InfoAut
Immagine di copertina per il post

Intesa San Paolo contro i Sioux: finanzia l’oleodotto

Seattle potrebbe disinvestire dalla Wells Fargo, che fa la stessa cosa

La città di Seattle, forse la più progressista degli Usa potrebbe essere il primo importante cliente e contribuente istituzionale ad abbandonare una delle grosse banche che finanziano la Dakota Access Pipeline (Dapl), L’amministrazione cittadina di Seattle ha infatti deciso di schierarsi con i Sioux di Standing Rock, i Water Protectors e i loro alleati pellerossa e ambientalisti e di rescindere tutti i legami con la Wells Fargo.

Il contratto tra Seattle e la Wells Fargo scade nel dicembre 2017,  ma il 12 dicembre il Consiglio comunale ha approvato una mozione presentata da Kshama Sawant, una Consigliera comunale di Socialist Alternative, che chiede di trasferire altrove i 3 miliardi di dollari di fondi che la città di Seattle fa “girare” nella mega-banca, come protesta contro   il finanziamento di 467 milioni di dollari  che la West Fargo ha concesso alla Energy Transfert per costruire il Dapl, che rischia di inquinare l’acqua e di violare le terre sacre della riserva  Standing Rock Sioux del North Dakota.

Alan Pyke, vice direttore di ThinkProgress che si occupa di povertà, criminalità economica, violenza poliziesca e robber barons, spiega che la Wells Fargo è uno dei due titani bancario americani che ha fatto direttamente prestiti al Dakota Access LLC, in gran parte sotto forma di prestiti diretti del progetto per il gasdotto. Invece Citibank ha concesso 527 milioni di dollari.

ThinkProgress cita l’indagine “Who’s Banking on the Dakota Access Pipeline?” della Food & Water Watch  che comprende anche il capitolo “Corporate Interests Bankrolling the Pipeline” con un grafico che mostra l’intreccio dei finanziamenti ottenuti dalle grandi banche da Energy Transfert per costruire anche il Dapl.

E’ qui che viene fuori la sorpresa che riguarda anche l’Italia: secondo tale indagine Intesa San Paolo ha concesso al Dapl e alla compagnia che sta costruendo l’oleodotto contestato  ben 339 milioni di dollari, divisi in linee di finanziamento che vanno direttamente al Dakota Access ma anche alla Energy Transfert Equity e ad Energy Transfert Partners, due branche della company nemica degli e dagli ambientalisti. Intrecci societari intricati che  emergono dal  rapporto presentato ad agosto proprio da Energy Transfer Equity, L.P. (Ete) and Energy Transfer Partners, L.P. (Etp).

Food & Water Watch, una public interest organization  Usa che si occupa soprattutto di acqua potabile,  denuncia: «Potenti compagnie petrolifere e del gas stanno facendo passi spaventosi per ignorare le obiezioni dei Sioux, utilizzando le loro immense risorse finanziarie per premere per la costruzione di questo oleodotto, che permetterà loro di riempirsi ulteriormente le tasche. Ma dietro le companies  che costruiscono la pipeline c’è un insieme di ancora più potenti corporations  di Wall Street che potrebbero darvi dei flashbacks  della crisi finanziaria del 2007».

Secondo Food & Water Watch e ThinkProgress, sono 17 le istituzioni finanziarie che hanno concesso prestiti per  2,5 miliardi di dollari alla Dakota Access LLC per la costruzione dell’oleodotto. Le banche hanno anche impegnato notevoli risorse per le compagnie dell’Energy Transfer Family in modo che possano costruire più infrastrutture petrolifere e gasiere: «Energy Transfer Partners ha una linea di credito revolving  da 3,75 miliardi di dollari per espandere le sue oil and gas infrastructure holdings, con impegni da parte di solo  26 banche. Sunoco Logistics ha una linea di credito di  2,5 miliardi di dollari con impegni di solo 24 banche. Energy Transfer Equity ha una linea di credito con altri 1,5 miliardi di dollari con impegni presi dalla maggior parte delle stesse grandi banche internazionali».

