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Casa: dopo tre mesi fuori dai domiciliari nove compagne/i di Giambellino/Lorenteggio

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Casa. Dopo ben tre mesi di domiciliari e gogna mediatica, con tanto di assurda quanto pesante accusa di “associazione a delinquere”, i nove compagni e compagni del Comitato Abitanti Lorenteggio-Giambellino sono liberi.

In queste ore è caduta, per loro, la misura restrittiva dei domiciliari, sostituita dall’obbligo di firma.

Contro di loro – sei compagni e tre compagne – erano finiti nel mirino di magistratura, media e politica il 13 dicembre 2018, con un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Manuela Cannavale con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di appartamenti Aler e alla resistenza a pubblico ufficiale.

“Accuse” a cui il Comitato Abitanti, attraverso la campagna “Siamo tutti Robin Hood”, aveva risposto con fermezza: “La procura – avevano scritto nelle ore successive al blitz – ci accosta a un racket per l’occupazione di case popolari sfitte facendoci passare per mafiosi, ben consapevoli che, al contrario di Aler, noi il racket lo abbiamo combattuto davvero. Dicono che siamo stati addirittura così sfrontati da voler affrontare l’emergenza abitativa, il degrado e l’incuria che circondano questo quartiere come tanti altri. Che ci siamo opposti a degli sgomberi che avrebbero lasciato delle case vuote e delle famiglie per strada. Che abbiamo organizzato manifestazioni, presidi, picchetti antisfratto e aiutato persone in difficoltà”

“Hanno ragione. Abbiamo fatto tutte queste cose. Abbiamo, tramite la solidarietà reciproca, aiutato tante persone con i più disparati problemi. In questa città in cui una stanza in periferia ti costa 600 euro abbiamo incontrato famiglie sotto sfratto, gente che ha deciso di occupare una casa vuota – alcune anche da 10 anni – per non restare più al freddo della strada e che ha ricevuto la nostra solidarietà nel momento in cui Aler e polizia si sono presentati alla porta per ributtarceli. Abbiamo lottato tutti uniti, italiani e stranieri, vecchi e giovani, assegnatari e occupanti con un semplice intento: lottare contro l’abbandono in cui le istituzioni ci hanno lasciato”.

“Ci sono più di 10mile case popolari vuote a Milano, perché non vengono assegnate a chi ne ha bisogno?  Ogni sgombero costa 10mila euro. Assegnare una casa non costa nulla. Rispediamo quindi l’accusa al mittente ribadendo che i veri mafiosi siedono nei consigli regionali, al comune, nel Cda di Aler. Abbiamo insomma deciso di unirci per non abbassare la testa. Non sarà una ridicola accusa a fermarci”.

Il processo inizierà il 2 aprile.

Con noi Clara, del Comitato Abitanti Giambellino – Lorenteggio di Milano. Ascolta o scarica

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