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Lettera al Movimento Notav dal carcere di Piacenza

Cari amici della no tav,

sotto invito di un mio caro compagno, conosciuto nel carcere lager di Tolmezzo, vi scrivo, sperando in un legame, in un ponte, con cui poter dimostrare la mia solidarietà a voi, che, benché in modo diverso dal mio, siete conculcati in libertà e dignità dal potere statale.

Ammetto che la mia attenzione verso di voi è il risultato di una spinta esterna avvenuta nel 2012. Come spesso accade, l’uomo medio, preso dalla vita convulsa fatta di lavoro, sequenze inutili di quotidianità ripetitiva e direzionata da bisogni vaghi, tende a percepire con marginalità e distacco le notizie (già di per sé poco veritiere e dozzinali) del tubo catodico e della stampa: non è sempre una mancanza di empatia o sensibilità, ma spesso solo una stanca disattenzione su vicende che invece ne abbisognano molta. L’opinione pubblica non è veramente al corrente della situazione in Val di Susa, persino i carcerati italiani, così colmi di tempo libero da passare davanti alla tv, non hanno ben chiaro quanto sia vicina a loro la controversia che divampa in quel piccolo pezzo d’Italia, reso sacrificabile dalle mire economiche del Moloch statale.

Ho intrapreso il discorso con molti detenuti, l’opinione comune ricalca ciò che volutamente le stampe divulgano per compiacere i padroni, ossia che la TAV significa progresso, velocità (mi ricorda tanto il manifesto futurista di Marinetti e co. tanto amato dai fascisti) ma soprattutto lavoro e imprenditoria. Così l’italiano stolto si chiede chi mai sia così tanto barbaro da opporsi a questo benessere e a queste possibilità di lavoro, soprattutto con la crisi attuale.

Purtroppo nessuno si sofferma su un particolare: il benessere della collettività è l’equilibrio nella collettività! Il benessere per la collettività non è far passare la merda per cioccolato o far credere che una schiavitù sia l’unico modo per salvarsi dalla povertà. Ci sono intellettuali prezzolati che, al soldo (in maniera occulta certo) di politicanti come Lupi, fanno i mercanti vendendo “cioccolata” e “salvezza”, legittimando “poveri” imprenditori e demonizzando i manifestanti come fossero terroristi mal armati. Ma poiché in parte il cittadino è vigliacco e arrivista, oltre che mal informato e credulone, non solo crede, ma cede, a volte addirittura impegnandosi a voler ottenere lo stesso successo dei suoi governanti e oppressori, usando così i loro metodi, ma facendo soprattutto il loro gioco, alla fine però l’unico risultato sono gli scarti di quelle tavole ammannite dai ricchi epuloni.

Essere obiettivi non è facile, bisognerebbe però sempre chiedersi del rapporto costi-benefici delle grandi opere finanziate in parte con denaro pubblico, quando si sa che lo scopo è lucrare mirando ai finanziamenti dell’Unione Europea. In egual modo ci si dovrebbe chiedere come mai, dei 30 mld messi a disposizione dalla stessa UE per la piccola imprenditoria, ben pochi vengono utilizzati, perché non canalizzati da adeguata informazione. Eppure emeriti economisti come Zagrebsky o Mario Callagati, allievo di Giorgio Fua, critici verso la possibilità di ripresa della grande produzione e della crescita, a conti fatti ammettono che l’unico sensato intervento dello Stato nell’economia è il credito per le piccole e medie imprese, in modo che con piccole opere a livello locale si soddisfi la richiesta di manodopera.

Ora, per quanto ritenga questa possibilità solo in parte salvifica perché difende (in parte) un capitalismo che di fatto è il concetto di entropia economica ai massimi livelli (irreversibilità dei processi produttivi), almeno non si tratta di depauperare energia economica, sociale e ambientale con un’imposizione di sudditanza per il guadagno di una casta.

E qua, si apre un altro punto, quello per cui sono un vostro acceso sostenitore, la non accettazione di un’imposizione da parte dei “nostri impiegati” per l’ipotetico nostro bene. È paradossale pensare che una democrazia rappresentativa, che dovrebbe per l’appunto rappresentare la nostra volontà, invece la sotterri per mantenere viva la propria “cleptocrazia”. Noi cittadini siamo datori di lavoro che pongono una classe per farsi derubare e schiavizzare: se bisognava arrivare alla faccenda della Val Susa per reagire allora dico che si è aspettato troppo.

Diciamoci la verità, quel grosso buco non ha utilità alcuna visto che dalla metà degli anni ’90 il traffico commerciale su gomma attraverso l’arco alpino (e non solo) ha avuto una decrescita, visto che anche la stessa Francia non ha stanziato il denaro previsto perché di fatto non ha ottenuto alcuna precedenza dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (non mi ricordo il nome in francese, pardon!), ma qualche canaglia in Italia vuole replicare lo scempio economico della Salerno-R. Calabria, perché per una volta lo Stato impara dalla malavita e non il contrario.

Ed infatti per veder difesa la loro prepotenza, ecco una bella militarizzazione a protezione dei poveri imprenditori… Qualcuno ha detto in tv che parlare di militarizzazione sia assurdo, perché il presidio occupa 7 km quadrati su una superficie di 1000 kmq. Bisognerebbe spiegare a quell’esimia testa di c… (di cui non ricordo il nome) che anche un metro di presidio è manifestazione dittatoriale quando le armi vengono puntate sulla volontà popolare.

Cari amici, vi invito ad investire nella vostra giusta causa in due modi distinti ma correlati. L’informazione generalizzata e l’azione localizzata, senza lasciar spazio all’indulgenza. Vorrei potervi essere fisicamente vicino e sarei felice di incorrere in problemi giudiziari per una causa come la vostra, ma purtroppo mi trovo qui incasinato in un modo di cui neanche io ho idea, ma questa è un’altra storia.

Con rispetto per la vostra lotta,

Valerio Crivello carcere di Piacenza, 20 novembre 2013

 

Per scrivergli:

Valerio Crivello C.C. Via delle Novate 29100 Piacenza

 

da notav.info

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