
Mappatura dal basso: geografia dell’infrastruttura della filiera bellica e aerospaziale del Piemonte
Abbiamo accolto all’interno del sito Mappature dal Basso, dove già si trovano le mappe dei comitati e quella del monitoraggio dei progetti speculativi, una nuova mappatura!
Un lavoro portato avanti dall’assemblea torinese Stop Riarmo che ha approfondito la filiera bellica sul territorio piemontese: la mappa raccoglie le aziende che hanno partecipato alla fiera dell’Aerospazio e della Difesa tenutasi a Torino, sino a ripercorrere il coinvolgimento di aziende che per logistica, componentistica o per i servizi di ricerca e in ambito ingegneristico collaborano alla produzione bellica sul territorio. Come viene sottolineato nella fanzine di presentazione “Questa suddivisione ha consentito di rendere visibile la struttura articolata della filiera sul territorio regionale e di distinguere tra semplice appartenenza al comparto aerospaziale e coinvolgimento documentato nella produzione o fornitura militare.”
Di seguito pubblichiamo la presentazione della mappa a cura dell’assemblea in cui viene raccontato il metodo e i criteri utilizzati per impostare il lavoro che è, come per quanto riguarda le altre mappe presenti sul sito, un processo collettivo che va sostanziato dunque da non considerarsi come compiuto ed esaustivo.
MAPPATURA DELLA FILIERA BELLICA PIEMONTESE
a cura dell’assemblea di STOP RIARMO
INTRODUZIONE
L’assemblea di Stop Riarmo è nata a maggio del 2025 con l’intento di costruire un percorso ampio ed eterogeneo contro il riarmo europeo, contro la guerra e contro chi finanzia il genocidio in Palestina. Pochi mesi prima, a marzo 2025, la Commissione Europea ha infatti presentato il Piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro da destinare alla difesa europea. Con questo piano sono state subito chiare le intenzioni dell’Europa: finanziare le fabbriche di armi e munizioni in supporto a una fantomatica difesa europea.
Nonostante il forte indebitamento, il progetto di riarmo procede grazie all’introduzione di deroghe ad hoc del Patto di Stabilità e Crescita. Anche le priorità dell’Italia si allineano a tutta l’Europa nel finanziare il settore della difesa e dell’aerospazio penalizzando i bisogni reali dei cittadini, dalla sanità pubblica all’educazione, dall’assistenzialismo ai territori.
Le potenti mobilitazioni a sostegno della resistenza palestinese hanno mostrato già da tempo la volontà di una parte della popolazione di non rendersi complice della macchina bellica che pone le sue radici anche nelle nostre città, nelle strade che attraversiamo ogni giorno e nei quartieri dove viviamo e lavoriamo.
A Torino è in atto un processo di riconversione che sposta la sua produzione industriale dal settore dell’automotive, antico motore della città e ora profondamente in crisi, a vantaggio del settore della difesa e dell’aerospazio. Sempre più aziende rientrano nella filiera bellica e sempre più istituzioni la sostengono con ricerca e finanziamenti (vedi il caso pubblicato da Irpi Media sui fondi Green destinati all’industria bellica).
Aziende come Leonardo e Thales collaborano sotto gli occhi di tutti con enti pubblici e privati, come il Politecnico di Torino e Intesa San Paolo. Un esempio lampante è la Città dell’Aerospazio in Corso Marche, un connubio che unisce sotto lo stesso tetto Leonardo, il Politecnico e il comune di Torino, dove la ricerca accademica e i soldi pubblici sono a servizio delle logiche della guerra.
Con l’assemblea di Stop Riarmo abbiamo deciso di produrre un’informazione tecnica utile per analizzare, comprendere e conoscere il territorio torinese e gli ambiti in cui la guerra e il genocidio vengono finanziati e prodotti. Una geografia da ripercorrere e conoscere per comprendere come si snoda la fabbrica della guerra nei nostri territori.
Questa iniziativa nasce da una necessità militante che non era più rimandabile e che pone le sue origini nelle mobilitazioni degli anni scorsi: puntare il nostro sguardo non solo sui luoghi colpiti dalla guerra ma anche su quelli in cui la guerra viene preparata.
Le figure che compongono la fabbrica della guerra sono molteplici: oltre agli attori principali (come le già citate Leonardo e Thales, ma anche Avio Aero per fare un ulteriore esempio), troviamo chi prende parte alla produzione (fornendo specifici componenti o lavorazioni meccaniche), chi la finanzia, chi ne favorisce le interazioni attraverso la logistica e il trasporto e chi ne agevola le implementazioni tecnologiche come le Università e i Politecnici.
Nel laboratorio di mappatura che vi presentiamo con questo opuscolo abbiamo mappato tutte le aziende che partecipano al settore dell’aerospazio e della difesa, ponendo il focus su Torino e i suoi dintorni.
Questo opuscolo prosegue con un’indicazione sul metodo di ricerca utilizzato e sulle fonti da cui abbiamo ottenuto le informazioni e successivamente si entrerà più nel concreto della mappatura. Al fondo si può trovare invece un QR code che porta direttamente alla mappatura online completa e quindi al risultato concreto della ricerca.
METODO DI RICERCA
La filiera bellica
L’obiettivo della ricerca è quello di mappare la filiera bellica ed evidenziare lo stretto legame tra tale settore produttivo e i nostri territori, con particolare attenzione al contesto piemontese. Per poter procedere in questa direzione, è stato necessario affrontare preliminarmente una questione fondamentale: come possiamo definire un’azienda “bellica”?
In senso stretto, la definizione rimanda alle imprese che producono direttamente armamenti, sistemi d’arma o piattaforme militari, quali velivoli da combattimento, droni, sistemi di difesa o veicoli militari. Tuttavia, fin dalle prime fasi del lavoro è emerso con chiarezza come la produzione militare contemporanea non si esaurisca nei produttori finali. Essa si configura piuttosto come una filiera complessa e stratificata, composta da industrie di meccanica di precisione, aziende di componentistica, imprese specializzate nel testing e nella certificazione dei materiali, società informatiche, centri di ricerca e servizi di ingegneria avanzata.
Un’industria bellica, dunque, non comprende esclusivamente le aziende che realizzano il prodotto militare finito, ma anche quelle che contribuiscono alla sua costruzione attraverso la fornitura documentata di componenti o sistemi destinati a programmi militari, oppure attraverso collaborazioni industriali con imprese operanti nel settore della difesa, quando tali collaborazioni risultino connesse a specifici progetti di natura militare, o analogamente eventuali rapporti con le forze armate per produzione o fornitura.
Dual use
In questo contesto, il confine tra produzione civile e produzione militare si presenta come labile. Una lavorazione meccanica di precisione, un software di controllo, un sistema radio o un materiale composito possono essere integrati tanto in un velivolo civile quanto in una piattaforma militare. Il dual use non costituisce dunque un’eccezione marginale, ma una caratteristica intrinseca del settore aerospaziale e, più in generale, delle industrie specializzate nella lavorazione meccanica di precisione.
La compresenza di usi civili e militari della medesima tecnologia produce una zona grigia difficilmente delimitabile. Nella maggior parte dei casi non è pubblicamente tracciabile la destinazione finale di un componente; le aziende raramente rendono note queste informazioni.
Questa ambivalenza non è soltanto un dato tecnico, ma una condizione che incide direttamente sul piano metodologico. Essa rende problematica ogni classificazione netta e definitiva delle imprese, imponendo un approccio fondato su categorie differenziate in base al diverso grado di prossimità al coinvolgimento diretto nell’industria bellica. Il dual use, in altre parole, obbliga a riconoscere la natura complessa della filiera aerospaziale nei suoi rapporti con la difesa.
Criteri di selezione
Alla luce della complessità definitoria e del problema strutturale del dual use, la ricerca ha adottato una serie di scelte di selezione. Sono state inserite nella mappatura tutte le aziende operanti nella filiera aerospaziale, comprese quelle per cui non è stato possibile accertare un coinvolgimento diretto in programmi militari. Tale decisione risponde a una duplice esigenza.
Da un lato, vi è un principio di rigore metodologico: evitare attribuzioni non supportate da evidenze pubbliche, non dovendo quindi distinguere arbitrariamente tra il coinvolgimento militare documentato e la semplice prossimità settoriale. Dall’altro lato, vi è una scelta di natura politica: non limitare il nostro sguardo ai soli produttori finali di armamenti, ma interrogarci sull’estensione dell’intera rete industriale che rende possibile il settore militare.
