InfoAut
Immagine di copertina per il post

Black Friday: un buon giorno per “far pagare Amazon”

La “stagione di punta” dello shopping è il momento giusto per azioni coordinate. Dall’Italia agli Usa, la lotta sindacale nel gigante antisindacale

Di Ercole Olmi da PopOff

L’anno scorso Amazon ha registrato vendite da record tra il Black Friday, il giorno successivo al Giorno del Ringraziamento, e il Cyber Monday. Secondo i dati di Numerator, l’azienda si è aggiudicata il 17,7% dei dollari del Black Friday, più di qualsiasi altro rivenditore.

Il Black Friday – il 25 novembre di quest’anno – è anche l’inizio della stagione di punta, il periodo che inizia la settimana del Ringraziamento quando spedizionieri come UPS, USPS, DHL, FedEx e Amazon lottano per soddisfare gli ordini delle festività. È il momento in cui molti magazzinieri e addetti alla consegna dei pacchi devono dire “Ci vediamo l’anno prossimo” alle loro famiglie. Negli States come altrove.

I carichi di lavoro intensi della stagione di punta, combinati con la carenza di lavoratori, creano un’opportunità speciale per i lavoratori di fare pressione sui loro datori di lavoro.

Sebbene il Giorno del Ringraziamento sia una festività unica negli Stati Uniti, il “Venerdì nero” è celebrato in molti Paesi come l’apertura della stagione dello shopping natalizio. In Italia, i commercianti offrono sconti per il Black Friday che riempiono i negozi di folle di acquirenti affamati di occasioni, proprio come negli Stati Uniti.

Per questo motivo, nel 2017 i confederali lo hanno scelto come giorno strategico per scioperare il centro di distribuzione da un milione di metri quadrati di Amazon a Castel San Giovanni, vicino a Piacenza, nel Nord Italia. Una storia che ricorda anche il settimanale Usa The Nation, in un pezzo scritto da Rand Wilson e Peter Olney. Il primo ha lavorato come organizzatore sindacale e comunicatore del lavoro per oltre 40 anni. Attualmente è un organizzatore part-time dei Teamsters for a Democratic Union. L’altro è il direttore organizzativo in pensione dell’International Longshore and Warehouse Union (ILWU). È stato un organizzatore sindacale per 50 anni in Massachusetts e sulla costa occidentale.

La struttura di San Giovanni è stata aperta nel 2015. Nel 2017, circa il 50% dei 1.650 dipendenti “Blue Badge”, assunti a tempo indeterminato, ha scioperato. Tuttavia, altri 2.000 dipendenti temporanei “Green Badge” (dipendenti a breve termine e stagionali) sono andati a lavorare.

Sebbene ci siano state alcune azioni di lavoro precedenti presso Amazon in Germania, questo è stato uno dei primi scioperi di Amazon in Europa o, addirittura, ovunque.

I portavoce di Amazon hanno insistito sul fatto che lo sciopero avrebbe riguardato solo il 10% della forza lavoro, perché hanno calcolato i dipendenti temporanei. Ciononostante, Amazon ha accettato di negoziare con i sindacati il lunedì successivo. Poi la direzione ha annullato le trattative e ha cercato unilateralmente di riprogrammare l’incontro per il gennaio successivo. I sindacati hanno avvertito che ci sarebbero state altre azioni se non ci fossero state discussioni sostanziali entro il 6 dicembre. Con una vittoria per i sindacati, il 5 dicembre la direzione ha accettato di incontrarsi e successivamente di migliorare le condizioni di lavoro.

«Siamo il primo Paese in cui Amazon si è seduta al tavolo con il sindacato per definire i trattamenti economici con un accordo firmato, il lavoro da fare è ancora tanto. A cominciare dalle stabilizzazioni», si legge sul sito Cgil. E ancora: «Dopo lo straordinario sciopero nazionale del marzo 2021, il primo a livello mondiale per la multinazionale, che ha visto mobilitarsi per un’intera giornata tutta la filiera (diretti, indiretti e somministrati, di magazzini, driver, appalto, delivery), qualcosa è cambiato», anche se si continua in generale a lavorare sotto ricatto e con ritmi di lavoro stressanti.

