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Notte di rabbia a Barcellona

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Da quando domenica 25 ottobre il Premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato il coprifuoco e nuove misure restrittive su scala nazionale, nel paese spagnolo, come in Italia, sono partite proteste eterogenee dove complottismo irrazionale no mask e proteste dei commercianti si mescolano alle manifestazioni per il finanziamento alla sanità e ad assalti giovanili ai grandi marchi degli sfarzosi centri cittadini.

Ieri notte, 30 ottobre, a Barcellona c’era un po’ di tutto questo. La città catalana vive un coprifuoco dalle 10 alle 5 e, per la terza volta in una settimana, questa restrizione è stata sfidata da un concentramento di centinaia di persone in Plaza de Sant Jaume (barrio gotico) sede del Palau de la generalitat del governo catalano.

Le cariche dei mossos de esquadra hanno disperso i manifestanti, ma da quel momento sono iniziati ore di confronto con le forze dell’ordine per tutto il centro cittadino.

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I giornali catalani parlano di negazionisti e fascisti, voci da Barcellona raccontano invece una composizione più composita, come sembrano testimoniare queste immagini dell’assalto al Decatlhon del quartiere Gotico.

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Nell’attesa di ricevere valutazioni più esaustive da chi vive quotidianamente la capitale catalana, è in dubbio che anche dall’altra parte del tirreno il tentativo governativo di mantenere lo status quo in tempi di pandemia incontri la rabbia della Barcellona ‘bassa’, quella fuori dai circuiti del turismo cinque stelle, quella martoriata da gentrificazione e bolle immobiliari, quella che nel terrore di un altro lockdown non si accontenta di una patrimoniale ma infrange una vetrina di decathlon.

 

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