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A guerra totale resistenza totale: l’autogoverno curdo bandisce il regime dell’AKP

Nel distretto di Ipekyolu a Van davanti ad una folla enorme è stata decretata la messa al bando degli emissari del governo centrale e lanciato un appello per la liberazione del leader curdo Öcalan, nel 31°anniversario della fondazione del PKK.

L’assemblea democratica cittadina di Hakkari ha puntato il dito contro le provocazioni del periodo pre-elettorale e le violenze quotidiane dopo quella scadenza, rimarcando la perdita irreparabile di fiducia nello stato turco da parte della popolazione.

Nella città di Sur, in provincia di Diyarbakir (Amed), si sono ricordati gli oltre mille arresti politici effettuati nello scorso mese da parte delle forze armate di Ankara, le esecuzioni in strada, le torture e la distruzione del patrimonio naturale, esortando gli abitanti del luogo a mobilitarsi immediatamente per costruire, consolidare e difendere il proprio diritto all’autonomia.

Oltre all’illegittimità degli organi statali operanti dal 7 giugno (che proprio grazie al protagonismo dell’HDP hanno visto l’AKP perdere la maggioranza assoluta in parlamento e la capacità di formare un governo monocolore: determinando l’attuale regime di extracostituzionalità in cui il partito islamista conduce la repressione in tutta la Turchia) i delegati popolari hanno esplicitamente condannato la mentalità monista e novecentesca dello stato nazione: i cui 100 anni di oppressione contro il popolo curdo sono stati esasperati nell’ultimo mese e mezzo da un regime guerrafondaio e corrotto.

In particolare a Varto, storica culla del PKK nella provincia di Mus, dopo la feroce uccisione e l’abbandono in strada del cadavere denudato di una guerrigliera da parte della soldataglia di Erdogan, i partigiani curdi delle HPG sono scesi in campo in massa costringendo i militari a ritirarsi nelle caserme; per poi prendere il controllo di tutte le vie di accesso alla città, blindarle con barricate e trincee e dichiarare anche qui, come nella vicina Bulanik, l’autogoverno.

Le autorità provinciali di Mus hanno reagito, oltre che iniziando a pianificare un intervento militare, con blocchi della rete telefonica, elettrica ed idrica ed imponendo il coprifuoco dalle 8.30 di questa mattina.

Mentre da una parte si susseguono manifestazioni e proteste (persino nelle metropoli dello stato turco come Istanbul, dove gli abitanti del quartiere europeo di Gazi sono nuovamente scesi in piazza il 14 sera scontrandosi con un imponente apparato poliziesco) e dall’altra voci di un colpo di stato già operante nei fatti, il conflitto tra i due modelli contrapposti del confederalismo democratico curdo e dello stato nazione autoritario erdoganiano sembra arrivato ad un livello dello scontro decisivo, nel caso di abbandono della road map di pace anche da parte del PKK: quello di una guerra civile che non lascerebbe al perdente alcuno scampo.

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