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USA: le Black Panther attaccano corteo del Ku Klux Klan. 20 feriti e 5 arresti

In seguito all’attentato contro la chiesa di Charleston per mano di un neonazista suprematista bianco una vasta campagna di sensibilizzazione antirazzista lanciata dal movimento Black Lives Matter aveva convinto i governatori di molti stati del Sud a rimuovere la bandiera incriminata; in tutta risposta sono cresciuti esponenzialmente gli attacchi incendiari contro le chiese della comunità black e le provocazioni delle più svariate sigle razziste, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri pomeriggio.

I militanti del Ku Klux Klan si sono infatti dati appuntamento proprio davanti alla Stetehouse di Columbia, sventolando le bandiere confederate insieme a quelle naziste e gridando insulti razzisti contro alcuni membri del New Black Panthers Party che si erano recati precedentemente sul posto per impedire la pantomima razzista. Decine di agenti in assetto antisommossa hanno però cercato subito di impedire il contatto tra i due gruppi, relegando la contromanifestazione – indetta dalle organizzazioni “Black Lawyers for Justice” e “Black Educators for Justice” – oltre le transenne che circondavano la piazza. Il presidio, accompagnato dagli slogan e dalle bandiere del “Black Power”, è rapidamente cresciuto superando in breve tempo le 2000 persone.

Non appena il KKK ha tentato di muoversi in corteo – ovviamente scortato dalla polizia in forze – decine di Black Panther sono quindi entrati in azione scatenando un vera e propria “caccia al suprematista”; il bilancio è di diverse bandiere confederate rubate e date alla fiamme, ma soprattutto di numerosi neonazisti dolenti e sanguinanti per i colpi ricevuti (come ben dimostrano questi video 1 e 2). Dopo circa un’ora di scontri, che hanno portato al ferimento di 20 persone e all’arresto di 5, è tornata la calma con i pochi superstiti del Klan costretti ad allontanarsi dalla piazza riconquistata dalle Black Panthers, dove diversi interventi hanno ribadito la necessità di opporsi con ogni mezzo necessario alle provocazioni di suprematisti e razzisti.

 

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