InfoAut
Immagine di copertina per il post

Non è sicurezza, è repressione: l’Italia entra nell’era dello Stato di polizia

Da Osservatorio Repressione

Un attacco sistematico alle libertà costituzionali nel silenzio imposto dall’emergenza permanente. Due nuovi pacchetti sicurezza: ulteriore criminalizzazione del dissenso, fermi preventivi, zone rosse senza limiti, scudo penale agli agenti: la democrazia arretra mentre avanza l’autoritarismo violento di Stato

C’è una parola che il governo evita con cura, mentre la pratica la impone ogni giorno: repressione. L’Italia che sta prendendo forma sotto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non è semplicemente più severa; è più povera di diritti, più diffidente verso i cittadini, più aggressiva verso chi dissente. È un Paese in cui la sicurezza diventa il grimaldello per restringere libertà fondamentali, e l’ordine pubblico la scusa per normalizzare l’eccezione.

Due nuovi pacchetti “sicurezza” sono pronti a irrompere nell’ordinamento: un decreto legge e un disegno di legge. Sessantacinque misure confezionate dai tecnici del Viminale, pronte a essere selezionate a Palazzo Chigi. Il metodo è noto: rapidità, blindature, riduzione degli spazi di discussione. Il risultato è altrettanto chiaro: una stretta definitiva contro il dissenso.

Zone rosse permanenti, diritti a tempo determinato

Le città diventano mappe di esclusione. Le “zone rosse” non saranno più eccezioni motivate da urgenze, ma strumenti ordinari, rinnovabili, espandibili, sottratti a un vero controllo. Basterà una segnalazione, persino una denuncia, per essere allontanati da interi quartieri. Il diritto di circolazione viene trasformato in privilegio revocabile.

Alle telecamere ovunque si aggiungono tecnologie biometriche negli stadi e nei luoghi pubblici, mentre perquisizioni e controlli nelle manifestazioni diventano prassi liberalizzata. Non servono più motivazioni stringenti: basta la parola “sicurezza”. Così, il sospetto sostituisce la prova; la prevenzione divora la presunzione d’innocenza.

Il dissenso come reato amministrativo

È qui che il disegno si fa apertamente autoritario. Fermi “preventivi” fino a 12 ore per chi “potrebbe” disturbare un corteo. Multe fino a 20mila euro per chi manifesta senza autorizzazione, devia un percorso, non si scioglie abbastanza in fretta. Sanzioni amministrative pesantissime, senza le garanzie del diritto penale, pensate per scoraggiare, intimidire, svuotare le piazze.

Basta una condanna non definitiva — persino una denuncia — per subire divieti di accesso alle infrastrutture urbane. Il messaggio è brutale: protestare costa caro. E se sei povero, giovane, precario, il costo è proibitivo.

Migranti: il diritto speciale dell’eccezione

Per i migranti si consolida un diritto speciale, più duro e meno garantito. Nei CPR — luoghi di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso reati — arrivano regole di rango primario dopo il richiamo della Corte costituzionale, ma l’impianto resta punitivo. Addio al gratuito patrocinio automatico contro l’espulsione. Obbligo di “collaborare” all’identificazione. Rimpatri accelerati. Ricongiungimenti familiari compressi.

Le navi delle ONG tornano nel mirino, con interdizioni decise dall’esecutivo in nome di una “pressione migratoria eccezionale”. Anticipazione di norme europee non ancora in vigore sui “paesi terzi sicuri”, riduzione del controllo dei giudici sul trattenimento. Traduzione politica: deportazioni più facili, giustizia più debole.

Minori e povertà educativa: punire invece di capire

Ai ragazzi si risponde con l’ammonimento del questore già tra i 12 e i 14 anni, con sanzioni ai tutori, con arresti in flagranza e misure cautelari. Coltelli, stupefacenti, perfino veicoli confiscabili: la guerra simbolicacontro il disagio giovanile ignora le cause sociali e investe tutto sulla punizione. È l’ennesima scorciatoia: meno scuola, più manette.

Scudo agli agenti, silenzio sui controlli

Mentre i diritti dei cittadini arretrano, le tutele per le forze di polizia avanzano. Arriva lo scudo contro l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in presenza presunta di cause di giustificazione. Niente sospensione dal servizio. Premi di carriera. Nelle carceri si rafforzano le operazioni sotto copertura. L’equilibrio dei poteri si inclina: chi controlla viene controllato meno.

L’ipocrisia al potere

La destra che oggi riempie le carceri di dissenzienti è la stessa che versa lacrime di coccodrillo per la repressione in Iran. Denuncia gli autoritarismi lontani mentre costruisce, passo dopo passo, un ecosistema repressivo domestico. È un doppio standard morale che non regge alla prova dei fatti.

Il vicepremier Matteo Salvini rivendica il pacchetto come una vittoria politica. È una vittoria, sì — contro la democrazia liberale, contro il conflitto sociale, contro l’idea che la sicurezza nasca da diritti più forti e non da libertà più deboli.

Un Paese da incubo (se non reagiamo)

Questo non è ordine: è normalizzazione dell’eccezione. Non è sicurezza: è paura amministrata. Non è tutela: è punizione preventiva. Se passa l’idea che il dissenso sia un problema di polizia, allora la politica ha già abdicato.

La domanda non è se queste norme renderanno l’Italia più sicura. La domanda è quanto spazio resterà alla libertà quando la sicurezza diventa una clava e il cittadino un sospetto permanente. La risposta dipende da quanto saremo disposti a difendere, oggi, ciò che domani potrebbe non esserci più.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Divise & Poteredi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Genova: in ogni caso nessun rimorso.

Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna

L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui viviamo.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Carta per la transizione popolare e un’energia autonoma dagli interessi delle grandi industrie

Durante il weekend di iniziative a difesa dell’Appennino è stata prodotta una carta a partire dal confronto tra i vari comitati presenti. La trovate di seguito con l’invito a diffonderla e stamparla!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane

Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Porto di Livorno, nodo nevralgico della filiera militare

Il porto di Livorno rappresenta uno snodo logistico importante per tutto il Mar Mediterraneo. E’ uno dei cinque principali porti italiani sia in termini di traffico di merci varie, sia in termini di TEU, sia in termini di traffico passeggeri.