InfoAut
Immagine di copertina per il post

Cultura del rispetto o patriarcato militarista? La scuola con l’elmetto del governo Meloni 

Alla fine dello scorso giugno, il Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara ha annunciato di voler riformare alcune leggi in materia di valutazione del voto di condotta e delle misure di sospensione nelle scuole secondarie con l’obiettivo, a suo dire, di “ripristinare la cultura del rispetto, di contribuire ad affermare l’autorevolezza dei docenti e di riportare serenità nelle nostre scuole”. 

 In particolare, le novità annunciate per questa riforma si articolano su tre campi: 

  1. nuove norme relative al voto di condotta: il nuovo voto prenderà in considerazione tutto l’anno scolastico, e non più solo quadrimestre per quadrimestre, e inciderà sui crediti per l’ammissione all’esame di stato. Inoltre, se la normativa precedente prevedeva che l’attribuzione del 5 in condotta avvenisse solo in presenza di “gravi atti di violenza o di commissione di reati”, la nuova riforma stabilisce invece che l’insufficienza potrà essere stabilita anche di fronte a “comportamenti che costituiscono gravi e reiterate violazioni del regolamento di Istituto”. Come se non bastasse, anche l’eventuale assegnazione del 6 per la condotta genererà un debito scolastico in educazione civica, che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica sui “valori costituzionali e i valori di cittadinanza”.
  2. rispetto alle sospensioni, nel caso in cui siano inferiori ai 2 giorni Valditara prevede “più scuola, e non meno scuola”, quindi lɜ studentɜ verranno coinvolt3 in un processo di “riflessione e approfondimento sui temi legati ai comportamenti che hanno causato il provvedimento; un percorso che si concluderà con la produzione di un elaborato critico”. Se invece superano i 2 giorni lɜ studentɜ dovranno svolgere attività di cittadinanza solidale.
  3. Inoltre, nel caso di sospensione superiore ai 2 giorni, il consiglio di classe potrà decidere di far continuare le attività di cittadinanza solidale anche oltre il periodo della sospensione.

Tutto questo viene fatto passare sotto la motivazione di rispondere ad una presunta “emergenza bullismo e violenza” all’interno delle scuole, ma a ben vedere questa nuova riforma si inserisce perfettamente nel solco tracciato ormai da decenni, per cui gli ambiti formativi diventano sempre di più votifici e vere e proprie agenzie di disciplinamento. Non è difficile infatti immaginare come queste nuove norme possano essere applicate per sanzionare occupazioni, attività di collettivi studenteschi, tentativi di costruzione di contestazioni al modello formativo imposto, ma anche qualsiasi comportamento individuale o di gruppo che possa esprimere rifiuto o desiderio di alterità, oltre a costituire un tentativo di reazione ai cicli di lotta e alle diverse forme di ribellione che negli ultimi anni si sono date in moltissime scuole d’Italia

Viene quindi da chiedersi a quale bisogno della controparte risponda questa tendenza costante alla chiusura di ogni spazio di autonomia e possibilità di alterità all’interno delle scuole. Nel rispondere a questa domanda è impossibile non mettere in relazione l’esigenza, per i nostri nemici, di arruolare ogni parte della società nel già costante e sempre crescente sforzo bellico portato avanti dal nostro paese. E se è vero che le guerre non scoppiano da un giorno all’altro, ma necessitano di una lunga preparazione, è altrettanto evidente come questa passi strategicamente dalle scuole e dalle università. È anche con questa chiave che occorre leggere il costante irrigidimento dei dispositivi del comando, volto a farli interiorizzare sempre di più fin da piccolɜ, proprio per formare persone disposte se non a supportare quanto meno a sopportare lo sforzo bellico. 