La mappatura non assume dunque che tutte le aziende incluse siano “belliche” in senso stretto. Al contrario, essa, pur operando una distinzione in categorie per le aziende esaminate, considera nei criteri di inserimento tutte le aziende, per la partecipazione a reti e iniziative di settore, che risultino coinvolte in tale filiera.
Criteri di categorizzazione
Per quanto riguarda l’area piemontese, è stata elaborata una classificazione settoriale delle aziende: spazio, lavorazioni meccaniche, servizi ingegneristici, ricerca e sviluppo, componentistica e imprese leader nel settore aerospaziale e defence. Questa suddivisione ha consentito di rendere visibile la struttura articolata della filiera sul territorio regionale e di distinguere tra semplice appartenenza al comparto aerospaziale e coinvolgimento documentato nella produzione o fornitura militare.
A livello nazionale, è stato invece preso in considerazione l’elenco delle aziende partecipanti all’Aerospace & Defence Meeting, utilizzato come indicatore di prossimità o interesse verso il settore aerospaziale e della difesa.
È necessario precisare che la partecipazione a tale evento non costituisce automaticamente prova di attività militare, poiché molte imprese vi prendono parte con riferimento esclusivo al comparto civile, come l’aviazione commerciale o il settore spaziale. Tuttavia, eventi di questo tipo non rappresentano semplici spazi espositivi neutri, ma luoghi di costruzione di reti industriali e di ricerca di nuove opportunità di partnership. Anche quando un’azienda non risulti ancora direttamente inserita in programmi di difesa, la scelta di partecipare segnala quantomeno un interesse ad avvicinarsi a tale filiera, a stabilire contatti con soggetti già operanti nel settore o a esplorarne le prospettive di sviluppo. Per questa ragione, la partecipazione all’Aerospace & Defence Meeting non è stata considerata un criterio sufficiente per qualificare un’azienda come bellica, ma è stata assunta come elemento rilevante per comprendere il grado di integrazione di tale filiera sul territorio nazionale.
Fonti
Le fonti utilizzate per la ricerca sono esclusivamente pubbliche e verificabili: elenchi ufficiali di partecipazione a eventi di settore (in particolare l’elenco ufficiale delle aziende partecipanti all’A&D meeting, consultabile online), siti aziendali, comunicati stampa, articoli di giornale e documentazione relativa a partnership e cataloghi di produzione.
Sviluppi futuri
Tra gli sviluppi futuri della ricerca vi è l’intenzione di integrare dati economico-finanziari, in particolare quelli relativi al fatturato, ai dipendenti, al fine di offrire una rappresentazione più precisa del peso effettivo della difesa all’interno delle singole realtà aziendali. Parallelamente, si prevede di estendere la mappatura all’intero territorio nazionale integrando e interagendo con i lavori di mappatura e inchiesta che si stanno sviluppando su tutto il territorio a partire da dimensioni di lotte e assemblee territoriali.
La mappatura è concepita come uno strumento aperto e in continua evoluzione: non si tratta di una classificazione definitiva delle imprese, ma di uno strumento politico dinamico, volto a rendere visibile la struttura reticolare della filiera aerospaziale e le sue possibili intersezioni con il settore della difesa. L’obiettivo è stimolare una riflessione critica sull’estensione e l’impatto di tale filiera sul nostro territorio, riconoscendo al contempo le ambiguità e i limiti epistemologici.
MAPPATURA
Città di Torino

In questo primo zoom della mappa abbiamo evidenziato il territorio corrispondente alla città di Torino. È facile notare come le aziende provenienti dal settore A&D non si concentrino soltanto nelle zone industriali periferiche, dove comunque se ne rileva una notevole quantità, in particolare nei comuni di Pianezza e di Beinasco/Orbassano, ma permeino profondamente anche il tessuto urbano. I segnaposto che si trovano nelle zone più prossime al centro-città sono perlopiù relativi ad aziende che forniscono servizi di consulenza o che sviluppano software, trattandosi dunque di uffici più che di stabilimenti produttivi, oppure si tratta di sedi legali di aziende i cui stabilimenti si trovano invece nelle zone industriali circostanti. Questo appare comunque come uno sforzo da parte delle aziende di acquisire uno status sociale “nobilitante”, comparendo nella vita quotidiana delle persone anche solo con una semplice insegna nei quartieri centrali e più frequentati. Non mancano comunque le eccezioni, tra cui spicca per dimensioni dello stabilimento quella della Safran Electronics & Defense (ex Collins Aerospace, prima ancora Microtecnica). In questo caso si tratta di un complesso di più edifici, sia gestionali e di rappresentanza che produttivi, collocati nel cuore del quartiere San Salvario.
