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Colombia: rappresaglie e morti contro chi si oppone alle estrazioni. Se anche l’ ENEL dice No

L’efferatezza del governo colombiano sta avendo delle ripercussioni geo-economiche anche alle nostre latitudini: la stessa ENEL, non certo un esempio di azienda-modello per i diritti umani in America Latina, ha deciso dopo un anno di inchieste di revocare le sue licenze con le multinazionali Glencore e Drummond per quanto riguarda l’estrazione del carbone nelle provincie martoriate dalla rancorosa vendetta governativa fatta di decine e decine di esecuzioni (quelle di cui i rapporti ONU sono potuti giungere a conoscenza, chiaramente).

Un atto, questo di ENEL, che la dice lunga su quanto possa essere alto il livello raggiunto dalle forze militari inviate da Bogotà in assenza di una resistenza che non sia solo passiva, e che richiama alla sensibilità della comunità internazionale, in quello che é il maggiore paese per l’estrazione di carbone del mondo insieme all’ Honduras, e che proprio per questo vede decine di migliaia di indigeni sottoposti al più bieco sfruttamento, fatta eccezione di alcune località che ancora autonomamente resistono nelle fitte boscaglie andine.

A completare lo sguardo su ciò che effettivamente accade nelle provincie colombiane, linkiamo un articolo di comune-info che accorpa i rapporti presentati all’ ONU e quali sono le reazioni della comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie anche in Italia:

Li vogliono morti. Difendiamoli

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