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Strage a Suruc in un centro culturale curdo. Autobomba esplode a Kobane

All’interno del Centro i circa 300 volontari, tra i quali molti membri dei Giovani Socialisti, stavano facendo colazione, quando l’esplosione è deflagrata. Le prime notizie parlano già di 27 morti accertati, moltissimi i feriti. Poco dopo l’attacco bomba a Suruc sono partiti scontri tra la popolazione locale e la polizia, mentre in tutta la Turchia si moltiplicano gli appelli alla mobilitazione contro il governo assassino di Erdogan.

Gli obiettivi degli attacchi di oggi rivelano in maniera accentuata non solo un inasprirsi del conflitto, ma la natura miserabile del governo turco complice e finanziatore delle organizzazioni islamiste che continuano ad attaccare la zona del Rojava. L’obiettivo di oggi di colpire un centro culturale al cui interno vi erano centinaia di internazionali pronti a portare un aiuto concreto a Kobane, rivela la natura politica dell’attacco, non da sottovalutare nelle sue intenzioni: stroncare le gambe alla solidarietà attiva internazionale. I massacri di oggi sono quindi da aggiungere alla lista dei crimini che il governo turco continua a perpetrare con l’appoggio incondizionato dell’Isis.

Contemporaneamente all’esplosione all’Amara Center, una grossa autobomba è esplosa a Kobane nel quartier generale delle Unità di Protezione Popolare YPG. Il veicolo è stato fermato poco prima del check point e pare fosse diretto verso la scuola Mihemed Dira. L’autobomba è stata colpita dalle forze YPG prima che arrivasse a destinazione: l’esplosione, secondo fonti locali, ha causato 3 vittime.

I due attacchi arrivano all’indomani del terzo anniversario della liberazione della comunità autonoma del Rojava.

Seguiranno aggiornamenti

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