InfoAut
Immagine di copertina per il post

Creatività e rivoluzione. Pittori, scultori, musicisti del Rojava

In una piccola stanza, mostrano una quantità di piccoli oggetti creati dai bambini delle scuole durante i corsi di artigianato messi in piedi dall’istituto. Tutto è relativo al folklore curdo, in un momento in cui l’identità del Kurdistan vive al tempo stesso la sua massima esposizione e forza politica e uno dei più duri attacchi della sua storia, e dopo decenni di censura ed oppressione culturale in Siria. Lo sforzo di queste opere creative di essere parte di un processo sociale e politico, prima ancora che di soddisfare le aspirazioni individuali dell’autore o del singolo fruitore, è dimostrato dal carattere fortemente allegorico delle sculture di Hasun, dove Daesh è rappresentato come una testa urlante di pessimo aspetto cui, soprattutto, manca il cervello. In generale, tutte le opere di Hasun sembrano organizzate come un alfabeto, in cui ad ogni elemento estetico presente nell’oggetto – un bassorilievo, una rappresentazione, un movimento della materia – corrisponde un significato ottenuto per associazione. Tiene in mano le sue opere ed elenca: “Questo è il popolo che insorge, questa è la resistenza, questa è la donna oppressa…”.

Colpisce la distanza tra le poetiche artistiche maggiormente associate ai movimenti rivoluzionari in Europa, che rifiuterebbero (almeno in teoria) questa spiritualizzazione “alfabetica” dell’opera, e tale disciplinata organizzazione del senso in categorie semplici e trasmissibili, tentativo di sottomettere l’apparenza estetica a una sorta di legge della ripetizione simbolica (a questo corrisponde quest’altro, ecc.). Questo genere di corrispondenza ha luogo soltanto quando si praticano percorsi già noti, o ad essi è possibile fare in qualche forma riferimento; eppure la critica di queste forme di espressione politica ha caratterizzato i movimenti europei nelle loro fasi più elitarie, che hanno regolarmente precedeuto la disfatta: negli anni della repubblica di Weimar – prima del trionfo nazista – o nelle ribellioni giovanili del 1968-1977, alla vigilia dell’instaurazione del dominio neoliberista in cui tutt’oggi viviamo. La mobilitazione popolare pretende di comprendere immediatamente e collettivamente il gesto creativo dell’individuo, e la pur legittima scelta dell’artista europeo, che più o meno segretamente la disprezza, deve pagare il prezzo della sua irrelazione ai movimenti reali, o la loro ostilità e sospetto.

D’altra parte, oggi – corcostanza forse liberatrice, ad Amuda come a Tokio o a Londra – le forme espressive preferite dalle masse non sono la scultura e la pittura, ma il video, la grafica, il cinema, la musica, il vestiario e, in modo più ambivalente, l’architettura, o il mai declinato interesse per il romanzo. Nel centro è presente una piccola biblioteca composta da appena tre grandi scaffali. Nella sezione filosofica troviamo Platone e Aristotele, Karl Yung, Eric Fromm e John S. Mill, ma anche Kim Il Sung, Engels, Lenin e Marx. Non mancano i sociologi del mondo arabo, naturalmente, anche se la bibliotecaria sostiene che l’unico curdo passabile in filosofia (sebbene normalmente considerato un profeta) fosse Zarathustra. C’è una sezione cinefila con libri su Charlie Chaplin, sul cinema giapponese ed europeo, sul cinema classico egiziano e monografie su Bunuel e Scorsese, Qatiba Al-Shahab, Stanley Kubrik e Orson Wells. “Lo studio del cinema è in forte sviluppo nella rivoluzione, ed è stata aperta una scuola di cinema a Derik, anche con insegnanti stranieri”. Troviamo libri di storia curda, araba, francese; critica letteraria e teatrale, romanzi (molti di Dan Brown) e tante poesie di Mahmud Darwish, Nizar Kabbani, Khalil Jibrar.

