InfoAut
Immagine di copertina per il post

La morte del lavoro

Oggi scrivere dell’omicidio sul lavoro di Andrea Moretti, operaio rocciatore, non è facile.

Nel farlo esprimiamo la nostra vicinanza ai suoi colleghi e familiari. In questo paese sul lavoro muoiono in media 3 persone al giorno. Una statistica mostruosa che cela il più grande rimosso di questo Paese inebetito e fermo: le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Raramente questi fatti “fanno notizia”, si legga: interessano ai padroni e magnati che possiedono in poche mani la stragrande maggioranza dei giornali e telegiornali italiani. Ma per le persone a cui erano legati, per i territori in cui abitavano, queste “notizie” pesano come macigni e sono all’ordine del giorno. 

Chi muore di lavoro ha tutte le età e le cause sono quasi sempre le stesse: mancanza di dispositivi di sicurezza, orari esasperanti, stanchezza, imprevisti, avarizia del padrone o padroncino di turno che ha risparmiato sui materiali eccetera eccetera. Ed è così a prescindere da questo caso in particolare su cui speriamo si arrivi a fare chiarezza.

Questa volta però è successo in un posto “speciale”, il Colosseo, e questo ha determinato una canea mediatica e lo sciacallaggio di politicanti di ogni risma. Perché, in un giorno a caso della settimana scorsa, non si sono accalcati in un altro posto della penisola per un altro lavoratore morto in circostanze simili? Perché sono principalmente degli ipocriti, che non si fanno scrupoli ad usare la morte di un ragazzo per mettersi in mostra. Si, ma non solo. Andrea è morto sul loro palcoscenico, in centro alla Capitale, e allora non si può permettere che qualche sindacato confederale, venduto quanto loro, possa dire che non gliene importi. E allora si scrivano profluvi di inchiostro andando ad indagare fino all’ultimo dettaglio: la biografia, la tragedia, il dolore devono essere spettacolarizzati perché migliaia di altri morti rimangano nascosti, senza nome. 

I giornali padronali ci devono pure deliziare con articoli che descrivono l’antica origine del mazzetto di fiori che quel mentecatto del ministro Giuli ha portato in dono, a favor di telecamera, al defunto. Da persone comuni che hanno passato, nostro malgrado, la vita a lavorare e a sentire decine di storie di morti e infortuni, abbiamo la nausea. Ci consola solo il fatto che magari questa esposizione mediatica possa portare qualche tipo di “giustizia” alla famiglia. Poi sfilano i sindacalisti confederali che, in giacca e cravatta, si mettono in mostra senza neanche degnarsi di indicare le vere cause di tutti questi incidenti. Ma come si fa a prendere sul serio chi molto probabilmente non si fa un turno di lavoro da 20 anni o più, e che sta lì perché deve tutelare il suo stipendio da sindacalista?

Il giorno dopo, o quello dopo ancora, tutto sparisce e si viene dimenticati dai giornali. Tutto torna nella opprimente normalità. 

Il problema enorme da affrontare sono le condizioni in cui lavoriamo e la rispettiva paga. I salari nel nostro paese sono il margine di profitto maggiore per le aziende. Sui salari si scarica tutto: crisi, incapacità di sopravvivere nel mercato globalizzato, i benefit per i manager. Ora ci dicono pure di voler spostare ancora l’età pensionabile, perché anche la pensione è salario, stipendio, paga.

Ma cosa c’è dietro quei soldi? Dietro quelli che ci mettono in busta paga e dietro quelli delle trattenute che dovrebbero pagare i servizi essenziali. Ci sono le nostre vite, soprattutto i nostri interessi, le nostre capacità di realizzarci come persone. Se i soldi non bastano allora siamo infelici e fatichiamo ad arrivare alla fine del mese, ci stressiamo, ci auto sfruttiamo con un altro lavoretto extra. Ma quei soldi rappresentano un doppio ricatto e un doppio potere. Sono il ricatto di monetizzare quello che sappiamo fare e di imprigionarlo in mansioni spesso ripetitive e che non ci appartengono più, che realizziamo per qualcun altro, per fini non nostri. Sono il ricatto per tenerci attaccati agli interessi di qualcun altro, altrimenti non mangiamo e consumiamo. Hanno il potere però di essere un costo ineludibile per le aziende: senza stipendio, per quanto misero, niente lavoro e quindi niente profitto. Lo stipendio ha il potere di aumentare a parità di lavoro messo in campo dai lavoratori, anche se non ci crediamo quasi più. Nulla lega i soldi alla nostra mansione, a parte le lacrime di chi si divide i profitti aziendali, all’attività concreta che svolgiamo.