Area del Canavese

Zoomando all’indietro sulla mappa, siamo andati ad evidenziare una porzione di territorio più ampia, che oltre alla città di Torino include la zona ovest del canavese fino alla città di Ivrea (che segna il confine con la Valle d’Aosta). La parte settentrionale della provincia di Torino risulta puntinata di aziende di dimensioni medio-piccole, dedicate principalmente alla produzione di componenti per aziende più grandi o alla fornitura di lavorazioni meccaniche di precisione. Fanno eccezione le due sedi Leonardo presenti nell’aeroporto di Torino Caselle, corrispondenti alle divisioni Elettronica e Velivoli dell’azienda di corso Marche.
Novara e Varese: gli aeroporti di Cameri e Malpensa

La terza area di interesse sulla mappa si trova al confine tra Piemonte e Lombardia, in corrispondenza dell’aeroporto militare di Cameri (NO) e del ben più grande scalo di Milano Malpensa a Ferno (VA). I segnaposto rossi in prossimità dell’aeroporto di Cameri corrispondono alla sede di Leonardo Velivoli chiamata FACO (Final Assembly & Check-Out facility), dedicata all’assemblaggio degli F-35 italiani, olandesi e svizzeri, e alla sede produttiva di Avio Aero (GE Avio Srl) dove si producono componenti dei motori aeronautici tramite additive manifacturing (stampa 3D). Il segnaposto blu scuro identifica invece la Mecaer Aviation Group, che produce attuatori e controlli di volo per velivoli ad ala fissa e rotante.
Attraversando il confine regionale, spicca il segnaposto rosso di Cascina Costa, immediatamente a ridosso dell’area aeroportuale di Malpensa. Si tratta di un ulteriore sito Leonardo, che sorge laddove nel secolo scorso aveva visto la luce l’azienda di elicotteri Agusta. Quest’ultima, fornitrice di elicotteri per l’esercito italiano fin dagli anni ’70, è stata ora trasformata in toto nella divisione Leonardo Elicotteri. Alcune delle altre aziende segnalate nelle aree di Samarate e Somma Lombardo sono ditte fornitrici di sistemi avionici (elettronica di bordo) o idraulici (attuatori), nonché incaricate dell’assemblaggio di parte dei velivoli.
Lo scenario nazionale

L’ultimo focus può essere infine posto sull’intero territorio nazionale. Oltre alle già analizzate aree del Piemonte, si può notare come esistano dei veri e propri cluster produttivi che concentrano un numero elevato di aziende in aree industriali di notevole interesse territoriale. Si evidenziano in particolare il caso di Roma, dove troviamo le sedi italiane di alcune aziende leader del settore A&D, come il consorzio europeo MBDA (che produce sistemi missilistici) e la tedesca Rheinmetall (che nel centro romano progetta radar militari), e il cluster napoletano, dove c’è un’elevata presenza di aziende dedite alla meccanica di precisione per applicazioni aeronautiche.
PER LA MAPPATURA COMPLETA ONLINE
Questa mappatura è stata pubblicata sul sito “Mappature dal Basso”, realizzato dalla rete Confluenza in collaborazione con il Movimento No Base, che a sua volta aveva già avviato un lavoro simile. Sul sito è già presente un progetto di mappatura, che pone l’attenzione su infrastrutture e progetti dannosi per i territori e dal quale abbiamo preso ispirazione. Il metodo comune è l’utilizzo della piattaforma Umap e la nostra mappatura in questo contesto si colloca quindi come un approfondimento sulla questione bellica.
QUI L’OPUSCOLO SCARICABILE
Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.
aerospazioaziende bellicheblocchiamo tuttocomitati territorialidual usefabbrica della guerraINDUSTRIA BELLICAinfrastrutture bellichemappatura dal bassopiemonte








