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7-8-9 marzo, sciopero transfemminista

È finita ieri la tre giorni di mobilitazione e sciopero globale femminista e transfemminista, indetta per il weekend dell’8 marzo.

In più di sessanta città italiane sono stati organizzati presidi, cortei, manifestazioni e contestazioni, partecipati da decine di migliaia di persone. Un weekend di lotta che si inscrive in una più ampia mobilitazione contro la violenza di genere, la guerra e la precarietà. 

“Le nostre vite valgono, noi scioperiamo” lo slogan scelto da Non Una di Meno per la piattaforma politica degli scorsi giorni, indicando nei territori la pratica dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal genere e dai generi. Manifestazioni e presidi il 7-8; lo sciopero il 9, indetto anche dalla CGIL e dai sindacati di base.

Centrale è stata la partecipazione dalle scuole e dalle università, dove, tra cortei interni, presidi, iniziative sociali e scioperi – soprattutto nella giornata di ieri -, le giovani hanno dimostrato cosa vuol dire opporsi alla violenza di genere e attaccare le strutture di dominio che permeano anche i luoghi della formazione. Ormai, anche al di fuori dei momenti di immediata risposta ai femminicidi che vengono mediatizzati si evince un costante lavoro ed esigenza che dal basso costruisce rapporti, contro percorsi e possibilità di lotta. 

Già il 28 febbraio, 10mila persone si riunivano a Roma per il corteo nazionale contro il DDL Bongiorno, inaugurando una mobilitazione permanente contro il disegno di legge bipartisan sulla violenza sessuale, nel quale viene sostituito il consenso con il modello interpretativo del dissenso. Un percorso che coinvolge le reti transfemministe di tutto il Paese e che vede una convergenza estesa contro l’ennesimo rafforzamento del dominio patriarcale sulla società.

La grande partecipazione che si è vista in questi giorni mostra ancora quanto la questione di genere rappresenti un nodo di mobilitazione centrale, anche inserito in un quadro di relazioni sempre più evidenti tra patriarcato, autoritarismo e guerra. 

In questo senso, il movimento per la Palestina ha dato le indicazioni per tracciare in maniera più definita i nessi strutturali che legano la controffensiva patriarcale degli ultimi anni alla deriva bellica che viene imposta alle persone dalle potenze imperiali.

Se la controparte, su un piano globale, sta tentando – anche con successo – di riprendere il terreno tolto dalle ondate dei movimenti femministi e transfemministi degli ultimi anni, lo sciopero esteso degli ultimi tre giorni fornisce quanto meno l’evidenza di un vettore su cui costruire proposte e percorsi di lotta.

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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