Il lavoro è l’insieme di tutto questo: è una catena, che può consumarci piano piano, ucciderci o mutilarci. Finirla con le morti sul lavoro, accidentali o per colpa dei padroni, vuol dire farla finita con il lavoro, ogni altra opzione non può funzionare. Di fronte alla morte dovremmo fermarci un attimo a pensare che l’attività umana e il funzionamento della società può basarsi su qualcosa di diverso.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Editorialidi redazioneTag correlati:

colosseoGiulilavoromorte sul lavororomasindacati

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sciopero generale: l’Italia si blocca

Giornata di sciopero generale: numeri ancor più massicci delle prime manifestazioni dell’autunno scorso. Blocchi in tutta Italia e cortei da decine di migliaia di persone, dalle metropoli alle province.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma: alcune riflessioni sul corteo di ieri contro carovita ed economia di guerra

Ieri mattina il clima a Roma era surreale per giorni non avevano fatto altro che militarizzare sempre di pro la città e cercare di dissuadere le persone dallo scendere in piazza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Meloni fallisce: l’Italia vuole tutto

L’Italia si sta ribellando al carovita di guerra ed è ciò che i giornali e il governo non possono ignorare. Centinaia di migliaia di persone sono tornate a manifestare anche sabato 24 ottobre da nord a sud, mettendo evidentemente in crisi Meloni e la sua cricca.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il 30 ottobre scendiamo in piazza uniti!

Il 30 ottobre sarà sciopero generale. Sarà una grande occasione per tornare in piazza, in tanti e tante, in tutte le piazze d’Italia per far sentire la voce di questo grande movimento che sta nascendo contro la guerra e il carovita. Grazie all’Unione Sindacale di Base ci sarà la possibilità per molti di poter scioperare e non entrare a lavoro e a scuola.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Italiani veri

Contro il carovita, contro il caro carburante e quindi anche contro la guerra. Piazze di molte città d’Italia in questo 17 ottobre si sono riempite in aperta opposizione al governo Meloni, causa della crisi sociale dilagante. Piazze piene anche oggi quindi, dopo una giornata di mobilitazione studentesca significativa per tutto il Paese.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

I giovani lo sanno.

Oltre 40 città si sono mobilitate nella giornata di sciopero studentesco di venerdì 16 ottobre. Il tema è chiaro: contro la guerra e contro chi vuole mandarci in guerra. Una guerra che si traduce in crisi sociale e impoverimento a tutti i livelli, la scuola è uno di questi.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

E’ la bolla: quanta energia nelle mani dei padroni

Stiamo entrando mani e piedi in un sistema di capitalismo finanziario in cui l’energia è la principale merce di scambio.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Elezioni 27: i partiti di fronte alla guerra e le basi materiali del movimento 

Le elezioni del 2027 si avvicinano, nessuno sa ancora bene quando saranno, ma la macchina elettorale e la conseguente campagna martellante è già partita alla grande.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

UniTo: dentro l’università della guerra digitalizzata e lo human-washing. Accogliamo le sfide del presente.

L’anno accademico a Torino si apre con la decadenza di 19 clausole etiche in materia di dual-use e accordi bellici. Proviamo ad analizzare più da vicino cosa questo significa e di che processo si fa portavoce. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

(E)lezioni tedesche

Chiamati alle urne gli abitanti del land della Sassonia-Anhalt hanno scelto: oltre il 44% dei voti è andato all’Alternative für Deutschland.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Renoize 2026

Qui di seguito le info per partecipare al festival in ricordo di Renato Biagetti da Radio Onda Rossa.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Roma: presidio permanente fuori da Spin Time Labs. “Da qui non se ne va nessun3”

Il Viminale prova ad approfittare di un incidente – un principio d’incendio – per aggiungere una spunta alla lista degli sgomberi. Siamo a Roma, in via Santa Croce in Gerusalemme, sede di Spin Time, occupazione abitativa e spazio sociale della Capitale. 

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Governo, istituzioni, cricche di potere: giù le mani dalla lotta dei disoccupati e delle disoccupate organizzati di Napoli

La lotta delle disoccupate e dei disoccupati organizzati di Napoli è ad un passaggio cruciale. E sostenerla attivamente è oggi un dovere per tutti quelli che non sono dei ciarlatani.
Vediamo perché.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

607 giorni dopo Tarek esce dal carcere

Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

“Silenzio stampa”: una video-inchiesta di Restiamo Umani media

E’ appen uscita la video-inchiesta realizzata da Restiamo Umani che ha l’obiettivo di squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni in relazione a certe frange del sionismo militante. A partire dalle testimonianza di chi ha subito le aggressioni di matrice sionista negli scorsi mesi a Roma nasce un’inchiesta.