InfoAut
Immagine di copertina per il post

Sterminare tutte le “bestie”

Tutti i progetti coloniali, incluso Israele, raggiungono un punto in cui abbracciano il massacro e il Genocidio su larga scala per sradicare una popolazione nativa che rifiuta di capitolare.

Fonte: English version

Di Chris Hedges – 28 ottobre 2023

Durante l’assedio di Sarajevo, quando ero corrispondente per il New York Times, non abbiamo mai sperimentato il livello di bombardamenti a tappeto e il blocco quasi totale di cibo, acqua, carburante e medicine che Israele ha imposto a Gaza. Non abbiamo mai visto centinaia di morti e feriti al giorno. Non abbiamo mai neanche immaginato la complicità della comunità internazionale nella campagna di Genocidio serba. Non abbiamo mai assistito all’intervento di Washington per bloccare le risoluzioni del cessate il fuoco e a massicce spedizioni di armi dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali per sostenere l’assedio. Non abbiamo mai visto i resoconti della stampa provenienti da Sarajevo venire regolarmente screditati e respinti dalla comunità internazionale, nonostante 25 giornalisti fossero stati uccisi durante la guerra dalle forze assedianti serbe. Non abbiamo mai sentito che i governi occidentali giustificassero l’assedio come diritto dei serbi a difendersi, anche se le forze di pace delle Nazioni Unite inviate in Bosnia erano in gran parte un gesto dimostrativo, inefficace nel fermare il massacro finché non furono costretti a rispondere in seguito al massacro di 8.000 uomini e ragazzi bosniaci a Srebrenica.

Non intendo minimizzare l’orrore dell’assedio di Sarajevo, che mi fa venire gli incubi quasi trent’anni dopo. Ma ciò di cui siamo stati testimoni: da tre a quattrocento bombe al giorno, da quattro a cinque morti al giorno e due dozzine di feriti al giorno, è una piccola frazione della morte e della distruzione di Gaza. L’assedio israeliano di Gaza somiglia più all’assalto della Wehrmacht a Stalingrado, dove fu distrutto oltre il 90% degli edifici della città, che a Sarajevo.

Venerdì la Striscia di Gaza ha avuto tutte le sue comunicazioni interrotte. Senza internet. Nessun servizio telefonico. Niente elettricità. L’obiettivo di Israele è l’assassinio di decine, probabilmente centinaia di migliaia di palestinesi e la Pulizia Etnica di coloro che sopravvivono nei campi profughi in Egitto. È un tentativo da parte di Israele di cancellare non solo un popolo, ma l’idea di Palestina. È una replica delle massicce campagne di massacro razzializzato da parte di altri progetti coloniali di coloni che credevano che la violenza indiscriminata e totale potesse far svanire le aspirazioni di un popolo oppresso, di cui avevano rubato la terra. E come altri autori di Genocidio, Israele intende tenerlo nascosto.

La campagna di bombardamenti di Israele, una delle più pesanti del 21° secolo, ha ucciso più di 7.300 palestinesi, quasi la metà dei quali bambini, insieme a 26 giornalisti, operatori sanitari, insegnanti e personale delle Nazioni Unite. Circa 1,4 milioni di palestinesi a Gaza sono sfollati e circa 600.000 sono senzatetto. Moschee, 120 strutture sanitarie, ambulanze, scuole, condomini, supermercati, impianti di trattamento dell’acqua e delle acque reflue e centrali elettriche sono stati ridotti in macerie. Ospedali e cliniche, privi di carburante, medicine ed elettricità, sono stati bombardati o stanno chiudendo. L’acqua potabile sta finendo. Gaza, alla fine della campagna di terra bruciata israeliana, sarà inabitabile, una tattica che i nazisti impiegavano regolarmente quando affrontavano la Resistenza armata, anche nel ghetto di Varsavia e poi nella stessa Varsavia. Quando Israele avrà finito, Gaza, o almeno Gaza come la conoscevamo, non esisterà più.

