
No justice no peace: verità e giustizia per Fakir!
Condividiamo l’appello verso il 12 settembre 2026 giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi a Bologna a seguito dell’omicidio di Fakir diramato dalla Piattaforma di Intervento Sociale.
È passato un mese e mezzo da quando lo scorso 19 luglio, nel rione Pilastro di Bologna, Abderrahim Fakir veniva ammazzato da un intervento di polizia. Il tutto davanti alla telecamera accesa di uno smartphone tuttora volontariamente ignorata. Perché ancora non esiste verità o giustizia per una morte violenta, dovuta ad un limpido abuso di potere e registrata in video minuto per minuto. E mentre si nega l’evidenza, ci si cinge a proteggere ed encomiare i due carnefici: dai crowdfunding a loro favore, alla loro repentina reintegrazione in servizio sulle volanti a partire dal primo settembre.
Ma proprio quelle immagini che tuttora si cerca di insabbiare, fin dal 19 luglio stesso hanno parlato chiaro per migliaia e migliaia di persone che hanno sentito l’irrefrenabile necessità di scendere in strada, di opporsi a questa barbarie. Perché sappiamo bene quanto purtroppo l’omicidio di Fakir non sia un caso isolato, ma la punta di una normalità sociale che a diverse intensità riproduce violenza, razzismo istituzionale e impunità per chi ha posizioni di potere, negli ultimi tempi aggravata dal suprematismo. Una normalità feroce soprattutto per le persone razzializzate, dalle ronde antimigranti all’odio diffuso sui media e ostentato dai partiti razzisti, dal ricatto del permesso di soggiorno all’aggravato sfruttamento sul posto di lavoro, possibilità di studio non garantite e profilazione razziale nei quartieri, fino ad arrivare alla morte violenta come in questo caso. Una morte inflitta dalle mani di chi rappresenta lo Stato, che, sia nella violenza fisica ripresa nel video che negli artifici retorici che continuano ad essere propinati per difenderla, essenzialmente rivendica la possibilità discrezionale all’abuso. Ma Bologna ha immediatamente riconosciuto da che parte stare, generando una potente risposta di rabbia e solidarietà la sera stessa dell’omicidio, nello sciopero all’Interporto e nella rivolta in centro del 20 luglio, nell’assemblea di massa del 22, nella marcia popolare al Pilastro del 26. Una risposta per Fakir, certamente, e per tutte e tutti.
Oggi è necessario impegnarci affinché quella mobilitazione abbia capacità di durata, oltre alla sola risposta immediata. È necessario continuare a pretendere verità e giustizia per Fakir, perché è sempre più spudorata la volontà di mettere a tacere questa vicenda. È necessario combattere razzismo e violenza poliziesca, creando autodifesa popolare, contrapponendosi con forza alla pericolosità dello scudo penale, tenendo alta l’attenzione pubblica sul caso di Fakir.
Per questo sabato 12 settembre ci sarà una nuova presa di parola pubblica, una giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi, con tavoli di lavoro, una assemblea generale e un concerto. Questa vicenda è infatti lo specchio di un mondo, un mondo da rovesciare. Una giornata indipendente e popolare, che vuole essere uno spazio di discussione e di immaginazione per dare continuità alla mobilitazione, guardando alla possibilità di costruire in autunno una manifestazione e uno sciopero. Per uscire dalla logica dell’eccezionalità e per continuare a gridare “Mai più!”.
D’altra parte, nell’ultimo anno Bologna è stata al centro di potenti processi di lotta e di risposte repressive. Dalla giornata del 22 settembre 2025 a tutte le successive intensissime giornate per la Palestina fino ad arrivare alla mobilitazione per l’omicidio poliziesco di Abderrahim Fakir di fine luglio 2026, si sono dispiegati blocchi di massa, occupazioni, rivolte, scioperi, contestazioni, cortei oceanici, piccole e grandi iniziative in tutta la città. È emersa una geografia di lotte e conflitti sociali molteplici, ricca e articolata in tanti contesti, soggetti e tematiche. Al contempo, l’anno che ci lasciamo alle spalle ha anche visto un forte inasprimento di diverse forme repressive, con centinaia di denunce, misure cautelari, DASPO, arresti per il dissenso politico, ma anche sperimentazioni di zone rosse, profilazione razziale, narrazioni mediatiche tossiche contro giovani e persone razzializzate.
In qualche misura, la violenta morte di Abderrahim Fakir contiene e ha svelato tutto questo. Un uomo di 42 anni che necessitava di aiuto ammazzato nella periferia del Pilastro a causa del colore della sua pelle. Ma anche una potente mobilitazione a seguire fatta di rabbia e dignità, sdegno, indignazione e solidarietà. Al contempo, la biografia di Abderrahim Fakir ci racconta della quotidiana violenza dell’assenza di documenti e del ricatto del permesso di soggiorno, della minaccia costante dei centri di detenzione per migranti e dei controlli polizieschi con standard razziali, della differenza tra “vite di serie A e di serie B”, “territori di serie A e di serie B”.
Con il 12 settembre vogliamo rilanciare una lotta in grado di mettere al centro la contrapposizione al razzismo istituzionale, guardando al razzismo più in generale come a un dispositivo che in modo trasversale gerarchizza la società, impoverisce e indebolisce il lavoro e le classi popolari e si esprime con violenza sui corpi e sui territori. Un percorso che si muove in modo indipendente e dal basso, fuori dalle logiche della rappresentanza. Un percorso che chiede di convergere sui soggetti in lotta e rinnova la sfida a immaginare una manifestazione che si muova assieme alla convocazione di uno sciopero.
In tal senso la giornata inizierà con alcuni cerchi di discussione in parallelo che si propongono di approfondire specifiche contraddizioni o terreni di conflitto. Dopodiché ci ritroveremo in assemblea plenaria per restituire le discussioni e ragionare su come rilanciare la mobilitazione. Al termine dei lavori, un concerto solidale chiuderà la giornata per raccogliere fondi per la famiglia di Abderrahim Fakir, come aiuto generale e per le spese processuali e funerarie.
Per un percorso di lotta contro razzismo e violenza poliziesca
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