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Sa – hara – lento: sotto attacco la foresta degli ulivi di Puglia

Sa – hara – lento è una di quelle costruzioni terminologiche di fantasia (putroppo solo dal punto di vista lessicale!) che richiede un piccolo sforzo iniziale per comprenderne il senso. Noi ne siamo subito stati incuriositi e la lettura del documento che alleghiamo, curato e inviatoci dal Coordinamento interprovinciale a tutela dei territori, ci ha appassionato, svelandoci meccanismi e analisi che evidenziano ancora una volta, semmai fosse necessario, come l’intreccio di interessi di mercato non si ponga alcun tipo di scrupolo nel devastare un territorio, la sua cultura e tradizione. 

Uliveto in Salento – foto di Cesare Quinto

E allora in questa lettura storica del territorio salentino emerge la contraddizione tra un’economia agricola tradizionale e la proprietà moderna, tra la cultura contadina ricca di saperi e la sua odierna mera sopravvivenza e  trasformazione in imprenditoria agricola cui è stata soggetta. I saperi tradizionali storici non sono necessari a condurre un terreno abbandonato, una coltura superintensiva, una distesa di fotovoltaico e un turismo spietato. Automaticamente questi saperi vengono esclusi dal nuovo paesaggio imposto da un modello di sviluppo diverso. (..) Si continuano a sradicare gli imponenti ulivi, nonostante le evidenti contraddizioni emerse, perché così si espianta un modello di vita per il quale non tutto diventa merce. 

Emergono anche connessioni di metodo con la contemporaneità: la creazione di “mostri dell’emergenza” (il batterio killer degli ulivi nonostante le contraddizioni scientifiche) e dell’interesse strategico, meccanismi di finanziamento, dispiegamento di forze dell’ordine e chiusura di strade, sanzioni amministrative e condanne in opposizione a presidi, manifestazioni: semi sparsi per la nascita di un decreto sicurezza che nel frattempo è maturato sul campo nazionale. 

Il capitalismo va veloce, ancor più con una certa scienza a esso soggiogata, e la natura stessa fatica o rimane impotente. Fenomeni quali il consumo di suolo, il land grabbing, la messa al bando di una continuità storica e di ciò che è autoctono, gli OGM, le colture intensive, l’agrochimica, la GDO, la presenza militare, il business del comparto energetico (la Puglia come hub energetico – TAP, fotovoltaico) e di un modello di turismo intensivo hanno contribuito non solo allo sterminio di ulivi millenari ma anche a ridurre il territorio a un deserto asfittico. Il mito della scala sociale da scalare nel modello proposto dagli anni ’60 in poi ha contribuito all’abbandono delle terre e a un “ritorno del latifondo”, non soltanto per un loro uso agricolo ma per speculazioni di diverso tipo. Attraverso un mercato manipolato, si svantaggia un’economia agricola tradizionale, agevolando un abbandono dei terreni e un deprezzamento degli stessi. 

I casi legati all’Ilva di Taranto (costruita sulle ceneri di distese di ulivi), all’albero del fico (antica risorsa agricola sostituita da vigneti e ulivi intensivi) e al Metapontino e le sue trasformazioni (un’immensa superficie di colture superintensive e serre gigantesche a discapito di grano e ulivi) rendono l’idea di come il mercato bruci tutto.  Colture sostitutive che necessitano di cospicua irrigazione in un territorio che per ragioni diverse è sempre più soggeto a carenza idrica e infertilità del terreno. 

Un Sahara che quindi avanza lento (Sa -hara – lento) laddove gli squilibri e gli effetti causati dall’uomo non sembrano venire messi a critica per cercare di arginare una situazione deteriorata. E’ una specie, quella umana, che si è autocandidata ed autoimposta al vertice di chissà quale fantomatica piramide, quando l’insieme ambiente, a cui realmente essa appartiene, ha sempre avuto una strutturazione circolare e non verticistica.  

Vi invitiamo alla lettura di questo documento lasciandovi con questa riflessione in esso contenuto:

La concezione valida risiede nella biodiversità intesa come ricchezza insostituibile, nel rispetto di ogni soggettività ambientale, a tutela del diritto di libertà e saggezza storiche, contro ogni sopraffazione e repressione. Bisogna invertire la rotta per la quale si sottomette tutto e tutti, si dominano risorse e beni comuni, si asservono culture e saperi. Contrastare la logica di finanziamenti ed incentivi per soggiogare informazione, sapienza e mondi accademici, allo scopo di creare qualsiasi narrazione: economica, produttiva e commerciale, industriale e agricola, militare e di guerra. 

Il tema dell’agricoltura e della svendita dei territori, del business e della speculazione a partire dal consumo di suolo e del sacrificio di ciò che lì vi cresce saranno oggetto dell’Assemblea Regionale di Confluenza in Piemonte dal titolo “Il destino dell’agricoltura e del suolo in Piemonte: tra agri-fotovoltaico e nucleare”. Dal Sud al Nord le linee di tendenza dello sfruttamento della terra si articolano, su scalarità e misure diverse, pur mantenendo ovunque la stessa logica: quella del profitto sopra ogni cosa.

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