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Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Da comitato Carlos Fonseca

L’operazione di polizia e militare è iniziata circa alle 5.30 del mattino, con più di un centinaio di agenti, con l’uso indiscriminato di gas lacrimogeni, di pallini, e con alla testa gruppi di scontro di civili, che appartengono alla UJC, e che erano armati di machete, bastoni ed esplosivi, apparentemente forniti dal governo.

Nel tentativo di sbloccare la strada a quell’ora del mattino, ai blocchi, non c’erano più di 60 persone, nonostante ciò, nella misura in cui passavano le ore, gli abitanti di San Julián, principalmente giovani, li hanno rinforzarti e allora si sono registrati gli scontri.

Nonostante l’eccessivo uso della forza, di gas e pallini, e gruppi di civili, la strada è rimasta bloccata, non è stato possibile sgombrala. Sul posto si trovavano due ministri dello stato, che all’inizio hanno detto che non sarebbe stato permesso di “bloccare la Bolivia”, ma un’ora dopo erano scomparsi dal luogo.

I due feriti gravi, un abitante e l’altro un poliziotto, sono stati soccorsi e trasferiti in ospedale. Nelle reti sociali, è diventato virale un video in cui si vede un camioncino bianco dal quale sono stati effettuati spari con un’arma da fuoco contro i contadini.

È stato denunciato che il veicolo appartiene ad un capo della polizia alla cui guida c’era il tenente colonnello Robert Gabriel Ruiz Medina, capo dipartimentale dell’ICIA – OP Santa Cruz, che sarebbe uno dei responsabili dei feriti da arma da fuoco, il cittadino e il poliziotto.

La targa del veicolo, un camioncino bianco, è 3480-URK, marca Nissan, modello March, anno 2011, di proprietà del Tcnl. Robert Gabriel Ruiz Medina.

Dopo gli scontri, gli abitanti sono entrati nella stazione di Polizia della regione, l’hanno saccheggiata e successivamente l’hanno incendiata, dopo l’intervento della polizia e dei militari in un blocco della zona.

Il comandante dipartimentale della Polizia di Santa Cruz, David Gómez, ha informato che gli abitanti di San Julián sono entrati con la forza nel posto di polizia di San Julián, hanno sottratto molte cose di valore e successivamente gli hanno dato fuoco.

Dopo questi gravi fatti, la Centrale Operaia Boliviana (COB) in una dichiarazione pubblica ha espresso la propria preoccupazione per la repressione poliziesca e militare durante lo sblocco e ha accusato il governo di promuovere uno stato di scontro nel paese.

Nel documento, l’organizzazione sindacale sostiene che le dichiarazione del presidente Rodrigo Paz che incita la popolazione a partecipare agli sgomberi sono sfociate con la presenza di gruppi di civili irregolari durante gli interventi effettuati in diverse regioni.

Da parte sua, la Federazione Túpac Katari ha denunciato di fronte all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), alla CIDH, alla Corte IDH, ad Amnesty International e alla Federazione Internazionale dei Diritti Umani i fatti registrati a San Julián questo sabato a San Julián.

L’organizzazione ha accusato l’Unione Giovanile Cruceñista di agire come gruppo irregolare, la Polizia Boliviana di proteggere e trasportare i suoi membri, e il Governo di autorizzare o avallare queste azioni delittuose.

Il consigliere municipale di  San Julián, Daniel Sánchez, ha duramente criticato le autorità nazionali, dipartimentali, e principalmente il governo, che ha accusato di permettere eccessi contro la popolazione mobilitata.

Il consigliere ha denunciato l’uso della forza durante le operazioni. “Stanno mirando a bruciapelo, hanno bombe molotov, hanno bottiglie di benzina e questo non è giusto. Invito l’autorità a riconsiderare e che saranno responsabili di tutto questo”, ha avvertito.

Anche la deputata del Partito Democratico Cristiano (PDC), Patricia Patiño, visibilmente scossa e sul punto di piangere, ha denunciato che il Governo ha agito contro la popolazione di San Julián, anche senza dichiarare lo stato d’emergenza.

La parlamentare ha mostrato una fotografia della persona ferita alla testa che, secondo quanto ha affermato, presentava l’impatto di un proiettile. “Hanno risvegliato il leone addormentato. Cazzo, San Julián va rispettato”, ha affermato

Il vicepresidente dello stato, Edmand Lara, da parte sua, attraverso un comunicato, si è rivolto al presidente Rodrigo Paz e ai suoi ministri e ha detto che “non si possono utilizzare dei civili per affrontare altri civili (…), né “sostituire il dialogo con lo scontro”.

El Nuevo Cambio

07 giugno 2026

Resumen Latinoamericano

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