Quali sono i libri più richiesti, chiediamo? “Quelli per bambini al primo posto; poi quelli sulla cultura curda, quelli sul cinema e i romanzi”. Nella sala a fianco c’è la scuola di musica: qui si svolgono lezioni per bambini e preparativi per esibizioni musicali in occasioni pubbliche. Il maestro, Muslum Agri, dice che la stragrande maggioranza dell’attività musicale è improntata alla musica tradizionale e folklorica curda, ma che talvolta può accadere che anche la musica straniera sia presa in considerazione. In verità, non sembrano così vogliosi di ascoltare musica straniera; ma se dovessero scegliere, dicono nella scuola, sceglierebbero l’hip hop. “Questo posto, comunque, è aperto a tutti: curdi, arabi, ecc., e tutti gli stili musicali vengono accettati”. L’attività di insegnamento musicale ed espressivo è più importante qui che altrove. “I bambini del Rojava sono colpiti dalla guerra, per questo diamo loro lezioni e materiali: ne hanno bisogno per superare la paura e dare spazio ai propri sentimenti; ne hanno bisogno per non emigrare” dice Abdullah. Le sue parole non possono non farci ricordare un abitante del campo profughi di Aida a Betlemme, che aveva raccontato come i soldati israeliani della base che lo sorveglia non esitassero a colpire con lacrimogeni la scuola musicale, ogni volta che si accorgevano che i ragazzini stavano suonando.

“Noi non emigreremo mai – aggiunge Abdullah – resteremo qui fino alla morte”. Assieme ad Abu e Ibrahim, Abdullah dipinge i muri della città di Amuda: Ibrahim spiega che rendere la città più gradevole è per loro uno sforzo volto, ancora una volta, a impedire che aumenti l’emigrazione, fattore di indebolimento della rivoluzione, come accadde per tutte quelle precedenti. Seguono anche un progetto a Derik per la progettazione di una sala conferenze assieme degli olandesi; la società olandese sembra essere, assieme a quella ceca, una delle più attive nel supporto e nello sviluppo di progetti in Rojava. “Un dipinto – afferma un altro pittore, Musah Abdul – è come una lingua internazionale che parla a tutto il mondo e a tutte le nazioni, e a grandi, piccoli e anziani: con questo mezzo voglio dare un’idea realistica del Rojava al mondo intero, rappresentando tutte le componenti della società confederata con i colori della primavera”. Tutto questo lavoro “è per le donne curde e per la loro sofferenza”, afferma, e Abdullah gli fa eco: “Le donne curde sono state a lungo oppresse, ma adesso stanno combattendo e sono diventate un esempio per tutto il mondo. Noi rappresentiamo le Ypj nelle nostre opere affinché le donne possano avere la grazie di far parte della storia del Kurdistan”.

Narsin è donna e pittrice, e dipinge secondo uno stile reminescente, nelle sue stesse parole “l’espressionismo o l’arte astratta, a seconda delle opere”. Nonostante molti nel centro di Amuda siano i pittori e gli scultori, huner, il termine curdo traducibile come “arte” – spiega un compagno europeo che ha a lungo studiato la lingua curda – “ha mantenuto il senso antico che ‘le arti’ avevano in Europa: è molto vicino a chand, ‘cultura’, perché riferito a tutte le forme espressive umane, compreso ciò che normalmente è connesso con la vita sociale e l’economia”. Anche in questo, il continuo riferimento all’Europa che attraversa, per ragioni evidenti, il medio oriente e il Kurdistan in particolare, non cancella la distanza che separa l’evoluzione delle parole e dei concetti in un luogo o nell’altro del pianeta. Ciononostante, l’Europa non può che essere un orizzonte in Siria, benché caratterizzato dal dolore: “Ogni opera esprime la nostra situazione. Ho dipinto a lungo il mare della Turchia, dove affogano i migranti diretti in Grecia, perché questo è ciò che mi colpisce. Attraverso la pittura – dice Narsin – i miei sentimenti trovano la propria espressione”.

Dall’inviato di Radio Onda d’Urto e Infoaut ad Amuda, Rojava

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prolungata la detenzione per gli attivisti del Global sumud land convoy

Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI! Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Land Convoy: aggiornamenti su Dina e Domenico fermati in Libia

Il Console Generale d’Italia a Bengasi ha compiuto ieri sera una prima visita a Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sette italiani sono stati rimpatriati mentre Dina e Domenico sono ancora fermati in Libia, dopo diversi giorni passati senza notizie ieri sera c’è stato un primo contatto che riporta di averli visti in condizioni buone ma di aver richiesto di migliorarne la situazione.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

In marcia per la difesa della Piana fiorentina

Sabato 16 maggio, Sesto Fiorentino. Erano un paio di migliaia a marciare per difendere “l’ultimo cuore verde rimasto nell’area metropolitana” di Firenze dal progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Due o tre cose che sappiamo di lei: la vittoria del PSG come assist per la strategia della tensione dello Stato (razzista) francese

Sabato 30 maggio, in seguito alla vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain, per alcune ore il centro di Parigi è stato teatro di disordini e scontri tra giovani tifosi e un numero esorbitante di forze dell’ordine. Prove generali di una strategia della tensione a sfondo razzista.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica

Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali.