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“Per realizzare un sogno comune”: programma dell’incontro del 21-22 febbraio a Livorno

A partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.

Per aiutarci nell’organizzazione dell’accoglienza compila questo FORM

A partire dalla condivisione di un presupposto, ossia che il movimento “Blocchiamo Tutto” è stato un ciclo che si è parzialmente chiuso ma che porta in sé i germi di nuove possibilità, vorremmo guardare in prospettiva alla proposta che possiamo rappresentare. 

Ci interroghiamo, a fronte di un’accelerazione di dinamiche, soggetti che hanno acquistato protagonismo, pratiche significative capaci di incidere su un piano generale, quali siano stati gli elementi costituenti di quanto si è sviluppato, quali gli elementi organizzativi, quali gli elementi soggettivi da cogliere, alimentare, potenziare in un processo collettivo che sappia continuare il lavoro verso nuovi spazi che si apriranno e per anticipare tendenze che apriranno nuove contraddizioni da esplorare. 

Ci interroghiamo se le nostre forme politiche classiche, e le forme politiche classiche in senso generale, siano sufficientemente adeguate e vorremmo puntare alla costruzione di dimensioni che possano agevolare lo scambio, il confronto, l’approfondimento di certi rapporti, la formazione, con chi ha espresso ed esprime una soggettività autonoma nell’ottica di dare gambe a un’infrastruttura, un ecosistema, che permetta di alimentare controsoggettivazione e di aggregare su una proposta che abbia al centro il metodo. 

In una tendenza irreversibile di guerra e riarmo, ci chiediamo come dotarsi di strumenti utili perchè in ogni ambito e a vari livelli della società possiamo ricercare e promuovere capacità di organizzarsi, lottare e contrapporsi rispetto agli effetti della guerra mondiale (impoverimento, economia di guerra, suprematismo e violenza patriarcale, scarsità di risorse, arruolamento) e continuare a tenere vivi ed esplorare gli orizzonti di alternativa e autonomia che ogni lotta produce. Quali proposte organizzative siamo in grado di costruire per attrezzarci e attrezzare la società a rifiutare concretamente la guerra e insieme difendere condizioni di vita dignitose, materialmente e ideologicamente da essa minate? 

A fronte di questi elementi abbiamo pensato di strutturare un primo passaggio che abbia l’ambizione di non essere unico e una tantum quanto più di essere un passaggio che allarghi e che dia il via a un processo collettivo, a livello nazionale, senza confini che combacino con strutture organizzate ma che punti alla soggettività e alla formazione, capace di elaborare strumenti e proposte anche laddove non siamo, dove si apre la necessità di un lavoro militante, dove vi sono soggettività capaci di vederne le potenzialità. 

Questo primo passaggio si concretizzerà in una due giorni a fine febbraio in luogo da definirsi a cui vogliamo invitare tutte le esperienze e realtà che vedono la necessità e l’interesse di confrontarsi su questo livello, nell’ottica di un sogno comune non identificabile con un’ “area”, una “struttura”, un’ “organizzazione”, quanto più identificabile con l’ambizione di farsi parte attiva nel costruire spazi di continuità e di conflitto sui territori facendo tesoro del patrimonio collettivo conquistato con il movimento “Blocchiamo Tutto”, che non nasce dal niente ma da un sedimentare di una soggettività-contro. 

In quel terreno che rappresenta l’ambivalenza tra sistema e lotta al sistema stesso, occorre approfondire un livello di capacità militanti e controsoggettività, individuando quei nodi, scommettendo su quegli ambiti dove si possono sviluppare antagonismi (e siamo anche noi in quei nodi, non soltanto i “soggetti” che fanno parte delle nostre lotte, che vediamo lottare e con cui non siamo in contatto). E lì formulare delle ipotesi perché ne vediamo le condizioni di possibilità. 

Nel farlo guardiamo anche ai comportamenti della controparte che, su ogni scala tenta di disciplinare la società per scopi di guerra ed estrazione e inscrivere il codice della paura, della rinuncia preventiva, della delazione, nei comportamenti sociali. “Blocchiamo tutto” ha dimostrato come questo tentativo, possa essere sabotato, ma ci pone comunque l’interrogativo di ragionare di come organizzare autodifesa e conquistare agibilità sul lungo termine in percorsi di lotta incisivi e insieme riconoscibili da ampi strati di persone. 

Su questo livello possiamo esplorare, conricercando, sintonizzandosi con le possibilità di conflitto in quegli ambiti baricentrali per il sistema capitalistico, nella “fabbrica della guerra”, con quei soggetti che per la loro collocazione nella trama di questi rapporti risultano centrali, cercando anche di comprendere come la “fabbrica della guerra” investa ogni ambito della vita e quindi come in ognuno vi possano essere opportunità e necessità di ribellione e lotta.. Più che “se”, si tratta di “come” questa centralità si esprima e si rintracci. In questo senso possiamo sviluppare conoscenza e controscienza, riflettere e controusare tecnologia e comunicazione, formarci e formare in un processo continuo di risoggettivazione con l’obiettivo di potenziare nuovi soggetti collettivi che il ciclo di “Blocchiamo Tutto” ci ha fatto intravvedere per un momento in un processo di ricomposizione dal basso. 

In questo spazio possiamo scommettere al momento giusto per generare e sviluppare le lotte e potenziare il conflitto sociale, trasformando i rapporti di forza. Il metodo che abbiamo a disposizione è la conricerca che ci permette di anticipare queste tendenze per poter agire su di esse. In conclusione, porci l’obiettivo di aprire uno spazio di discussione e di formazione può andare in questa direzione, per formare capacità di ragionamento autonomo che moltiplichino gli spazi di possibilità. 

Di seguito i dettagli sul PROGRAMMA DELLE GIORNATE, qui si può scaricare il depliant di indizione della due giorni.

SABATO 21 FEBBRAIO ORE 11

I PARTE “Scenari”: comporre il quadro della fabbrica della guerra a partire dalle conoscenze conquistate nella lotta

I SESSIONE : Welfare, casa, lavoro

Il neoliberismo oggi porta, in forma estrema, i suoi effetti sulla mente e il corpo della società: i  fondi pubblici sono dirottati in ottica bellica, il che consolida un legame diretto tra le spese militari e la scarsità di fondi per le politiche sociali. Alla questione dell’accesso ai servizi minimi per garantire la riproduzione sociale si sovrappongono diverse direttrici: quella di genere, di razza oltre che di classe.  

L’inasprirsi delle tensioni belliche va di pari passo con la stretta securitaria e poliziesca all’interno dei confini nazionali oltre che alla riconversione bellica del settore produttivo. La direzione è chiara ma si declina in maniere diverse a seconda dei territori. Tenere insieme la complessità è la prima sfida di questo confronto. Città, paesi, campagne, tutti i territori e le infrastrutture si stanno riconfigurando per i nuovi scenari bellici. Gli effetti di questi stravolgimenti, più o meno veloci, sulle politiche abitative e lavorative sono ormai chiari: precarietà, assoggettamento ed espulsione. 

La forza lavoro è sempre più multietnica e il comando capitalista organizzato su basi patriarcali e suprematiste: razzismo istituzionale, precarietà abitativa e sanitaria, scuola come dispositivo di selezione, lavoro povero e informale, violenza poliziesca quotidiana,  costituiscono esperienze strutturali all’organizzazione della società classista contemporanea. Le cosiddette seconde generazioni nei quartieri popolari, le esperienze del proletariato in generale, producono conoscenza materiale del territorio, sapere che deriva dal confrontarsi con i dispositivi escludenti, patriarcali e paternalistici dell’organizzazione sociale e che costituisce un tassello fondamentale dal quale partire per l’organizzazione e il costituirsi comunità. 

L’accesso a quote di salario, l’assoggettamento alle piattaforme, il principio di scarsità che governa l’accesso ai servizi e alle capacità/beni della riproduzione sociale sono terreno di conflitto sempre più immediato, saltando le mediazioni del riformismo in direzione autoritaria e divenendo inconsistenti i corpi intermedi. In questo vuoto e bisogno di liberazione di massa, ci poniamo delle domande.

Domande per aprire la discussione 

  • Come tessere legami solidi e strutturati con chi vive sulla propria pelle la violenza abitativa, lavorativa, di vita? 
  • Come lottiamo e con quali obiettivi  all’interno dei quartieri popolari, nei posti di lavoro e sui territori?
  • Come costruire una proposta organizzativa in grado di intersecare diversi ambiti  casa, reddito, salute, lavoro) e riesca a coinvolgere e ricomporre componenti eterogenee della società ? 
  • Come vedere ed espandere legami comunitari che consentono di difendersi nell’oggi?

Pausa pranzo – RIPRESA ORE 14.30

II SESSIONE: Formazione

Negli ultimi anni, il mondo della formazione ha attraversato importanti cambiamenti. Diverse riforme, sia nelle Università che nelle scuole, rendono questi luoghi sempre più autoritari, inaccessibili e privatizzati. Il diritto allo studio viene sostituito dalla coercizione al lavoro, alla disciplina, alla competizione per trovare un posto in un mondo sempre meno a misura della gioventù e delle sue esigenze. Sbaglieremmo a vedere in questi cambiamenti una novità o una specificità propria di un governo di destra: sono in atto da decenni e seguono un piano preciso. Un piano che, soprattutto in questi ultimi anni, si sta sempre di più orientando verso la guerra.

Negli scorsi mesi, l’esperienza del movimento “Blocchiamo Tutto” ha mostrato un principio di presa di coscienza nella possibilità di bloccare la guerra a partire dalla propria vita, dai contesti che si attraversano ogni giorno: al lavoro, in classe, nelle strade. Questo movimento ha avuto un forte protagonismo giovanile e ha raccolto un’ampia partecipazione a partire dai luoghi della formazione, ricomponendo nelle piazze tutte le persone che attraversano la formazione. In questo processo studenti delle scuole, docenti dalla scuola primaria a quella superiore, ricercatori, dottorandi e studenti universitari si sono messi in gioco in tante forme differenti. 

A partire dalle esperienze di lotta prodotte nei mesi scorsi, vogliamo discutere delle trasformazioni che vediamo nelle scuole e nelle università. Dalle lotte del precariato universitario a quelle contro la privatizzazione di scuole e università; dalle mobilitazioni contro la militarizzazione e gli investimenti bellici a quelle contro il disciplinamento nei luoghi di studio… Tante sono le forme che prende la guerra nei contesti formativi ma tante sono anche le forme, spesso spontanee, di ribellione collettiva. Vogliamo unire questi puntini, tracciarne gli assi, delineare la nemicità della guerra nei luoghi formativi e ricomporre le resistenze, per riallargare le mobilitazioni e incidere concretamente nella fabbrica della guerra.

Domande per aprire la discussione

  • Quali trasformazioni concrete dei luoghi della formazione vediamo nell’attuale regime di guerra? Quali obiettivi le sottendono e come si articolano nel nostro lavoro e studio quotidiano?
  • In che modo si configura una riorganizzazione di questi contesti in funzione della guerra?
  • Quale riorganizzazione si è data anche in “risposta” al movimento “Blocchiamo Tutto”?
  • Come vengono modificati gli spazi, i tempi, i servizi, le regole? In che direzione vanno le riforme, gli investimenti, l’irrigidimento dei codici di condotta?
  • Quali forme prende invece la solidarietà, la presa di coscienza, la disponibilità a lottare delle persone a noi vicine?
  • Quali possibilità di unione e lotta vediamo a partire da quello che sta succedendo?
  • Da quali soggettività è stata composta la mobilitazione nelle nostre città? In che modo hanno espresso protagonismo, rispetto a quali nodi e bisogni?
  • Quali spazi costruire per aprire contraddizioni sulle trasformazioni che vediamo? In quest’ottica, sarà utile condividere anche quello che sentiamo ci serva per organizzarci in maniera efficace, capillare e continuativa, tematizzando cosa ci serve, che ancora non abbiamo, per incidere.

