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Governo, istituzioni, cricche di potere: giù le mani dalla lotta dei disoccupati e delle disoccupate organizzati di Napoli

La lotta delle disoccupate e dei disoccupati organizzati di Napoli è ad un passaggio cruciale. E sostenerla attivamente è oggi un dovere per tutti quelli che non sono dei ciarlatani.
Vediamo perché.

da: il pungolo rosso

Dopo una strenua mobilitazione, iniziata dieci anni fa dal Movimento 7 novembre, e diventata poi una lotta congiunta tra questo Movimento e il Cantiere 167 Scampia, le istituzioni centrali e locali erano state costrette a dare il via libera ad un percorso al lavoro stabile e sicuro di 1.200 disoccupati/e.
Diciamo: “erano state costrette” perché la lotta, con la sua irriducibile tenacia e con la sua intelligenza tattica, aveva saputo affermare con i fatti la possibilità di conquistare un lavoro senza strisciare – da singoli individui in concorrenza tra loro – davanti a nessun boss della politica o della camorra (ci sono differenze?). Conquistare non un lavoro qualsiasi, ma un lavoro finalizzato a bisogni sociali reali: la manutenzione del verde, la tutela e pulizia dell’ambiente, l’accoglienza museale, e simili. 
Non stiamo qui a raccontare l’interminabile sequenza di rinvii, scaricabarile, ostacoli burocratici, trabocchetti, manovre aperte o coperte, minacce, denunce, processi, arresti, avvisi di pericolosità sociale, messi in atto per seminare paura, scoraggiamento, divisioni, e per provocare una “guerra tra poveri” – resi vani dalla esemplare resistenza dei disoccupati/e organizzati intorno alle loro avanguardie.
L’agguato del click day del 10 luglio 2025 è stato l’apice dei tanti tentativi precedenti di dividere e scompaginare il movimento di lotta. Un agguato che, alla fin fine, è anch’esso fallito perché, con molto impegno, si è ricostituita l’unità tra quanti avevano lottato, e si sono stabiliti buoni rapporti anche con chi si è aggregato alla platea solo alla fine.
Fino a che si è arrivati alla svolta, con la firma solenne di un’intesa tra ministero del lavoro, regione, prefettura, comune metropolitano e città di Napoli per la formazione e l’avviamento al lavoro di 1.200 disoccupati/e. Con la partenza del relativo percorso, e la sottoscrizione di centinaia di contratti individuali.
Senonché nei giorni scorsi, per regolamenti di conti interni alle cricche di potere delle destre al governo, con sullo sfondo le imminenti elezioni, è arrivata dal ministero del lavoro l’improvvisa sospensione del progetto per il mancato rispetto di non si sa quali procedure.
I violatori sistematici di ogni regola, i ladri professionali di legalità, i produttori seriali di leggi e prassi ad uso privatistico e personale, ora si sono messi con la lanterna in mano a cercare la virgola che manca, o è stata messa al posto del punto o del punto e virgola! Gli stessi che trovano in due giorni decine di miliardi per le guerre, ora pretenderebbero – in nome del “corretto uso dei fondi pubblici” – di mettere in discussione uno stanziamento, per fini sociali, di pochi milioni di euro.
E’ una vergogna, una provocazione in piena regola.
Che ha ricevuto subito una risposta di lotta unitaria del movimento: ieri l’occupazione del Duomo (a cui è seguita una netta presa di posizione di sostegno da parte del vescovo di Napoli); oggi la protesta è entrata nel Museo archeologico e si è fatta sentire nelle strade della città.
Queste le sacrosante richieste messe in campo:
1) Ripresa regolare e corretta del progetto di tirocinio lavoro subito.
2) Pagamenti degli assegni d’inclusione per i beneficiari dell’Adi o SFL senza ricalcolo.
3) Garanzie sui tempi di ripresa del tirocinio-lavoro e futuro occupazionale.
Chiamiamo tutte le realtà di lotta sindacali, territoriali, politiche, i comitati, i siti, le tv e le radio libere, ad affiancarsi attivamente al movimento dei disoccupati e delle disoccupate organizzati di Napoli perché la loro lotta ci riguarda tutti.
E’ una lotta collettiva contro la precarietà, la povertà, il clientelismo, le cricche di potere che speculano sulla disoccupazione, e – al fondo – contro l’economia di guerra che pretende sia azzerata ogni spesa statale per i veri bisogni sociali. Contro chi pretende che i proletari, anziché lottare e organizzarsi per le proprie necessità vitali ed i propri interessi, si mettano sull’attenti e in fila indiana a marciare da bravi soldati della patria a loro nemica.
Il Movimento dei disoccupati organizzati 7 novembre non ha mai fatto mancare a nessuna lotta la sua generosa solidarietà – sia quando si è trattato delle lotte dei facchini della logistica o della GKN, sia quando si è trattato di porsi al fianco del movimento per la Palestina, o delle proteste ambientaliste, studentesche, territoriali (a Bagnoli, ad esempio), anti-militariste, anche fuori dall’Italia.
E forse anche per questo c’è chi prova per l’ennesima volta a punirlo, mentre dentro le istituzioni altri fanno i pesci in barile anziché pretendere che siano rispettati i patti da loro stessi firmati.
Ecco perché questo è il momento di stringersi con ogni forma di solidarietà intorno a questa lotta. E difenderla dall’ennesima aggressione del governo Meloni e delle istituzioni – una aggressione che deve essere ricacciata indietro e sconfitta.

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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