I dati riferiti al 2021 e forniti da Amazon parlano di 14 mila lavoratori diretti nei 50 magazzini italiani, più 10.500 somministrati. Il record di precarietà è a Cividate: 800 lavoratori diretti, cui si aggiungono 1.200 addetti delle agenzie interinali, che arrivano al picco di 1.500 con le assunzioni per il Black Friday del 25 novembre e per Natale. «Amazon – spiega Cgil – sfrutta l’opportunità del superamento delle percentuali massime previste dalla legge assumendo a termine lavoratori svantaggiati: ovvero disoccupati da più di sei mesi, con meno di 25 o più di 50 anni, con la terza media. E lo fa in modo sistematico in tutti gli stabilimenti, usando la somministrazione per fare una selezione e una scrematura: i contratti vanno dai tre ai nove, fino ai 12 mesi. Dopo, l’azienda ti lascia a casa oppure se sei fortunato ti assume». L’ultima intesa tra Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, le rappresentanze territoriali e Rsa, Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uiltemp UIL e Amazon Logistica e Amazon Transport prevede dal 1° ottobre un incremento del 2% dello stipendio, circa 1.200 euro netti in più in busta paga all’anno, buoni pasto da 5 a 7 euro e 500 euro di welfare, cioè buoni da spendere in benzina o per le bollette.

In queste settimane sono in corso assemblee per informare i dipendenti, spiegare, orientare. Anche perché la multinazionale prova a spacciare questi risultati come una sua concessione.

Tuttavia Amazon resta il gigante antisindacale di sempre: il magazzino Amazon di Castel San Giovanni (Piacenza), ‘famoso’ per lo storico sciopero del 2017, è l’unico in cui è stata eletta una rappresentanza sindacale interna. «Cioè, poco più di un anno fa, i lavoratori hanno votato e scelto i loro delegati aziendali. Ma quando al tavolo nazionale i sindacati hanno discusso con l’azienda di un possibile aumento di paga e dell’introduzione di un buono pasto da cinque euro a gennaio 2023, mancavano proprio loro: i delegati di Piacenza. Peraltro, il tavolo era con i sindacati della logistica e a Castel San Giovanni si applica il contratto del commercio», si legge su un dispaccio dell’agenzia Dire.

«Le azioni italiane e i successivi scioperi di Amazon in Germania e Polonia sono stati di ispirazione per molti lavoratori e organizzatori sindacali di Amazon. Ritenevamo che avrebbero contribuito a motivare una maggiore organizzazione dei lavoratori negli Stati Uniti e quindi abbiamo iniziato a sollecitare i socialisti a trovare lavoro in Amazon», scrivono Wilson e Olney.

Dal 2017 sono aumentate le azioni internazionali coordinate contro Amazon. Nel 2019, UNI Global Union e Progressive International hanno lanciato Make Amazon Pay, una coalizione che riunisce oltre 70 sindacati, organizzazioni della società civile, ambientalisti e osservatori fiscali. Le richieste unificanti della coalizione sono che Amazon paghi i suoi lavoratori in modo equo e rispetti il loro diritto di aderire ai sindacati, che paghi la sua giusta quota di tasse e che si impegni per una reale sostenibilità ambientale.

Lo scorso novembre si sono svolte azioni di punta in 25 Paesi del mondo. Tuttavia, in passato la partecipazione dei sindacati e delle organizzazioni statunitensi è stata a dir poco modesta.

I recenti successi organizzativi presso le strutture statunitensi di Amazon – tra cui la vittoria dell’Amazon Labor Union su un voto dell’NLRB presso il Fulfillment Center di Staten Island in aprile – e i numerosi scioperi per le condizioni salariali presso le strutture di Amazon dal Maryland alla California riflettono un nuovo spirito di militanza sindacale negli Stati Uniti. Partendo da questa opportunità, UNI Global annuncerà sul proprio sito web i luoghi e gli orari esatti delle azioni previste nelle prossime tre settimane.

Gli organizzatori di Amazon che partecipano alla pianificazione del Black Friday sono Amazonians United, Carolina Amazonians United for Solidarity and Empowerment (CAUSE), Warehouse Workers for Justice, Warehouse Workers Resource Center e altri centri di lavoratori e organizzazioni non profit allineati con la coalizione Athena, oltre a organizzatori dei Teamsters, dei Postal Workers e del RWDSU.

