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BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI!

Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, con la determinazione di chi sa che ogni ora di blocco è un costo reale inflitto a chi ha scelto di stare dalla parte del genocidio.

Anche questa giornata di sciopero è una giornata di lotta concreta, dei lavoratori e delle lavoratrici che scioperano, fermano la produzione, bloccano i cancelli, e si oppongono concretamente al sistema di guerra e sfruttamento.Questa è la nostra risposta al governo, che, per garantire gli interessi padronali per cui lavora, attacca e limita i diritti dei lavoratori, reprime, sanziona e arresta chi si oppone alla guerra. A marzo 2026 la Commissione di Garanzia ha esteso il campo di applicazione della legge 146/1990 al settore della logistica come “servizio essenziale”, e quindi soggetto a limitazioni e controlli più stringenti.

Un’interpretazione che arriva a 36 anni di distanza dall’entrata in vigore della legge e che ha una funzione molto chiara: in un momento in cui l’investimento dell’Italia nellain guerra è sempre maggiore, i piani di riarmo prevedono l’innalzamento delle spese militari a scapito di salari, pensioni, sanità, welfare, istruzione, è con tutta evidenza una manovra volta a garantire la protezione di un settore essenziale per il funzionamento della guerra: quello logistico. Rilanciamo da qui oggi la mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici contro la guerra ed il genocidio, a fianco dei popoli che resistono contro l’imperialismo capitalista.

UNA CAMPAGNA CHE AVANZA

Quello di oggi è il quarto atto di una campagna sistematica e in crescita contro la rete logistica milanese complice nel genocidio in Palestina, una campagna costruita mese dopo mese, con la pazienza e la tenacia di chi gioca una partita lunga e grazie al protagonismo attivo degli operai del SI Cobas Milano, che hanno saputo coniugare la lotta per migliori condizioni di lavoro al contrasto della complicità nelle politiche di genocidio, riarmo e repressione di stato.

Il 3 ottobre scorso abbiamo portato il primo blocco a Pioltello, alle sedi di Logtainer e DSV: la logistica dell’hinterland milanese ha scoperto che la complicità con il genocidio porta con sé un costo tangibile. Il 28 novembre siamo tornati, rafforzando il messaggio e allargando la rete di chi lo porta: la pressione si consolida, l’attenzione cresce, le aziende iniziano a fare i conti con qualcosa che non avevano messo in bilancio. Il 30 aprile abbiamo esteso la campagna alla Beta Trans di Segrate — a pochi chilometri da Pioltello, nodo connesso alla stessa rete logistica regionale, vettore accertato di componenti militari per conto di Leonardo SpA — portando il conflitto dentro un altro anello della catena a partire dalle denunce degli operai del SI Cobas che hanno denunciato il traffico di armi pagando con ritorsioni razziste e licenziamenti pretestuosi. Oggi siamo di nuovo qui, a Pioltello, a dimostrare che questa campagna ha radici profonde e una prospettiva a lungo termine.

Il danno è reale e sostanzioso: economico, operativo e di immagine. Ogni blocco costa, ogni blocco rende visibile ciò che queste aziende vogliono tenere nell’ombra, ogni blocco dice alle lavoratrici e ai lavoratori di questi hub — trattati come merce di scarto, minacciati e intimiditi quando alzano la testa — che esiste una solidarietà concreta, che qualcuno vede quello che subiscono e si batte insieme a loro.

L’ITALIA È UN INGRANAGGIO DEL GENOCIDIO Siamo qui perché l’Italia è un ingranaggio centrale e documentato nel genocidio in corso a Gaza, un complice attivo che ha scelto da che parte stare. Leonardo SpA produce componenti che finiscono sugli F-35 dell’aviazione sionista. I porti e gli interporti italiani movimentano merci e carburante verso “Israele”. Il governo Meloni ha mantenuto e difeso i flussi militari con l’entità sionista mentre Gaza veniva rasa al suolo, mentre il Libano veniva bombardato, mentre il mondo intero assisteva allo sterminio sistematico dei popoli della regione.