Possiamo quindi dire che la militarizzazione dei luoghi della formazione passi per due piani complementari: da un lato iniziative “esplicite” (gite in caserma, militari chiamati a tenere conferenze in quanto “esperti”, introduzione della mini-naja e via dicendo), dall’altro iniziative “implicite” che hanno l’obiettivo, come in questo caso, di “riaffermare e rafforzare l’autorità” ed educare a un rapporto formativo fondato sulla dialettica tra premio del “merito” o punizione qualora l’autorità non venga “rispettata”. La “cultura del rispetto” che il governo vorrebbe ripristinare, sta dentro un meccanismo complessivo di investimento nelle istituzioni formative per trasformarle sempre più in “scuole caserma”, luoghi dove i singoli comportamenti possono essere oggetto di punizioni esemplari e individualizzanti e in cui il ruolo dell3 docenti e della dirigenza assume caratteristiche sempre più gerarchiche e giudicatrici. Questa riforma conferma ulteriormente un’impostazione del potere statale nelle scuole in cui ogni spinta alla trasformazione deve essere ostacolata, disciplinata e “rieducata” ai valori della cittadinanza e dello Stato, che ora più che mai sono i valori funzionali alla cultura della guerra.

A ciò si aggiunge la proposta di legge del 12 luglio 2023 avanzata da diversi senatori e approvata in Senato, che prevede l’istituzione del 4 Novembre come Giornata dell’Unità Nazionale e dell Forze Armate, con particolare attenzione al ruolo delle scuole nella promozione di questa giornata: “al fine di sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze armate svolgono per la collettività in favore della realizzazione della pace, della sicurezza nazionale e internazionale e della salvaguardia delle libere istituzioni e nei campi della pubblica utilità e della tutela ambientale, le iniziative degli istituti scolastici sono volte a far conoscere le attività alle quali concorrono le Forze armate…”. Queste attività vanno dalla protezione civile alla gestione dei flussi migratori di profughi, dagli interventi umanitari al “mantenimento e al ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale”. In uno scenario di escalation bellica a livello globale, è evidente l’ulteriore grado di manipolazione e diffusione di una cultura della guerra ai diversi livelli formativi, funzionale all’esaltazione, legittimazione e trasmissione dei valori della Patria e della forza militare; nel frattempo le “nostre” Forze armate sono impegnate in conflitti e missioni militari che nulla hanno a che fare con i nostri interessi o con la pace e la sicurezza e che contribuiscono all’instabilità e oppressione di popoli che lo Stato italiano, insieme agli stati NATO, tende sistematicamente a sfruttare, colonizzare e devastare per meglio rapinare le loro risorse. 

Inoltre in queste ultime settimane Valditara ha rilasciato numerose dichiarazioni su quella che lui chiama “cultura del rispetto”, a suo dire l’unico vero antidoto anche alla violenza di genere. Ma cosa succede quando sono proprio i luoghi della formazione i primi ad essere violenti e a riprodurre un modello formativo e di vita patriarcale? Cosa succede quando sono proprio i professori, gli stessi di cui Valditara vuole difendere l’autorità, ad essere molesti e violenti verso le studentesse? Semplicemente cade il velo manipolatorio per cui si chiama “cultura del rispetto” ciò che a ben vedere è “solo” violenza, mentre viene chiamata “violenza” tutto ciò che costituisce insofferenza, risposta “spontanea” od organizzata, alle forme sempre più opprimenti di disciplinamento dei comportamenti nelle scuole

A seguito dello stupro avvenuto a Palermo, Valditara e altri esponenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito hanno proposto l’istituzione di iniziative di “sensibilizzazione” nelle scuole per la giornata del 25 Novembre, che portino la testimonianza di “vittime” di violenza e che possano “educare al rispetto e alla dignità di ogni individuo, a prescindere dal genere”. Basta il contenuto di queste dichiarazioni per intendere l’indicazione esplicita del governo: la violenza di genere non ha a che fare col “genere”, non ha a che fare con un’organizzazione sistematica dei rapporti sociali che vuole la subordinazione delle donne e di soggettività non conformi come proprio fondamento; in questo senso, non ha a che fare con la formazione, con la trasmissione di capacità, conoscenze, comportamenti che sin dall’infanzia si apprende anche e soprattutto nelle scuole. Unica maniera immaginata per “sensibilizzare” è la spettacolarizzazione delle persone sopravviventi, riproducendone il ruolo essenziale di vittime. 

