
La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania
La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.
Di Ramzy Baroud – 25 luglio 2026 – da invictapalestina
Durante un incursione militare sulla piccola città di Tell, a Sud-ovest di Nablus, un momento di aperta Resistenza ha infranto l’illusione della totale sottomissione palestinese.
Di fronte alle incessanti incursioni militari, alla confisca delle terre e alle vessazioni e violenze dei coloni, gli abitanti del villaggio e gli agricoltori locali si sono rifiutati di arrendersi.
Nello scontro che ne seguì, un singolo palestinese disarmò un soldato israeliano e aprì il fuoco contro le forze d’invasione vicino all’avamposto dell’insediamento illegale di Havat Gilad, uccidendo due soldati e ferendone altri tre.
Ciò che seguì fu la prevedibile e implacabile furia dell’Occupazione: le forze israeliane e i coloni armati sostenuti dallo Stato lanciarono immediatamente una serie di incursioni a Tell e nelle comunità limitrofe, uccidendo quattro palestinesi, incendiando case e trasformando edifici residenziali in centri di interrogatorio da campo.
In una rapida campagna di Punizione Collettiva, le Forze di Occupazione Israeliane arrestarono oltre 70 palestinesi, di cui più di 40 solo a Tell, estendendo al contempo le incursioni militari a Jenin, Tubas, Tulkarm, Ramallah, Hebron (Al-Khalil), Betlemme e Gerico.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno immediatamente ordinato “un’operazione militare su vasta scala”, mentre la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha condannato inequivocabilmente gli attacchi congiunti dell’esercito e dei coloni definendoli “pogrom contro civili indifesi”, ribadendo la richiesta di un embargo immediato sulle armi e di sanzioni commerciali contro Israele.
Tuttavia, per comprendere la scintilla di Tell, è necessario comprendere la pentola a pressione esplosiva in cui si è trasformata la Cisgiordania Occupata.
Il calcolo primitivo di Netanyahu
La risposta immediata di Netanyahu all’incidente di Tell non è stata un allontanamento dalla politica, bensì l’attivazione di una vecchia e radicata dottrina: ogni atto di Resistenza palestinese, per quanto localizzato, deve essere strumentalizzato per accelerare il furto di terre palestinesi sponsorizzato dallo Stato.
Per decenni, l’apparato di sicurezza israeliano ha utilizzato la Resistenza locale come copertura per raggiungere ambizioni demografiche e territoriali di lunga data. Sotto l’attuale coalizione di estrema destra, questa strategia ha raggiunto livelli di velocità e brutalità senza precedenti.
L’entità della distruzione
Dall’ottobre 2023, mentre l’attenzione dei media globali si concentrava principalmente sugli orrori di Gaza, Israele ha sistematicamente esteso la sua offensiva in tutta la Cisgiordania Occupata:
Oltre 1.090 palestinesi, tra cui almeno 239 bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane e dai coloni armati sostenuti dallo Stato.
Oltre 6.800 palestinesi sono rimasti feriti da proiettili veri, schegge e aggressioni fisiche, con gli attacchi dei coloni che rappresentano la maggior parte dei recenti feriti civili.
Più di 10.000 palestinesi sono stati sfollati con la forza a causa della demolizione delle loro case, delle violenze dei coloni e delle severe restrizioni di accesso. Intere comunità beduine e rurali nelle colline a Sud di Hebron e nella valle del Giordano sono state sistematicamente spopolate e ripulite.
Oltre 11.000 palestinesi sono stati arrestati durante rastrellamenti notturni militari e posti in detenzione amministrativa arbitraria senza accusa né processo.
Sotto la guida del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, a cui erano stati conferiti poteri ufficiali sugli affari civili in Cisgiordania, il governo israeliano ha dichiarato decine di migliaia di dunam di territorio palestinese “terra demaniale”, segnando la più grande e continua appropriazione di terre dai tempi degli Accordi di Oslo. Contemporaneamente, decine di avamposti di coloni illegali sono stati legalizzati retroattivamente e sono state promosse migliaia di nuove unità abitative negli insediamenti.
Scopo strategico dietro la recrudescenza
La campagna sistematica di Israele in Cisgiordania persegue tre distinti obiettivi politici e militari per Netanyahu e il suo governo.
