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No Muos: spropositato dispositivo di polizia contro chi si oppone a Muos e guerra

Per il due agosto abbiamo indetto una manifestazione in Contrada Ulmo, con partenza dal presidio nomuos e arrivo alla base militare della US Navy, preceduta la sera prima dalla proiezione del film “Valentina e i MUOStri” in piazza Vittorio Emanuele a Niscemi.

da No Muos

Ci teniamo a raccontare cosa è successo il giorno della manifestazione per rendere noto a tutti/e come in Contrada Ulmo si vive in uno stato di polizia.
Come da prassi, abbiamo comunicato a chi dovere l’intenzione di fare una manifestazione, ricevendo le classiche prescrizioni del caso, questa volte più restrittive rispetto agli anni precedenti. Quello che abbiamo affrontato sabato in Contrada Ulmo ha dell’incredibile. Scopriamo solo il giorno del corteo che su tutta la strada, da tutti gli accessi possibili, che porta dalla statale 10 al presidio e quindi alla base, è vietato il transito di mezzi propri per tutta la giornata (dalle 8 alle 22), con l’eccezione delle persone residenti nella zona. Anche chi è proprietario/a di un terreno, ma ha la residenza altrove, non può transitare. nche per noi, quindi, regolarmente proprietari del terreno del presidio è precluso l’accesso. Anche alle macchine regolarmente comunicate alla questura utili a svolgere diversi compiti durante la giornata e il corteo (portare l’amplificazione, portare le scorte di acqua e il materiale per creare zone d’ombra, fare la spola in caso di necessità durante il corteo, trasportare persone con esigenze particolari durante il corteo) viene vietato accesso e transito. I controlli ci sono per tutto il giorno, ma si intensificano nelle ore precedenti al concentramento del corteo. Inizia quindi, fin dalla tarda mattinata, una lunga contrattazione con le forze dell’ordine per garantire ciò che era stato regolarmente comunicato e accettato dalla questura, e per far prevalere il buonsenso sull’isteria questurina: permettere ai veicoli provvisti di pass per disabilità di raggiungere il presidio in macchina, permettere a persone con necessità di arrivare in macchina in presidio, evitando loro più di due 2 km (a cui aggiungere i km della manifestazione) di camminata sotto il sole nelle ore più calde della giornata. I posti di blocco aumentano nel corso della giornata, e ad un certo punto quelli che dovevano essere dei “controlli randomici” diventano delle identificazioni a tappeto, con tanto di perquisizioni di zaini, borse e buste, foto ai documenti di identità, svolte più volte lungo la strada che dalla statale 10 porta al presidio. Detta in altre parole, ci siamo ritrovate davanti ad una identificazione di massa, e diversi punti che erano dei veri e propri check-point per arrivare al presidio, che ricordiamo essere proprietà privata del movimento, ben prima dell’inizio della manifestazione. Nonostante la nostra disponibilità a dialogare e contrattare, tutti gli accordi presi nell’arco della mattinata non sono stati rispettati.

Questo controllo a tappeto scoraggia qualcuno/a, che fa marcia indietro, ma non abbatte l’animo e la determinazione di molti/e che hanno comunque raggiungono il presidio. I doppi, alle volte tripli, controlli rallentano chiaramente tutti i tempi della giornata, per cui salta l’assemblea prevista all’inizio, per recuperarla alla fine della manifestazione.
La manifestazione si svolge in clima sereno e determinato. Tanti sono gli slogan e gli interventi che ricordano il genocidio in Palestina, che si oppongono al piano di riarmo europeo e NATO, che ricordano che preferiamo che i soldi vengano spesi per servizi essenziali e utili e non in armi; si ricorda rabbiosamente anche l’incendio della sughereta e il paradosso di come, in una delle zone più presidiate al mondo, sia possibile appiccare degli incendi per tre giorni di fila in punti diversi; infine, si ricorda la visita del comandante statunitense al Comune di Niscemi qualche giorno fa, ribadendo che chi occupa, sfrutta e rende casa nostra una portaerei di guerra è e continuerà ad essere un nostro nemico. Finiamo il corteo davanti al cancello una breve assemblea tra le persone presenti, lasciandoci con l’appuntamento per sabato prossimo alla manifestazione no ponte e promettendoci di rivederci a settembre per delle nuove iniziative nomuos.

Vorremmo chiudere questo breve racconto della giornata di ieri con qualche considerazione e qualche ringraziamento.
Mai, in quindici anni di lotta, il livello di controllo e militarizzazione di Contrada Ulmo è stato così alto. Sappiamo che non è casuale questo e che è certamente legato al corteo della scorsa estate e al nuovo clima che si respira dopo l’approvazione del decreto sicurezza; lo abbiamo sempre detto: guerra sul fronte esterno e interno sono inevitabilmente intrecciati.
Vorremmo anche dire alla questura, che si sfrega le mani pensando di aver fatto un buon lavoro, che se ieri alla manifestazione non una rete è stata toccata non è perché “hanno fatto un buon lavoro”. Contrada Ulmo, la sughereta, i boschi circostanti sono casa nostra. Quando tagliare, entrare, danneggiare, salire sulle antenne lo decidiamo noi, sempre e da sempre. Ieri nessuna rete è stata tagliata perché così abbiamo voluto. Valutiamo noi e sappiamo noi come, cosa e quando farlo.

Infine, vorremmo davvero ringraziare tutte le persone che ci hanno raggiunto in piazza venerdì sera, a guardare il film, la regista Francesca Scalisi, Valentina e la famiglia Terranova per aver partecipato. Vogliamo ringraziare tutti e tutti gli amici del movimento che sono passati/e per un saluto, un abbraccio e un sorriso, ricordando le ore passate insieme in presidio, i blocchi stradali, le manifestazioni, le sere al presidio attorno al fuoco mangiando carciofi: l’emigrazione è una brutta bestia che forza le persone ad andare via. Anche per questo lottiamo contro la guerra e la militarizzazione del territorio, anche per liberarci dai ricatti del lavoro (e dell’assenza di lavoro) che spingono sempre più persone ad andare via. Vogliamo ringraziare tutte le persone che non si sono fatte scoraggiare dai controlli e ci hanno raggiunte. Grazie ai compagni e alle compagne che hanno macinato migliaia di chilometri solo per fare il corteo insieme: questa generosità e questo affetto non passano mai inosservate. Grazie per essere tornate in contrada Ulmo, grazie per averci raggiunte per la prima volta. Grazie ai sindaci e consiglieri comunali di vari comuni che sono stati presenti sentendo l’urgenza di stare lì, dove la guerra parte, sentendo così sentire ancora di più l’assenza del sindaco di Niscemi. Grazie a tutte le compagne e i compagni del movimento che, come sempre, con grande generosità, si sono messe a diposizione affinché tutto “filasse liscio”, trovando degli improbabili equilibri tra il lavoro salariato e spesso precario, il lavoro di cura all’interno delle mura domestiche, e un vita sempre più difficile. Grazie davvero.

Tornare ancora sotto il MUOS dopo tre anni di guerra alle porte di casa significava dire che c’è chi non si arrende al fatto che siamo costretti/e a vivere accanto a uno strumento che serve a fare la guerra in ucraina, che sostiene il genocidio in Palestina e dirige le operazioni militari statunitensi in medio oriente; significa ricordare e ricordarsi che una Sicilia senza il MUOS e Sigonella è possibile; significa dirsi che la cura del nostro territorio tocca a noi, e la prima impresa è liberarlo dagli oppressori.
Un compagno a noi molto caro lo scorso anno ha chiuso la manifestazione dicendo che non importano i numeri ma la determinazione. Anche quest’anno abbiamo confermato che quella determinazione ci appartiene, nelle azioni dirette come nel ragionamento politico e nelle motivazioni che dirigono la nostra lotta.
Ci siamo state, ci siamo e ci saremo sempre. Fino alla vittoria.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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