Non solo le tattiche sono le stesse, ma lo è anche la retorica. I palestinesi vengono definiti animali, bestie e nazisti. Non hanno il diritto di esistere. I loro figli non hanno il diritto di vivere. Devono essere cancellati dalla terra.

Lo sterminio di coloro a cui rubiamo la terra, di cui saccheggiamo le risorse e di cui sfruttiamo il lavoro è codificato nel nostro DNA. Chiedetelo ai nativi americani. Chiedetelo agli indiani. Chiedetelo ai congolesi. Chiedetelo ai Kikuyu in Kenya. Chiedetelo agli Herero della Namibia, 80.000 che, come i palestinesi di Gaza, furono uccisi a colpi di arma da fuoco e portati nei campi di concentramento nel deserto dove morirono di fame e malattie. Chiedetelo agli iracheni. Chiedetelo agli afghani. Chiedetelo ai siriani. Chiedetelo ai curdi. Chiedetelo ai libici. Chiedetelo alle popolazioni indigene di tutto il mondo. Sanno chi siamo.

Il volto distorto e coloniale di Israele è il nostro. Fingiamo il contrario. Ci attribuiamo virtù e qualità civilizzatrici che sono, come in Israele, deboli giustificazioni per privare un popolo occupato e assediato dei suoi diritti, impossessarsi della sua terra e ricorrendo alla prigionia prolungata, alla tortura, all’umiliazione, alla povertà forzata e all’omicidio per tenerlo sottomesso.

Il nostro passato, compreso il nostro recente passato in Medio Oriente, è costruito sull’idea di sottomettere o cancellare le razze “inferiori” della terra. Diamo a queste razze “inferiori” nomi che incarnano il male. ISIS. Al Qaeda. Hezbollah. Hamas. Usiamo insulti razzisti per disumanizzarli. “Haji” “Sporchi Arabi” “Cammellieri” “Ali Baba” “Spalaletame” E poi, poiché incarnano il male, poiché sono meno che umani, ci sentiamo autorizzati, come ha detto Nissim Vaturi, membro del Parlamento israeliano per il Partito al governo Likud, per cancellare “la Striscia di Gaza dalla faccia della terra”.

Naftali Bennett, ex Primo Ministro di Israele, in un’intervista su Sky News il 12 ottobre ha dichiarato: “Stiamo combattendo i nazisti”, in altre parole, il male assoluto.

Per non essere da meno, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha descritto Hamas in una conferenza stampa con il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, come “i nuovi nazisti”.

Pensate a un popolo, imprigionato per sedici anni nel più grande campo di concentramento del mondo, privo di cibo, acqua, carburante e medicine, privo di esercito, aeronautica, marina, unità meccanizzate, artiglieria, comando e controllo e batterie di missili, viene massacrato e affamato da uno degli eserciti più avanzati del pianeta, e sono loro i nazisti?

C’è un’analogia storica. Ma non è una situazione che Bennett, Netanyahu o qualsiasi altro leader israeliano vogliono riconoscere.

Quando coloro che sono occupati rifiutano di sottomettersi, quando continuano a resistere, abbandoniamo ogni finzione della nostra missione “civilizzatrice” e scateniamo, come a Gaza, un’orda di massacri e distruzione. Ci ubriachiamo di violenza. Questa violenza ci rende pazzi. Uccidiamo con ferocia sfrenata. Diventiamo le bestie di cui accusiamo gli oppressi di essere. Smascheriamo la menzogna della nostra decantata superiorità morale. Esponiamo la verità fondamentale sulla civiltà occidentale: siamo gli assassini più spietati ed efficienti del pianeta. Solo per questo dominiamo i “dannati della terra”. Non ha nulla a che vedere con la democrazia o la libertà. Sono diritti che non intendiamo assolutamente concedere agli oppressi.