Primo, prevenire un secondo fronte:
Israele si rese conto che se la Cisgiordania si fosse sollevata in una ribellione organizzata su vasta scala mentre il suo esercito era impegnato in una snervante e interminabile Campagna Genocida a Gaza, contenere entrambe le entità si sarebbe rivelato praticamente impossibile. Non essendo riuscito a schiacciare la Resistenza palestinese a Gaza nonostante la sua schiacciante forza militare, Israele ha applicato una violenza preventiva e brutale in Cisgiordania per terrorizzare la popolazione e costringerla alla sottomissione totale.
Secondo, proteggere Netanyahu attraverso l’influenza dell’estrema destra:
Per sopravvivere alle conseguenze politiche interne del 7 ottobre e al fallimento del suo esercito nel raggiungere gli obiettivi di guerra dichiarati, Netanyahu aveva bisogno di mantenere intatta la sua coalizione. Ha concesso ai ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir assoluta libertà di attuare la loro agenda ideologica: espandere gli insediamenti illegali, annettere l’Area C, armare le milizie dei coloni e invadere ripetutamente e alterare lo status quo nel complesso della Moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme Est Occupata.
Terzo, mascherare il fallimento con atteggiamenti offensivi:
Nel disperato tentativo di evitare di apparire come un leader impotente intrappolato in una guerra di logoramento su più fronti, Netanyahu ha utilizzato operazioni militari, attacchi con droni e incursioni di mezzi corazzati nei campi profughi della Cisgiordania (da Jenin e Tulkarm a Nablus) per proiettare un’immagine di forza e controllo al suo elettorato interno di destra.
Il terrore dei coloni e il fallimento dell’Autorità palestinese
Questa campagna di espansione sponsorizzata dallo Stato è stata agevolata da due fattori principali sul campo.
Primo, paramilitarismo incontrollato dei coloni:
Armate dal Ministero della Sicurezza Nazionale di Itamar Ben-Gvir, le bande violente di coloni sono state pienamente integrate nelle milizie paramilitari sponsorizzate dallo Stato. I coloni lanciano regolarmente Pogrom organizzati contro i villaggi palestinesi, incendiando case, distruggendo uliveti, rubando bestiame e sparando contro i civili, con la protezione diretta e la partecipazione attiva dell’esercito israeliano.
Secondo, la sottomissione e l’inazione dell’Autorità Palestinese:
L’Autorità Palestinese ha completamente abbandonato il suo dovere fondamentale di proteggere il suo popolo. Invece di formulare una strategia di difesa nazionale o di fornire almeno una dirigenza simbolica per resistere all’espropriazione delle terre, le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno continuato a coordinarsi con l’Occupazione.
L’Autorità Palestinese ha represso attivamente i combattenti della Resistenza locale, confiscato armi e represso manifestazioni pubbliche, agendo come forza amministrativa subappaltata per gestire la sottomissione palestinese per conto di Israele.
Perchè l’analisi corrente fallisce
La maggior parte dei media e degli analisti politici inquadrerà inevitabilmente l’attuale recrudescenza in base a ristretti parametri parlamentari. Faranno riferimento alle imminenti elezioni israeliane, sostenendo che Netanyahu sta provocando la violenza unicamente per consolidare il voto dell’estrema destra, accontentare Ben-Gvir e Smotrich e sbaragliare i suoi rivali politici.
Gli organismi internazionali per i diritti umani lanceranno i soliti avvertimenti, organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere esprimeranno allarme per gli attacchi contro strutture mediche come l’Ospedale Specializzato di Nablus, e blocchi politici come l’Unione Europea lanceranno appelli inefficaci a “tutte le parti per una distensione”.
Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti continua a fornire miliardi di dollari in armamenti pesanti a Israele, rafforzando un episodio di Complicità storica.
Ciò che queste analisi non riescono costantemente a cogliere è la realtà dell’azione palestinese.
Trattano i palestinesi come vittime passive in attesa di un intervento internazionale o di cambiamenti politici a Tel Aviv e Washington. Ma l’esplosione di Tell ha dimostrato che lo status quo di accerchiamento totale, umiliazione quotidiana e spossessamento esistenziale è intrinsecamente insostenibile.
La ribellione non è iniziata dove si aspettavano gli analisti militari tradizionali: è divampata in una piccola cittadina agricola tra persone che hanno deciso che la Resistenza era l’unica risposta possibile a una lenta e graduale annientamento.
La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.
– Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di The Palestine Chronicle. È autore di sei libri, tra cui “La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano”, curato insieme a Ilan Pappé. Il suo ultimo libro è Prima del Diluvio. Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell’Università Zaim di Istanbul (IZU).
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.