III SESSIONE: Infrastruttura militare-energetica sui territori

I territori sono al centro della ristrutturazione militarista del sistema capitalista: le “zone di sacrificio” non sono più eccezioni isolate, ma nuova norma per aree sempre maggiori. Basi militari, infrastrutture energetiche, snodi della logistica, reti dell’informatica, siti dell’industria innervano i territori in maniera capillare e diffusa rappresentando un problema effettivo per le comunità: dal punto di vista delle nocività, della decisionalità, del drenaggio di risorse, della devastazione ambientale, del coinvolgimento materiale nella filiera della guerra.

“Blocchiamo tutto” ha consentito di individuare nei flussi e negli snodi di questa vasta rete di informazioni-mezzi-merci un obiettivo praticabile su scala di massa, perchè vettore cardine, concreto e riconoscibile della guerra e del genocidio. I territori si trasformano in aree sempre più sature, poichè ogni centimetro di suolo considerato “vuoto” (un campo, un bosco…) è ora terreno di nuova espropriazione, speculazione e accumulazione. Questo è attualmente un campo di conflitto significativo e potenzialmente di enorme trasformazione, per il suo carattere irreversibile e per la domanda di alternativa che ci pone ogni qualvolta ci chiediamo: come smantellare queste enormi e nocive infrastrutture?

Domande per aprire la discussione

  • Quali trasformazioni concrete dei territori vediamo nell’attuale regime di economia di guerra? 
  • Quali sono i nodi in cui si configura una ristrutturazione in funzione della conversione bellica del territorio, qual è il ruolo dell’energia oggi? 
  • Come vengono modificati i flussi, servizi e infrastrutture? 
  • Quale tipo di narrazione le accompagna, quali tattiche usa la controparte per imporli? 
  • Quali resistenze sono nate da questi territori? 
A seguire è prevista una cena collettiva e una serata di socialità e musica presso l’Ex Caserma Occupata

DOMENICA 22 FEBBRAIO ORE 10

II PARTE “Orizzonti”: condividere prospettive e metodi per lotte e alternative a un pianeta in guerra

In questa tavola rotonda proponiamo di discutere intorno alle esperienze di lotta che abbiamo attraversato e stiamo tutt’ora portando avanti nei nostri territori a partire dall’evento centrale di “Blocchiamo tutto” e tenendo conto della discussione e dei contenuti del giorno precedente. 

Vorremmo provare a porci delle domande insieme su quali siano i metodi e le risorse positive delle nostre lotte, che cosa funziona e ci aiuta a rendere praticabili e partecipati i nostri obiettivi. Allo stesso modo, troviamo importante individuare i limiti e i bisogni che abbiamo, condividerli e discuterne insieme per scambiare strumenti, saperi ed esperienze che possano potenziare le lotte. L’obiettivo è mettere a fuoco “come” le nostre lotte possano essere efficaci, nel senso di raggiungere risultati effettivi, fare crescere una militanza consapevole e ambiziosa di lottare, maturare degli orizzonti di contrapposizione al sistema e trasformazione della realtà ricchi e condivisi: facciamo lo sforzo di mettere in comune questo “come” per rendere patrimonio collettivo strumenti utili alle lotte e alla relazione su scala dei territori d’Italia e delle isole. 

Domande

  • Quali sono i saperi e gli strumenti che impieghiamo nel costruire i nostri percorsi?
  • Quali per allargare la partecipazione, organizzare in modo efficace le lotte, costruire cooperazione e conflitto?
  • Quali mezzi e conoscenze possiamo condividere/costruire per una comunicazione che ambisca a essere punto di riferimento all’interno di sempre più ampi strati della società, nel costruire un punto di vista chiaro ed efficace che dia fiducia alle persone di organizzarsi e agire?
  • Quali limiti abbiamo riscontrato nelle lotte e su quali aspetti (per es. continuità, partecipazione, efficacia nel praticare degli obiettivi, adeguatezza dei mezzi comunicativi-linguaggi usati …)?

Prospettive, proposte e avanzamenti

Costruire potere in mezzo alla guerra: non aspettare la pace per organizzarci

  • Cosa stiamo difendendo e cosa stiamo costruendo?
  • Come si costruisce forza collettiva dentro la guerra?
  • Quali strumenti dare a questo percorso per andare avanti?

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