“L’onore, la giustizia, la compassione e la libertà sono idee che non hanno convertiti”, ci ricorda Joseph Conrad, che ha scritto “Cuore di Tenebra”. “Ci sono solo persone, senza sapere, senza capire, senza sentimenti, che si ubriacano di parole, le ripetono, le gridano, immaginando di crederci senza credere ad altro che al profitto, al vantaggio personale e alla propria soddisfazione”.

Il Genocidio è al centro dell’imperialismo occidentale. Non è un fenomeno esclusivo di Israele. Non è una caratteristica esclusiva dei nazisti. È l’elemento costitutivo della dominazione occidentale. Gli interventisti umanitari che insistono sul fatto che dovremmo bombardare e occupare altre nazioni perché incarnano la bontà, sebbene promuovano l’intervento militare solo quando è percepito come nel nostro interesse nazionale, sono utili idioti della macchina da guerra e degli imperialisti globali. Vivono in un mondo illusorio dove i fiumi di sangue che generiamo rendono il mondo un posto migliore e più felice. Sono le faccine sorridenti del Genocidio. Potete guardarle sui vostri schermi. Potete ascoltarli declamare la loro pseudo-moralità alla Casa Bianca e al Congresso. Sono sempre in errore. E non se ne vanno mai.

Forse ci lasciamo ingannare dalle nostre stesse bugie, ma la maggior parte del mondo vede noi, e Israele, chiaramente. Comprendono le nostre inclinazioni genocide, la nostra totale ipocrisia e autocompiacimento. Vedono che i palestinesi, in gran parte senza alleati, senza potere, costretti a vivere in squallidi campi profughi o nella diaspora, espropriati della loro Patria ed eternamente perseguitati, soffrono il tipo di destino un tempo riservato agli ebrei. Questa forse è la tragica ironia finale. Coloro che una volta avevano bisogno di protezione dal Genocidio, ora lo commettono.

Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha lavorato come capo dell’Ufficio per il Medio Oriente e dell’Ufficio balcanico per il giornale. In precedenza ha lavorato all’estero per The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e NPR. È il conduttore dello spettacolo RT America nominato agli Emmy Award On Contact.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

ASSEDIO DI GAZAcolonialismogenocidioisraelepalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia

Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Escalation in Medio Oriente: si allarga il conflitto tra Iran, Libano e paesi del Golfo

All’inizio della terza settimana dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, si osserva un’ulteriore escalation del conflitto: si alza la posta in gioco e si amplia il raggio degli obiettivi colpiti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ha paura della pace?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli USA bombardano l’isola di Kharg dopo i voli spia di un drone di Sigonella

Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE

CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Iran: intervista a Rassa Ghaffari

L’intervista svolta a Rassa Ghaffari, sociologa all’università di Genova di origine iraniana, Paese in cui ha vissuto e lavorato e dove continua a mantenere uno stretto contatto, ci parla di una situazione complessa e che lascia intravvedere delle rigidità significative che sostanziano quella che sta venendo definita da più parti una fase di “resistenza esistenziale” per i Paesi che rappresentano un freno all’avanzata sionista e un’opzione per chi resiste in Palestina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Continua la guerra americana ed israeliana in Medio Oriente: aggiornamenti su Libano e Iran

L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e uno dei fronti più esposti è il Libano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

L’Ordine imperiale e la Resistenza

Quello che inizialmente sembrava voler essere una sorta di guerra lampo, come successo in Venezuela, si sta trasformando in un conflitto che durerà nel tempo, scompaginando i piani iniziali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: terzo giorno di aggressione Usa-Israele. Da Cipro all’oceano indiano, un intero pezzo di mondo è in fiamme

Da Cipro all’Oceano Indiano; un intero quadrante del mondo gettato nel caos e in fiamme dopo l’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita sabato 28 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran, bombardamenti in corso su tutto il Paese. Teheran risponde al fuoco

Gli Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran. Dalle 7 del mattino locali di sabato 28 febbraio 2026 i due eserciti stanno bombardando la capitale iraniana Teheran in quello che definiscono un “attacco preventivo”, rispetto a cosa non si sa.