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Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

da comitatocarlosfonseca

La decisione è avvenuta in mezzo a crescenti voci su una possibile dichiarazione dello stato d’emergenza durante il prossimo fine settimana e mentre l’Esecutivo affronta un’ondata di rinunce che colpisce il cuore del suo gabinetto. Diverse organizzazioni sociali hanno denunciato che qualsiasi tentativo di militarizzare il conflitto incontrerà in risposta una maggiore mobilitazione popolare. (ANRed)

La risoluzione di El Alto ha coinciso con un fatto che evidenzia il deterioramento interno del governo. Questo martedì si è saputo che tre ministri hanno posto i propri incarichi a disposizione del presidente in mezzo alle proteste che da più di cinque settimane paralizzano una gran parte del paese. Tra le dimissioni confermate ci sono quelle del ministro della Difesa, Marcelo Salinas, della ministra dell’Educazione, Beatriz García, e del ministro del Lavoro, Edgar Morales, le cui uscite aumentano l’immagine di isolamento politico dell’Esecutivo. Le rinunce sono avvenute dopo settimane di blocchi, scarsezza di combustibili, aumento dei prezzi e fallimento dei tentativi governativi di disinnescare il conflitto mediante tavoli di dialogo e parziali cambiamenti nel gabinetto.

Le perdite ministeriali si aggiungono alle difficoltà che Paz stava già affrontando nel sostenere la sua amministrazione. Giorni fa il mandatario aveva annunciato una riduzione salariale per lui e i suoi ministri nel tentativo di rispondere alle richieste sociali, nello stesso momento in cui prometteva una ristrutturazione del suo gabinetto. Nonostante ciò, lontano dal fermare il malessere, le proteste hanno continuato ad estendersi su tutto il territorio nazionale.

Parallelamente, sette legislatori e legislatrici del Partito Democratico Cristiano (PDC) continuano uno sciopero della fame nei locali dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale per chiedere l’apertura di un effettivo dialogo e pubbliche garanzie che il governo non applichi lo stato d’emergenza. Tra coloro che partecipano alla misura si trovano le senatrici Ana María Crispín, Judith García ed Héctor Hinojosa, insieme ai deputati Víctor Huaranca, Rodolfo García e Juana Chauca. I parlamentari sostengono che il conflitto sociale debba essere risolto mediante negoziazioni e non mediante misure di forza che possono limitare i diritti democratici. Alla protesta legislativa si è aggiunto un altro sciopero della fame che avviene negli uffici della Difensoria del Popolo. Andrea Manríquez, María Oporto e Ruth Huanca chiedono l’abrogazione delle misure che permettono un maggiore intervento delle Forze Armate nei conflitti interni e mettono in allarme sul rischio che si ripetano episodi repressivi come i massacri di Senkata, Sacaba e Huayllani avvenuti durante il governo di fatto di Jeanine Áñez. I manifestanti considerano che l’eliminazione delle restrizioni stabilite dopo le raccomandazioni del GIEI apra la porta ad una risposta militare di fronte alla protesta sociale.

La preoccupazione non è minore. Negli ultimi giorni il governo ha promulgato una normativa che amplia la facoltà per la partecipazione delle Forze Armate nei conflitti interni e diverse fonti giornalistiche hanno segnalato che l’Esecutivo valuta misure straordinarie per garantire la circolazione nelle strade bloccate. Nel frattempo, più di cento punti di blocco continuano ad essere attivi in diversi dipartimenti, colpendo il rifornimento di alimenti, medicine e combustibili, specialmente a La Paz ed El Alto.

Con un gabinetto diviso, mobilitazioni che non arretrano, scioperi della fame dentro e fuori del Parlamento e crescenti avvertimenti su un’eventuale sospensione delle garanzie costituzionali, il governo di Rodrigo Paz attraversa il suo momento più delicato da quando si è insediato al potere appena sette mesi fa. Da parte delle organizzazioni sociali mobilitate si afferma che qualsiasi tentativo di imporre una via d’uscita repressiva, solo approfondirà una crisi che ha già messo in discussione la stabilità di tutta l’amministrazione.

03/06/2026

ANRed

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
El gobierno de Paz se derrumba: El Alto ratifica las protestas mientras renuncian ministros y crecen la preocupación contra el estado de excepción”, pubblicato il 03-06-2026 in ANRed, su [https://www.anred.org/el-gobierno-de-paz-se-derrumba-el-alto-ratifica-las-protestas-mientras-renuncian-ministros-y-crecen-la-preocupacion-contra-el-estado-de-excepcion/] ultimo accesso 06-06-2026.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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