In questa catena, DSV (che trasporta armi per Elbit System, la più grande azienda bellica sionista) e Logtainer (che ha contratti con Maersk, MSC e la sionista ZIM) a Pioltello occupano un ruolo operativo preciso e la loro rete logistica è infrastruttura attiva del genocidio. L’hub intermodale di Pioltello, che permette il passaggio dei cargo tra gomma e ferrovia, è collegato ai porti di Genova, La Spezia e Livorno, e gestisce carichi internazionali attraverso la dogana presente in loco, è un nodo strategico per il collegamento delle aziende belliche del nord Italia alla rete logistica internazionale della guerra. Il sionismo si regge infatti su un sistema materiale che ha bisogno di aerei, container, porti e hub per sopravvivere, e colpire quella materialità significa colpire il sistema alla radice, togliergli ossigeno, alzare il costo della sua sopravvivenza fino a renderlo insostenibile.

IL MESSAGGIO A QUESTE AZIENDE

Questa campagna avanza e continuerà ad avanzare. Logtainer, DSV, Beta Trans e ogni operatore logistico di questa rete sanno ormai che la loro complicità con il genocidio produce conseguenze dirette, ripetute, crescenti, e andremo avanti su questa strada finché romperanno quella complicità, finché smetteranno di trasportare componenti di armi, materiale militare e merci verso “Israele”. Rendere il costo della collaborazione con l’entità sionista più alto del costo del rifiuto: questa è la logica della nostra campagna, questa è la logica dell’embargo popolare costruito dal basso, azienda per azienda, hub per hub, blocco per blocco.

Questo messaggio è tanto più significativo perché insieme alle realtà palestinesi, sociali e studentesche, è fatto proprio dalla classe operaia e dai settori del sindacalismo combattivo che hanno compreso quanto la solidarietà con la resistenza palestinese si esprima in primis con la lotta quotidiana contro le politiche di economia di guerra: perché se i processi di ristrutturazione del lavoro si moltiplicano per fare spazio all’automazione, saranno quei segmenti del sindacalismo combattivo a essere colpiti in primis da serrate e licenziamenti collettivi; così come la perdita del potere d’acquisto, unita a un maggiore carico fiscale sui salari degli operai, usati per finanziare piani di riarmo e finanziamenti militari, si traducono già nell’immediato nella necessità di essere sempre più produttivi, flessibili e sfruttati incorrendo in qualsiasi ricatto per arrivare a fine mese.

IL 29 MAGGIO: DA PIOLTELLO A TUTTA ITALIA

Quello che stiamo costruendo qui nell’hinterland milanese è un modello e una pratica che si sta diffondendo sempre di più in ogni angolo del paese. Lo sciopero generale del 29 maggio è un’occasione importante che ci permette di portare questa logica su scala nazionale, di moltiplicare i fronti, di rendere la complicità con il genocidio un problema insostenibile per chiunque la pratichi sul territorio italiano.

A tutte le realtà sindacali, ai collettivi, ai movimenti studenteschi, alle comunità organizzate in ogni parte d’Italia rilanciamo un appello chiaro: continuiamo a individuare i nodi della macchina da guerra nei nostri territori — le fabbriche d’armi, gli hub logistici, i porti, gli aeroporti — e colpiamoli con scioperi, con campagne e con ogni forma di pressione capace di tradursi in costi reali per chi sostiene il genocidio. La resistenza palestinese ha bisogno di un movimento che sappia dove colpire, che agisca dove può agire davvero, che trasformi la solidarietà in conflitto concreto con i poteri che quel genocidio lo permettono, lo finanziano e lo armano.

COSTRUIAMO INSIEME L’EMBARGO POPOLARE

DALL’ITALIA ALLA PALESTINA, RESISTENZA FINO ALLA LIBERAZIONE

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