
Torino-Cuba 26
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il primo contributo di un compagno torinese che intraprenderà un viaggio solidale a Cuba nell’ambito della campagna “Let Cuba Breathe” . Speriamo possa essere un occasione per il sito di poter condividere informazioni e impressioni di prima mano dall’isola strangolata in questi giorni dal blocco totale deciso dall’imperialismo USA. Buona lettura.
Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.
L’iniziativa si inserisce in un trend ormai generale, in cui nello sgretolamento del feticcio di Diritto Internazionale le dinamiche di solidarietà sono portate avanti più che mai in prima persona, da singoli, associazioni o reti informali. Mentre impotenti commentatori affollano il panorama della politica, cianciando in un lago di sangue. Normali cittadine e cittadini, sperimentando il terrore dato dalla consapevolezza di essere in balia della legge del più forte reagiscono spontaneamente cercando soluzioni semplici, alternative per affrontare problemi astrattamente troppo
complessi. Il momento è storico per Cuba e la sua anomalia, già dalla rielezione il presidente Trump aveva messo gli occhi sul fascicolo.
Dopo la caduta di Maduro Cuba ha perso definitivamente quella “cintura di sicurezza” internazionale che le ha permesso di sopravvivere economicamente a più di cinquant’anni di embargo. Perdendo il principale approvvigionamento di petrolio l’isola si è trovata sempre più definitivamente bloccata e incapace di far fronte ai minimi bisogni della vita quotidiana, difronte a blackout che sembra abbiano sfiorato le 20 ore consecutive.
Assistiamo in questi giorni a proteste di chi chiede al governo risposte che sarà difficile gestire nel perdurare di una situazione materiale così grave, mentre anche le richieste della rappresentanza delle Nazioni Unite a Cuba vengono sostanzialmente ignorate. Nel confronto geopolitico con la Cina, la vecchia superpotenza deve tornare innanzitutto ad essere Americana, è in questa chiave che si rinverdisce Monroe e la sua dottrina di continente all’uso e consumo di Washington.
Con “Shield of the Americas summit” si cerca dietro l’onnipresente trama securitaria di stringere i ranghi in chiave innanzitutto ideologica degli alleati USA nella regione. Già avviato invece, dal procuratore federale Reding Quinones grande inquisitore fedele al Tycoon un “gruppo di lavoro per avviare procedimenti penali negli Stati Uniti contro leader cubani”. L’isola vive uno dei suoi periodi peggiori, in cui alla crisi economica dovuta al Covid si aggiunge la stretta definitiva del blocco internazionale. Nonostante la dignità e la resistenza del popolo cubano siano ormai esempio globale di resistenza, la crisi economica ha innescato un circolo vizioso recessione/ emigrazione da cui è difficile uscire.
Dall’Italia abbiamo oltre una storica amicizia anche un recente debito con
Cuba, su cui chi ci governa cerca di sputare continuamente offendendo l’onore del paese. Anche oggi come da anni medici specializzati aiutano ad evitare il collasso della sanità pubblica in regioni come la Calabria, in cui ormai la salute invece che un diritto sta diventando un miraggio.
Delle scorse settimane è la richiesta dell’amministrazione USA al nostro paese di ritirare i visti al personale cubano e il cambio conseguente nelle dichiarazioni del governatore Occhiuto, passate da “abbiamo già concordato con le autorità cubane” a “abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici”.
Cuba non si salva da sola e se ancora la sua storia fa scomodare all’imperatore nordamericano la categoria “Bad Philosophy” non possiamo che esserle al fianco nei modi che ci sono possibili. È importante che l’esempio di cambiamento di Cuba ci interroghi, non in maniera romantica o ideologica sulla possibilità e l’urgenza di
sperimentare un alternativa al gioco del più forte, oggi più di ieri.
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