Da una parte, quindi, si propongono iniziative di questo tipo contro la violenza di genere, dall’altra si deresponsabilizza il sistema che queste violenze le produce, incentivando con la riforma della condotta un meccanismo di abitudine al comando, alla violenza, all’assenza di reciprocità, consenso e dialogo come unica forma di relazione accettabile dentro un contesto formativo e giovanile. É quanto meno paradossale pensare che una scuola sempre più strutturalmente incapace di entrare in dialogo con i bisogni e le esigenze di chi la frequenta, organizzata soltanto in funzione della gestione repressiva e autoritaria di ogni ricerca di senso, relazione, spazio, ritmi che siano altri da quelli imposti, possa allo stesso tempo essere propulsiva di un cambiamento rispetto alla sempre più dispiegata violenza patriarcale di cui la nostra società si nutre e su cui si riproduce. 

Sembra, al contrario, ancora una volta confermato un nesso profondo all’interno della formazione scolastica (e non solo) e delle relazioni che la costituiscono, tra cultura della guerra e cultura dello stupro, entrambe radicate nella tentativo di produrre personalità dominanti, abituate a competere e relazionarsi in maniera violenta (punitiva o manipolatoria), incapaci all’ascolto, alla reciprocità, al riconoscimento dei propri limiti se non quando imposti in maniera autoritaria e gerarchica.

Senza degli ambiti formativi in grado di mettere davvero a critica e ribaltare modelli di dominio patriarcale sarà impossibile costruire una società senza violenza di genere e senza cultura della guerra. Senza una formazione transfemminista, che educhi all’affettività fin da piccolɜ e alla capacità di esprimere bisogni, desideri, relazioni, in maniera sia cooperativa che conflittuale, sarà impossibile fermare la spirale di violenze e femminicidi, così come pensare di fermare l’escalation bellica nei luoghi della formazione e in tutti gli ambiti della società. 

E allora sta a noi, a chi vive tutti i giorni le scuole e le università, fare lo sforzo di immaginare un’alternativa, che possa partire dalla contestazione dell’esistente per arrivare a costruire nuove esperienze formative, relazionali e sociali e contrastare questi modelli formativi. 

Un tentativo di trasformare la realtà in questo senso è uno degli obiettivi del percorso generale e nazionale Fermare l’escalation, che vedrà una prima giornata di mobilitazione generale il 21 ottobre con manifestazioni a Pisa e in Sicilia, in cui poter esprimere con forza la voglia di contrapporsi a questo modello di vita militarista e patriarcale in ogni sua forme ed espressione 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Per una lettura condivisa sul tema pensionistico

All’innalzamento dell’età pensionabile va aggiunto poi un ulteriore problema: mentre gli  importi pensionistici vengono progressivamente abbassati la convenienza  del pensionamento anticipato diminuisce.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Digitalizzazione o giusta transizione?

Sfinimento delle capacità di riproduzione sociale, economia al collasso e aumento del degrado ecologico: di fronte a queste sfide per il settore agricolo non basta il capitalismo verde

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Agricoltori calabresi in rivolta, un’analisi

Ancora sulle proteste degli agricoltori, pubblichiamo questa interessante analisi sulle mobilitazioni in Calabria apparse originariamente su Addùnati il 24 gennaio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

C’era una volta… oppure c’è ancora Marx?

Non resta dunque, a chi scrive, che lasciare ai lettori il piacere di scoprire, ancora una volta insieme a Marx, una possibile alternativa all’attuale modo di produzione e ai suoi flagelli ambientali, sociali, economici, militari, razziali e di genere.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La lezione della rivolta dei trattori: l’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà

Mentre i blocchi continuano un po’ ovunque, presentiamo alcune posizioni circa la presente situazione espresse dal punto di vista dei Soulèvements de la terre.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il campo (agricolo) di battaglia

Tutto quello che vorreste sapere sulla cosiddetta «rivolta dei trattori» e che non avete osato chiedere. (Spoiler: la posta in palio è il concetto di «sovranità alimentare»)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lenin Reloaded

Cento anni dalla sua scomparsa. E la figura di Lenin continua a sfuggire a qualsiasi incasellamento, seguita a creare disturbo e inquietudine.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La convergenza impossibile. Pandemia, classe operaia e movimenti ecologisti

A questa tavola sta per verificarsi, per causa mia, un’accesa discussione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’attualità della rivoluzione. Il Lenin del giovane Lukács

A cent’anni dalla morte del grande rivoluzionario, un estratto di un testo inedito di Mario Tronti sul Lenin del giovane Lukács. Il saggio completo farà parte di «Che fare con Lenin? Appunti sull’attualità della rivoluzione»

Immagine di copertina per il post
Formazione

Solidarietà agli studenti del Severi-Correnti!

Esprimiamo la nostra totale solidarietà nei confronti degli studenti e delle studentesse del liceo Severi Correnti di Milano, che la mattina del 30 gennaio occupavano il loro istituto per denunciare il genocidio in atto in Palestina e contro l’indifferenza per le morti di decine di migliaia di persone sotto le bombe israeliane.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Scuola IIS Ferrari, Susa: ulteriori sviluppi nell’inchiesta.

Simone Zito, vittima di svariate vicende dopo aver pubblicamente preso una posizione sulla perquisizione antidroga avvenuta nell’Istituto lo scorso giugno, è stato scagionato dalle accuse.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Non Una Di Meno rilancia: mai più sole mai più zitte

Il 16 dicembre Non Una di Meno invita nuovamente a scendere in piazza contro la violenza sulle donne e di genere.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: Studentessa colpita con un calcio al pube. I collettivi accusano polizia

E’ successo durante le proteste che mercoledì hanno risposto agli sgomberi di via Corticella e via Filopanti: è “una violenza sessuale praticata da un uomo, nel corso dello svolgimento di un’attività in divisa”, affermano Cua e Plat, annunciando l’intenzione di “denunciare questo poliziotto, il suo caposquadra, il questore ed il ministro”.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il consultorio autogestito Mi cuerpo es mio e lo studentato 95100 non si toccano!

Riportiamo il comunicato del Consultorio Mi cuerpo es mio e dello Studentato 95100 di Catania sgomberati inaspettatamente questa mattina alle prime luci dell’alba. In serata è stata organizzata un’assemblea pubblica alla Palestra Lupo per discutere dello sgombero e organizzare la risposta cittadina e per domani mattina una conferenza stampa per raccontare l’accaduto.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Verso un 25 novembre di rabbia e di lotta.

In questi giorni i fatti stanno imponendo un’accelerazione alle mobilitazioni previste per il 25 novembre, giornata contro la violenza patriarcale.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

“Pensati libera”. Verso il 25 novembre, cresce la rabbia e la necessità di ribaltare la violenza.

Stiamo assistendo a un bombardamento mediatico forse senza pari da quando Giulia è stata ritrovata morta uccisa dal suo ex fidanzato.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Violenza di genere: manifestazioni e presidi in tutta Italia per Giulia Cecchettin. Sabato i cortei nazionali a Roma e Messina

Non è ancora giunta in Germania alcuna richiesta di estradizione di Filippo Turetta, responsabile del femminicidio della ex fidanzata, Giulia Cecchettin. Lo dicono fonti investigative tedesche.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

TransfemministƏ ingovernabili contro la violenza PATRIARCALE!

Appello per un 25 novembre di marea transfemminista a Roma e Messina

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Patria, Onore e Tricolore”. A lezione con i veterani combattenti nelle scuole del Piemonte

Veterani combattenti nelle scuole del Piemonte con i soldi della Regione e la benedizione di Crosetto