Si tratta di 10.25 miliardi di dollari in prestiti e linee di credito concessi da 35 banche che sostengono direttamente le companies che costruiscono l’oleodotto Dakota Access. Food & Water Watch rivela che «Oltre ai finanziamenti alle compagnie della famiglia di Energy Transfer, molte delle stesse banche hanno anche aperto grandi linee di credito ad altri stakeholders interessati alla costruzione della Dakota Access pipeline: Phillips 66, Marathon ed Enbridge».

Food & Water Watch conclude: «Queste banche si aspettano di essere rimborsate nel corso dei prossimi decenni. Bloccandoci nella trivellazione diffusa e nel fracking, nel falso nome dell’indipendenza e della sicurezza energetica Usa, le banche stanno aumentando la nostra disastrosa dipendenza dai combustibili fossili». E, a quanto pare, lo sta facendo anche Intesa San Paolo.

La Sawant, ha presentato la mozione contro la Wells Fargo dopo che, negli ultimi mesi, i manifestanti anti-Dapl sono stati attaccati dai cani aizzati dai vigilantes privati della Energy Transfer e dai poliziotti antisommossa, che hanno sparato ad altezza d’uomo proiettili di gomma e granate stordenti, ferendo gravemente una giovane attivista, e irrorando con un cannone ad acqua indiani e ambientalisti con temperature sotto lo zero. A standing Rock ci sono stati arresti di massa e gli attivisti sono stati spesso maltrattati in prigione. Alla fine Barack Obama ha costretto l’Army Corps of Engineers a bloccare i lavori ma i Sioux e i loro alleati non hanno abbandonato il presidio, perché Donald Trump ha promesso che tutto ripartirà non appena entrerà alla Casa Bianca.

Secondo la Swant, «Seattle e altre istituzioni pubbliche dovrebbero sostenere le proteste con i loro dollari. Sia come amministratori locali che a  livello nazionale dobbiamo stare dalla parte degli attivisti».

Annunciando la mozione, la consigliera socialista aveva scritto sul suo blog: «Un modo chiaro in cui questo Consiglio comunale può farlo è quello che la città di Seattle disinvesta dalla Wells Fargo. Gli executives della pipeline hanno arrogantemente annunciato che intendono aspettare fino Trump arriverà al potere, con la speranza che la sua nuova amministrazione invertirà la decisione dell’Army Corp. Facendo urgentemente i passi  per disinvestire dalla Wells Fargo, a partire da oggi, la nostra città avrà compiuto un passo avanti  importante contro l’agenda di Trump».

Mentre Seattle non può rompere il contratto con cui Wells Fargo gestisce il suo operating fund,  la mozione approvata impedirebbe alla città da dare alla banca altri soldi negli ultimi 12 mesi prima della sua decadenza.

A settembre anche la California aveva deciso di disinvestire dalla Wells Fargo, una mossa che potrebbe costare alla mega-banca milioni di dollari e che non è dovuta a motivi ambientali ma alle rivelazioni che la Well Fargo sarebbe coinvolta in una serie di truffe contro i suoi clienti.

L’inizitiva della Città di Seattle rappresenta il primo grande tentativo di tagliare le unghie alle banche che  finanziano gli oleodotti, le Big Oil e i King Coal e potrebbe aprire la strada ad altre amministrazioni locali.

Anche Minneapolis sta studiando come adottare misure simili, anche se per ora non è stata presentata nessuna mozione. Le manifestazioni a favore dei Sioux di Standing Rock che si susseguono in tutti gli Usa hann tra i loro obiettivi anche quello di far pressione sulle banche perché non finanzino il progetto del Dakota Access, ma decisioni formali in questo senso di città delle dimensioni di Seattle e Minneapolis sarebbe più difficile da ignorare da parte delle grandi banche.

