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Non chiamateli incidenti, sono omicidi sul lavoro!

Si chiamava Francesco Stella, 38 anni, il primo morto sul lavoro in Italia nel 2025, precisamente il 3 gennaio.

da Addùnati

L’operaio, impiegato in un’azienda di profilati nell’area industriale di Lamezia Terme, è caduto da un’impalcatura alta sei metri sbattendo la testa. Francesco, suo malgrado, apre la lista di un nuovo anno che purtroppo non promette bene.
Intanto dai dati forniti dall’osservatorio nazionale morti sul lavoro, il 2024 si è chiuso con la morte di 1481 lavoratori, di questi 1055 sui luoghi di lavoro, gli altri in itinere e sulle strade.
Il 2024 viene anche ricordato come l’anno di quattro vere e proprie stragi con i 5 morti a Casteldaccia, i 7 a Suviana, i 5 della Esselunga di Firenze e i 5 di Calenzano.

Per il nostro territorio invece l’anno nero è stato il 2023. Il 31 gennaio Felice Costanzo, di 54 anni, muore schiacciato sotto il peso di un camion che stava riparando in un’officina a Lamezia Terme.
Il 28 aprile Vincenzo Gallo, boscaiolo di 60 anni, ha perso la vita travolto da un albero durante alcuni lavori di taglio a Martirano Lombardo.
A maggio invece si conta il decesso di Giuseppe Tomaino, di 62 anni, morto in ospedale dopo qualche giorno di ricovero a seguito di una caduta in un cementificio di Marcellinara.

E poi l’8 settembre Antonio Ciambrone, 35 anni di San Pietro Apostolo, viene investito da un’auto nei pressi della rotatoria che collega la strada statale dei Due Mari all’abitato di Sant’Eufemia e all’aeroporto di Lamezia. L’operaio, dipendente di una ditta impegnata nei lavori di rifacimento dell’asfalto, a seguito di un incidente stradale era intervenuto per regolare il traffico, rimanendo a sua volta investito da un’auto in transito.

Pochi giorni dopo, il 12 settembre, Antonio Mastroianni di 48 anni ha perso la vita cadendo dal tetto di un capannone nella zona industriale di Lamezia Terme.
All’elenco vanno ancora aggiunti Amedeo Raso, 48 anni di Platania, morto sul lavoro a febbraio 2024 e Antonio Mantovano, operaio comunale di 66 anni trovato il 13 febbraio 2024 in gravi condizioni riverso a terra con la testa insanguinata in uno stabile della sezione lavori del Comune di Lamezia Terme e morto due mesi dopo in ospedale, del quale ancora oggi non si conosce la dinamica di quanto accaduto.

Dal 2005 ad oggi abbiamo contato oltre 35 morti sul lavoro tra Lamezia ed i paesi limitrofi, il più giovane aveva vent’anni, il più anziano settantasette; operai impiegati in cantiere o in fabbrica, trattoristi, boscaioli, e poi la strage all’Ilsap con i tre operai morti per l’esplosione di un silos nel 2013: un elenco incompleto al quale mancano altri lavoratori dei quali non siamo riusciti a recuperare i nomi.
Non possiamo più accettare che migliaia di giovani ogni anno si trovano costretti a scegliere se partire in cerca di fortuna o rimanere in questa terra, ad accontentarsi di lavori spesso mal pagati o peggio in nero o poco sicuri.
Non possiamo più accettare che lavoratrici e lavoratori vengano sacrificati sull’altare del profitto per l’assenza di vigilanza sul rispetto delle norme sulla sicurezza o di validi controlli.

Non possiamo più accettare che donne e uomini di oltre sessant’anni perdano la vita in fabbrica, in campagna o in cantiere perché impossibilitati ad ottenere una pensione dignitosa per godersi il meritato riposo dopo anni di sacrifici.
Non chiamateli incidenti, sono omicidi sul lavoro!

Collettivo Addùnati

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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