InfoAut
Immagine di copertina per il post

Torino: Assemblea Popolare del coordinamento cittadino Torino per Gaza

Pubblichiamo il comunicato di invito all’assemblea popolare di Torino per Gaza.

Da quasi due mesi l’Italia sta dimostrando un’incredibile volontà di lottare e opporsi al sistema vigente fatto di violenza, di morte e di guerra che permette a un genocidio di proseguire sotto gli occhi di tuttx. Abbiamo visto un movimento popolare capace di unire lotte che vogliono separate, bloccando l’intero paese il 22 settembre e il 3 ottobre. Da ogni parte della Terra si è detto “facciamo come in Italia”, il popolo palestinese stesso ci ha ringraziato per aver messo in campo l’unica cosa che ostacola il genocidio: il blocco delle armi e della filiera bellica.

Il genocidio del popolo palestinese non è la manifestazione della follia di un singolo capo di governo, è piuttosto un elemento imprescindibile alla realizzazione del progetto coloniale della cosiddetta “grande Israele”. Il genocidio non si fa con le cattive intenzioni ma con le armi e con tantissimi soldi. Il genocidio prosegue nonostante stiano cercando di farci credere il contrario. Prosegue attraverso il sostanziale blocco degli aiuti umanitari, la mancanza quasi totale di presidi sanitari la distruzione sistematica di tutte le infrastrutture che significa la mancanza dell’acqua potabile, dell’energia energia elettrica, delle strade, delle fognature, lasciando così in condizioni disumane il popolo già martoriato dall’esercito israeliano. Se e quando finirà questo massacro chi pagherà i danni? Chi dovrà riparare a tutta questa distruzione?

Viviamo un esistente in cui le risorse vengono dirottate al servizio della guerra piuttosto che per fronteggiare la crisi economica brutale che sta affamando e mettendo in difficoltà milioni di persone e di famiglie. I servizi vengono smantellati pezzo dopo pezzo peggiorando la sanità e la scuola. I prezzi dei prodotti di prima necessità sono alle stelle, i contratti di categoria non vengono rinnovati e la sicurezza sul lavoro c’è sempre meno, si disinveste in maniera programmatica nell’università. E questo per mettere i soldi dove? Nell’industria delle armi, nelle grandi opere infrastrutturali o energetiche che fanno sempre parte della logistica necessaria all’ampliamento del fronte di guerra anche sul territorio nazionale, progetti questi che come sempre servono a far mangiare i soliti pochi amici degli amici appaltatori. Sappiamo che chi maggiormente paga il prezzo di queste scelte sono le persone con contratti precari, salari da fame e condizioni di maggiore ricattabilità: donne, classi popolari, abitanti delle periferie.
A chi sostiene che abbiamo altri problemi per cui lottare rispondiamo che hanno ragione, che ci sono ANCHE altri problemi ma che la matrice delle ingiustizie e della miseria è la stessa e che la determinazione dimostrata per la Palestina non è altro che la dimostrazione che qualcuno disposto a mettersi in gioco per un mondo più giusto esiste.

Davanti a noi si apre una settimana di mobilitazione che, ancora una volta, ci dà l’occasione di mettere in evidenza che la matrice delle ingiustizie è una sola. Una settimana che si aprirà con il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza patriarcale, di cui sappiamo che guerra e genocidio ne sono la massima espressione. Una settimana che si chiuderà con il 28 novembre, giornata di sciopero generale chiamato da tutti i sindacati di base contro la legge finanziaria.

Il 25 novembre ricorre la giornata mondiale contro la violenza patriarcale, una violenza che si articola in maniera esemplare nella guerra dilagante dichiarata ai popoli. Le donne palestinesi come tutte le donne che si sono trovate a fronteggiare un nemico colonizzatore o invasore nella Storia, si dimostrano sempre un’avanguardia difficile da scalfire: in questo 25 novembre vogliamo portare anche la ricchezza di queste esperienze di resistenza, vogliamo opporci anche alla violenza della guerra e del genocidio.

Dal momento che il nostro governo non si dimostra all’altezza di rappresentare i nostri interessi e un orizzonte di libertà collettiva, dobbiamo assumerci noi la responsabilità di costruire e organizzare un fronte contro violenza, genocidio e guerra.

Per queste ragioni ci troveremo in una grande assemblea martedì 18 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Nuovo e il giorno seguente aderiremo all’assemblea convocata dal sindacalismo di base come momento di confronto tra lavoratori e lavoratrici, integrando la voce di quel pezzo di società che in questi 2 anni ha messo le istituzioni di fronte alle loro contraddizioni e inadeguatezze: Blocchiamo tutto contro la Finanziaria di Guerra, genocidio e violenza patriarcale!

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

25 novembre28 novembreblocchiamo tuttoNON UNA DI MENOpalestinascioperotorino per gaza

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No Kings Italy: manifestazione nazionale a Roma “Together contro i re e le loro guerre” – cronaca della giornata

Sabato 28 marzo, a Roma, la manifestazione nazionale “Together – No Kings, contro i re e le loro guerre”. Appuntamento alle ore 14 in Piazza della Repubblica dopo il concerto di ieri, 27 marzo, alla Città dell’Altra economica, sempre nella Capitale, cui hanno partecipato migliaia di persone e decine di artiste e artisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

28 marzo a Niscemi: liberiamo i territori dalla guerra

Il 28 marzo alle ore 15 torniamo a scendere in piazza a Niscemi (CL), la città del MUOS, per dire con forza no alla guerra e all’uso delle basi militari statunitensi in Italia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra come risposta alla crisi di egemonia statunitense conduce alla recessione globale

L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana.

Da Radio Blackout

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia

Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Escalation in Medio Oriente: si allarga il conflitto tra Iran, Libano e paesi del Golfo

All’inizio della terza settimana dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, si osserva un’ulteriore escalation del conflitto: si alza la posta in gioco e si amplia il raggio degli obiettivi colpiti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano, nuova stretta contro i movimenti: misure cautelari per attivisti pro-Palestina

Digos e Procura colpiscono realtà sociali e manifestanti dello sciopero del 22 settembre. Nel mirino l’azione “Blocchiamo tutto” e le mobilitazioni per Gaza e la Global Sumud Flotilla
Da Osservatorio Repressione

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.