
Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga
In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.
L’area fa parte dell’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico anche se è staccata, a livello territoriale, dal resto della Siria nordorientale. Le forze di sicurezza interna dei due quartieri denunciano continui raid e tentativi di incursione, tutti respinti. “Nonostante stiano schierando migliaia di uomini e aumentando i mezzi blindati – si legge nella nota – i miliziani governativi non sono ancora riusciti ad avanzare in nessun modo grazie alla resistenza dei quartieri”.
Le vittime civili, però, aumentano: 15 morti, 60 feriti e 140mila sfollati in due giorni. Mentre bombardano i civili (130 case distrutte), i miliziani di Damasco hanno anche tagliato l’elettricità e impediscono l’ingresso di cibo e forniture mediche, mentre nel resto di Aleppo effettuano arresti di massa, dislocando cecchini sui tetti. Dietro l’attacco condotto da Damasco, che ha lanciato pure un ultimatum per lasciare i quartieri curdi (in cui vivono 200mila persone) c’è, come da tradizione, la Turchia; non a caso il Ministero della Difesa turco minaccia di “essere pronto a fornire il supporto necessario se la Siria lo richiederà”.
Il punto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio Informazione del Kurdistan in Italia, con cui abbiamo allargato lo sguardo anche sui rapporti di forza, sociali e politici, che al momento coinvolgono l’intera regione Ascolta o scarica
Oltra alla Siria, c’è infatti un altro Paese – l’Iran – scosso, ormai da una decina di giorni, da proteste di massa, partite a causa di inflazione, carovita e svalutazione della moneta locale e via via diventate di critica radicale ai Pasdaran. Oggi, in Iran, è sciopero generale, mentre sale a 34 le vittime accertate nella repressione, che tuttavia non riesce per ora ad arrivare ovunque. È il caso del Rojihlat, il Kurdistan iraniano: qui in due città, Abdanan e Malekshahi, i Pasdaran hanno lasciato l’area nelle mani dei manifestanti. Da qui il Pjak, ala iraniana del movimento di liberazione curdo, rispetto alle interferenze straniere di fronte alle proteste popolari chiarisce: “Teheran deve ascoltare le richieste delle persone. Il popolo chiede una vita libera e dignitosa. Le persone sono in grande difficoltà nel trovare il pane. Questo è un problema interno dell’Iran, non accetteremo ingerenze di altri Paesi”.
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