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Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Sabato siamo statə ad Amendolara per rompere il silenzio: come realtà sociali calabresi e meridionali, come sindacati di base, abbiamo alzato la testa per Waseem, Amin, Ullah e Safi.

Sul luogo del loro omicidio abbiamo portato la nostra rabbia e una posizione chiara: il caporalato non è un’emergenza, ma un sistema criminale e cosciente, che si regge sulla grande proprietà terriera e sulla grande distribuzione alimentare organizzata.

Senza comprendere cosa ci sta dietro non è possibile capire e combattere il fenomeno del caporalato.

Da un lato ci sono i padroni che si arricchiscono sfruttando e azzerando la dignità umana nelle nostre campagne; dall’altro c’è la complicità dello Stato che, attraverso leggi razziste come la Bossi-Fini, produce programmaticamente invisibilità e ricattabilità legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, costringendo migliaia di persone ad accettare condizioni di lavoro disumane pur di non tornare nelle terre da cui sono scappate o di vivere nell’oblio.

Non accetteremo passerelle né lacrime di coccodrillo dalla politica complice, da chi si ricorda del Sud solo in prossimità delle campagne elettorali. La Calabria che lotta dal basso non si piega di fronte a nessuno, nè ai padroni nè ai loro complici: la nostra mobilitazione per i diritti, la sicurezza e la dignità di chi lavora si fermerà solamente quando MAI PIÙ SCHIAVI non sarà solo una scritta sull’asfalto ma una realtà tangibile e consolidata.

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