Si legge su The Nation, testata storia della sinistra radicale statunitense, che «le azioni del Black Friday sono un’opportunità per i lavoratori di Amazon di costruire il proprio potere e di rafforzare le relazioni tra i vari gruppi che si organizzano per la giustizia in Amazon negli Stati Uniti e a livello internazionale. Con l’aumentare dello slancio per la giornata d’azione, si spera che altri gruppi di lavoratori di Amazon si uniscano a loro».

Oltre all’aumento sostanziale dell’organizzazione dei lavoratori in Amazon, altri fattori potrebbero contribuire a un sostegno e a una partecipazione più ampi al Black Friday di quest’anno:

– I Teamsters hanno già avviato una campagna contrattuale per i loro 340.000 iscritti alla United Parcel Service;

– L’International Longshore and Warehouse Union (ILWU), i lavoratori portuali della costa occidentale, stanno lavorando senza contratto mentre proseguono le trattative con il gruppo dei loro datori di lavoro, la Pacific Maritime Association;

– I lavoratori delle ferrovie di 12 sindacati diversi stanno votando su un accordo nazionale con le grandi ferrovie merci. Due sindacati ferroviari, quello dei manutentori e quello dei segnalatori, hanno votato per respingere il contratto. Altre votazioni sono in corso. Se un numero sufficiente di membri voterà per il rifiuto, potrebbe verificarsi una drammatica interruzione del lavoro, con ripercussioni sul 40% del PNL statunitense che viaggia su rotaia;

– L’aumento del sostegno ai sindacati significa che le proteste del venerdì nero saranno percepite come parte di un movimento sindacale molto più ampio.

Questi sviluppi combinati potrebbero portare a un momento di “alta stagione” in cui i lavoratori di molte aziende dell’intero settore logistico entrano in azione insieme? Immaginiamo scioperi ad Amazon, proteste guidate dai Teamster nei capannoni di UPS, seguite da marce di sostegno verso le strutture Amazon vicine. O i lavoratori portuali e ferroviari che portano il loro messaggio ai lavoratori delle strutture intermodali che gestiscono le merci di Amazon? O ancora, migliaia di lavoratori dei magazzini e delle consegne di aziende più piccole che sfruttano il Black Friday come opportunità strategica per mettere in luce il loro potere nella catena di fornitura e iniziare a formare i propri sindacati.

«Sebbene quanto sopra possa essere solo un sogno per questo novembre, è la direzione verso cui si sta dirigendo il movimento sindacale. Per il momento, è realistico immaginare che le azioni di picco della stagione americana si intreccino bene con le attività di Make Amazon Pay in tutto il mondo. Ciò darebbe al grido di battaglia internazionale “Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!” una nuova svolta: “Lavoratori della logistica di tutto il mondo, unitevi!”», concludono Wilson e Olney.

pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

amazonitalialogisticaMAKE AMAZON PAYscioperoUsa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Prato: Iron&Logistics smonta i macchinari pronta all’operazione “chiudi e riapri”

Le operazioni di smontaggio – prima spacciate per lavori di manutenzione – sono inziate già la scorsa settimana e si sono concluse ieri dopo una squadra di tecnici di una ditta esterna ha lavorato a ritmo incessante per tutto il fine settimana.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Firenze: occupato ad oltranza il consiglio comunale. “Giù le mani da GKN. Difendere la fabbrica, rilanciare la lotta!”

“Basta parole, vogliamo risposte e le vogliamo adesso”. Così i lavoratori e le lavoratrici della GKN di Firenze hanno deciso di occupare, nella serata di lunedì 14 novembre, il Consiglio comunale del capoluogo toscano.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Dopo lo sciopero generale, il 3/12 tutti a Roma. Contro guerra e carovita: giù le armi, su i salari

Condividiamo di seguito l’appello per una manifestazione nazionale a Roma il sabato dopo lo sciopero generale dei sindacati di base del 2 dicembre.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

“Non disturberemo chi vuole fare” e la minaccia di sgombero dell’ex-GKN

Da oggi la fabbrica ex-GKN di Campi Bisenzio è a rischio di sgombero. Venerdì con una mail è stato annunciato ad i lavoratori dalla “nuova” proprietà che oggi sarebbero arrivati i camion per procedere allo svuotamento dello stabilimento.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Processo Riders vs. Glovo: decisione rinviata

Il tribunale avrebbe dovuto decidere se il lavoro svolto dai riders va riconosciuto come subordinato e se l’algoritmo risulta discriminatorio nei confronti di chi sciopera. Ma la decisione è stata rinviata a data da destinarsi da parte del giudice.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: 4 Novembre Processo contro Glovo, riders in lotta

Il 4 novembre alle ore 10 si terrà l’udienza contro la multinazionale del food delivery Glovo, per questo è stato chiamato un presidio dentro e fuori il tribunale di Torino in solidarietà con i riders in lotta.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Il punto reale sulla vertenza Gkn

Riprendiamo dal Collettivo di Fabbrica GKN un articolato aggiornamento sulla vicenda che coivolge la fabbrica di Campi Bisenzio…

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Imprese criminali

Secondo le ultime stime riferite al 2021, il “giro d’affari” dell’economia sommersa, in Italia, vale almeno 203 miliardi di euro. Di questi, oltre 70 miliardi, è nel mondo del lavoro, sotto forma di “vizio del rapporto contrattuale”, e “senza diritti individuali e sindacali” per gli occupati.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Prato: dieci giorni di azione ai negozi Liu Jo per sostenere i 22 licenziati IronLogistic

Continua la lotta dei lavoratori licenziati della IronLogistic di Prato, che ora si rivolgono alle committenze dell’azienda chiedendo di non fare affari con chi sfrutta il lavoro. Alcune imprese hanno in effetti già interrotto i loro rapporti commerciali con IronLogistic, ma Liu Jo non è tra queste.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

First strike: tra opposizione e realtà di una guerra ancora lunga.

La cosiddetta dottrina Biden apre a una serie di considerazioni rispetto alla guerra russa-ucraina rispetto alla sua possibile escalation e minando il campo delle ipotesi di risoluzione del conflitto.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Stati Uniti e Cina allo scontro globale

Riprendiamo di seguito l’introduzione del nuovo libro di Raffaele Sciortino uscito per Asterios: Stati Uniti e Cina allo scontro globale. Strutture, strategie, contingenze.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Le elezioni di Mid-Term negli USA. Un nuovo terremoto?

Le elezioni di Mid-Term si annunciano come una probabile sconfitta per il presidente in carica Biden. A pesare sarebbe l’incipiente recessione, l’inflazione che non accenna a diminuire e la percezione di insicurezza economica e sociale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cuba: all’ONU voto schiacciante contro il Bloqueo, ma resta in vigore per il veto USA

Il rapporto presentato all’Onu sulle sanzioni Usa in occasione del voto mostra che “solo fra agosto 2021 e febbraio 2022, questa politica unilaterale degli Usa, in vigore ormai da 60 anni, ha causato a Cuba perdite dell’ordine di quasi 4 miliardi di dollari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: all’interno del vasto reclutamento di Lookheed Martin nei campus universitari

Abbiamo tradotto da In These Times questa lunga ed articolata inchiesta a firma Indingo Oliver sui rapporti tra università ed industria della difesa negli Stati Uniti.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il clima come arma

Qual è il nesso, davvero, tra cambiamenti climatici e sicurezza?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La strategia di sicurezza nazionale di Biden

Alla luce di tali linee strategiche risultano più chiare anche al lettore medio le cause profonde della guerra in atto in Ucraina e le crescenti tensioni in Estremo Oriente sia rispetto alla questione di Taiwan che alla penisola di Corea.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Prato: sgomberato il presidio dei 22 licenziati IronLogistic, lavoratori portati in questura

Questa mattina all’alba la polizia ha sgomberato il presidio dei 22 licenziati davanti ad IronLogistic con un’operazione muscolare. I lavoratori che dormivano sono stati portati in questura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Prove di internazionalizzazione del renminbi yuan e de-dollarizzazione

Riprendiamo da ACrO-Polis questo estratto del nuovo libro di Raffaele Sciortino, “Cina e Usa allo scontro nella crisi globale”, la cui uscita è prevista per ottobre. Buona lettura! “Tutto ciò rimanda, giova ricordarlo, alla complessa strutturazione dell’imperialismo finanziario del dollaro, che ha preso forma all’indomani della crisi degli anni Settanta facendo da base per la […]