uni accanto agli altri che attendono spesso oltre 48 ore il ricovero.

I pazienti con infezioni resistenti che vengono dimessi dovrebbero proseguire l’isolamento, ma questo è spesso logisticamente complesso e difficilmente monitorabile dalle ASL, anche per carenza di personale.

Infine, dobbiamo sottolineare come questa propaganda mini la coesione sociale e crei uno stigma verso il migrante, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. C’è bisogno di questo? Il Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure è contro attacchi ideologici.

Saremo accanto alle famiglie, dalla parte di chi è malato, di chi non ha una casa, sempre per il diritto alla salute per tutti, anche per le donne e anche per le donne migranti.

Torino, 26 febbraio 2026 UFFICIO STAMPA

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