La mozione della consigliera socialista Sawant  si ispira alle decisioni prese da diverse amministrazioni locali europee e punta a riformare le norme esistenti per fare in modo che Seattle abbia rapporti di affari solo con banche che sono socialmente responsabili. «Wells Fargo è l’obiettivo immediato – scrive Pyke – ma le modifiche proposte – che una commissione analizzerà dopo la pausa delle vacanze, in quanto il disegno di legge della Sawant è stato approvato con grandi considerazioni e con un voto unanime, potrebbero avere conseguenze più ampie. Le città di tutte le dimensioni rappresentano un importante ramo di business per il settore bancario. Questo rapporto dà agli amministratori pubblici un randello da agitare in nome di cause morali o politiche, ma sono generalmente timidi a usarlo, le campagne di disinvestimento riguardanti  le  questioni del cambiamento climatico o sul comportamento del governo israeliano nei territori occupati sono generalmente orientate da bacini di denaro privati: dotazioni universitarie, fondi pensione e simili. Il potenziale  potere che le città possano esercitare è senza dubbio maggiore, ma più difficile da esercitare. Come dimostrano le esperienze di Detroit, Birmingham e di altre città fortemente indebitate, un massiccio indebitamento comunale è una lama a doppio taglio. Le città che cercano di sfruttare gli investimenti delle banche per forzare cambiamenti politici rischiano sempre di rimanere scottate». Ne sa qualcosa New York City che nel 1975, per risolvere una crisi fiscale, mise tutto in mano a una private financiers authority sulla spesa pubblica. I grandi istituti di credito privati ormai controllano gran parte dei bilanci degli enti locali Usa.

Ma le banche devono fare i conti con le campagne sul disinvestimento innescate dal movimento Occupy Wall Street, che ha rivelato le politiche da strozzinaggio delle grandi banche su assistenza sanitaria e prestiti agli studenti. Come spieghiamo in un’altra pagina di greenreport.it, nel mondo le campagne di disinvestimento dai combustibili fossili stanno avendo un grande successo.

ThinkProgress conclude: «Se alla fine verrà approvata la proposta della Sawant, Seattle intraprenderà una lotta tutta in salita. I books della Wells Fargo hanno quasi 90 miliardi di dollari di fatturato l’anno e i milioni che riceve dal gestione delle finanze di Seattle non saranno sufficienti a cambiare il calcolo della banca su progetti come il Dakota Access. Ma se le città cominciano a unirsi per utilizzare la leva finanziaria offerta dalle loro esigenze di servizi finanziari, prima o poi parleremo di soldi veri e anche le banche più potenti del mondo potrebbe trovare difficile ignorare le chiacchiere».

da: greenreport.it

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prolungata la detenzione per gli attivisti del Global sumud land convoy

Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI! Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Land Convoy: aggiornamenti su Dina e Domenico fermati in Libia

Il Console Generale d’Italia a Bengasi ha compiuto ieri sera una prima visita a Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sette italiani sono stati rimpatriati mentre Dina e Domenico sono ancora fermati in Libia, dopo diversi giorni passati senza notizie ieri sera c’è stato un primo contatto che riporta di averli visti in condizioni buone ma di aver richiesto di migliorarne la situazione.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

In marcia per la difesa della Piana fiorentina

Sabato 16 maggio, Sesto Fiorentino. Erano un paio di migliaia a marciare per difendere “l’ultimo cuore verde rimasto nell’area metropolitana” di Firenze dal progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Due o tre cose che sappiamo di lei: la vittoria del PSG come assist per la strategia della tensione dello Stato (razzista) francese

Sabato 30 maggio, in seguito alla vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain, per alcune ore il centro di Parigi è stato teatro di disordini e scontri tra giovani tifosi e un numero esorbitante di forze dell’ordine. Prove generali di una strategia della tensione a sfondo razzista.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica

Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali.