InfoAut
Immagine di copertina per il post

I nodi vengono al pettine: i “Forconi” a Torino (di Salvatore Cominu)

Ancora sul 9 dicembre torinese, riprendiamo dai Quaderni di San Precario/Effimera questo interessante contributo di Salvatore Cominu che ha il pregio (tra gli altri) di evidenziare le linee di frattura che compongono il pluriverso mondo del lavoro autonomo di prima generazione e, soprattutto, come stia venendo meno tutto un sistema negoziale di lobby e contrattazione, che è anche un sistema di governance di pezzi di economia e di territorio.

* * * * *

In questa settimana, le manifestazioni e i blocchi attuati dal cd. “movimento dei forconi” sta interessando un po’ tutta l’Italia. Partendo dall’esperienza di Torino, Salvatore Cominu analizza il fenomeno in atto, anche alla luce di alcune preoccupazioni relative alle possibili infiltrazioni di estrema destra. Si tratta di impressioni a caldo: la situazione è in continua evoluzione e per analisi più compiute servirà più tempo. Ma cominciamo a ragionarci.

 

Quanto sta accadendo in questi giorni (soprattutto a Torino e nel Ponente Ligure, altrove per caratteristiche e intensità la mobilitazione dei “forconi” si presta ad altre valutazioni) è troppo importante e complesso per essere liquidato con poche battute impressionistiche. Peraltro molte compagne/i hanno seguito in modo continuo la situazione ed è soprattutto alle loro analisi che mi sento di fare riferimento, oltre che ad alcune impressioni dirette che mi sono fatto seguendo per un po’ di tempo uno dei blocchi stradali in città e parlando con conoscenti vari.

Molti dei nodi di cui abbiamo discusso in questi anni stiano venendo al pettine.

Ad esempio la “crisi della rappresentanza”: è evidente che il dilagare e la proliferazione dei blocchi stradali dentro la città, ma particolarmente nelle periferie e anche nella metropoli estesa che sono le aree peri-urbane, nonostante la probabile regia iniziale che ne ha favorito l’innesco, siano andati ben al di là. La stessa componente dei lavoratori autonomi di “prima generazione” (autotrasportatori, ambulanti, commercianti, ecc.) che ha lanciato i blocchi (il Comitato 9 dicembre) lo ha fatto “contro” le organizzazioni tradizionali di rappresentanza della piccola impresa(Confartigianato, CNA, Confcommercio, Coldiretti, ecc.). Qua è tutto un sistema negoziale, di lobby e contrattazione, uno schema di governance, ad essere saltato. Basti dire che il Viminale “non sa con chi parlare”!

Poi, la “composizione sociale”. A prima vista a Torino si sono intrecciati e “saldati” (ma è proprio così?) tre mondi, che hanno ovviamente molti punti di contatto, sono porosi e non mutuamente escludibili. Il primo è quello delle diverse categorie del lavoro autonomo di I° generazione; meno omogenea di quanto appaia a prima vista. Ad esempio, lunedì 9 dicembre i commercianti avevano aderito in blocco e lo spettacolo di un giorno feriale senza vetrine era quasi surreale, ma da martedì i commercianti (che in diverse aree della città sono stati forzatamente obbligati a chiudere da non meglio identificate “squadre” di intuibile matrice politica) hanno iniziato a richiedere “protezione” e “legalità”. Il collante è dato dal fisco (quello locale, con l’aumento spropositato delle tasse rifiuti, ha rappresentato un detonatore formidabile), Equitalia, la classe politica, ma tra padroncini, ambulanti, commercianti è difficile saldare in maniera duratura le pratiche di lotta!

Mercoledì 10 dicembre la polizia ha forzato il blocco degli autotrasportatori ai Mercati Generali e sono certo che molti mercatari avranno in cuor loro applaudito. Ancora il 10, tuttavia, le “squadre” di cui sopra battono vie e mercati minacciando ambulanti e commercianti. Per quanto ci interessa, però, in questa componente (che ha negli ambulanti il gruppo più coeso), convivono situazioni molto diverse. Il secondo mondo, del tutto sbrindellato, è dato, per dirla rozzamente, da un neo-proletariato urbano da molto tempo senza fabbrica e con pochi luoghi di riconoscimento diversi dalle curve di Juve e Toro (tante le sciarpe delle due squadre nei blocchi), i bar dove spendere le giornate senza lavoro, qualche piazzetta. Cosa c’entrano con il lavoro autonomo? Qualcuno di loro ha anche la partita iva, ma non mi sembra il dato rilevante.

Già la scorsa settimana, però, c’era tutto un tam tam, passaparola e messaggi smartphone, che invitava a unirsi alla lotta, che teneva insieme disoccupati, precari che lavorano nelle pulizie, nel facchinaggio, nei servizi dequalificati, e che si dava appuntamento a lunedì. Infine, gli studenti o i giovani “neet”, spesso figli dei primi due, ma che vanno visti in parte come mondo a sé. E’ possibile che la mobilitazione nelle scuole sia stata trainata da giovani della destra e fascisti tout court, ma – almeno tra gli studenti – l’elemento spontaneo mi sembra prevalente. I blocchi in città sono soprattutto loro a tenerli (con diversi giovani stranieri 2G nei minicortei!) . E i discorsi sono quelli che abbiamo sentito mille volte ai cortei “nostri”: no future, “è tutto una merda”, i politici pensano ai fatti loro (per dire, un ventenne insiste sul fatto che Fabrizio Corona ha pagato le sue colpe, ma i “politici” sono molto più colpevoli e non hanno pagato niente). Certo siamo lontani anni luce dalla meritocrazia, dalle start up, dai talenti in fuga e dai giovani millenials descritti dai nostri fini analisti – quelli, mi spiegano, delle tre C, connected, confidence e change! Qua siamo nei sottoscala della “generazione tradita”.

Ora per non farla lunga, sembra che se di saldatura, parziale e instabile quanto si vuole, si possa parlare, questa di Torino sia stata soprattutto quella dell’altro Quinto Stato. Dei giovani senza laurea e spesso senza diploma, che non hanno il mito di Berlino o San Francisco, o di quelli che se hanno un negozio o un banco al mercato non esibiscono il marchio Slow Food; quelli che nel discorso sulle smart city e delle nuove “geografie del lavoro” non esistono. E spesso non esistono neanche nelle analisi della sinistra, e chissà perché sono tornati di colpo a essere le “classi pericolose”. Tra loro, si “riconoscono” a pelle. E’ possibile (probabile) che i fascisti, Forza Nuova, ma testimoni e cronache ci dicono anche di gruppi inquietanti non meglio qualificati (malavitosi?) e probabilmente anche gente che gravita intorno a Forza Italia (che sicuramente hanno avuto il semaforo verde con il passaggio all’opposizione), abbiano agito da “facilitatori” – certamente hanno fornito immagini e slogan, che sono poi quelli che finiscono nei servizi televisivi. Secondo me ha pesato più, però, questo riconoscersi tra “senza merito”.

Al di là di una valutazione sui numeri reali della mobilitazione (non oceanica ma che non sminuirei troppo, come non sottovaluterei l’iniziale consenso, più ampio e diffuso di chi materialmente è sceso in piazza), è importante guardare a chi ha manifestato. E sono quelli che non hanno credito né crediti, ma spesso tanti debiti, ragionano in soldoni e soprattutto si sentono quotidianamente preso per i fondelli. Da questo punto di vista vi è certo un rischio populistico ma vedere i blocchi di questi giovani un po’ di sensazione di aria pulita l’ha anche data. Il sollievo si ferma qui.

Veniamo al tema. Questa è la materia sociale giusta per dare sostanza agli spettri della storia. Qualcuno dovrebbe anche spiegarci perché questa composizione dovrebbe guardare da un’altra parte. Non vedo oggi grandi prospettive liberatorie in questo “riprendersi la strada” e la destra si trova nel suo mare, purtroppo. Che di brutti ceffi tra i blocchi e soprattutto nelle squadre che si aggirano in città ve ne siano molti, sembra evidente. Oggi, sui grandi numeri, solo un certo immaginario M5S è in grado di fare presa su parte di questa composizione e contrastarne una deriva apertamente di destra (parlo di immaginario, di grillini in piazza non penso ce ne fossero). Bastava tuttavia stare mezzora nei blocchi per capire che non di plebaglia eterodiretta si trattava, e che le ragioni che li avevano portati in strada non hanno nulla da spartire con i sogni autoritari di qualche becero. I buoi non sono già usciti dalla stalla, insomma. Questo non significa certo sottovalutare i livelli organizzativi (questi sì, inquietanti) delle squadre che si aggiravano nelle vie, in una città in cui la destra estrema non ha un vero radicamento sociale.

Le compagne e i compagni che a Torino hanno scelto di “sporcarsi le mani” hanno fatto la sola cosa ragionevole e militante possibile in questa fase e in queste condizioni. Dopo il disorientamento iniziale, hanno scelto da che parte stare (nel senso “classista” del termine), per capirci qualcosa prima di tutto, rifiutando, in secondo luogo, di restare subalterni al discorso delle élite che presidiano i media ufficiali e che hanno il monopolio della rappresentazione di tutto ciò che accade in questo paese (a cui le partita iva piacciono solo quando si suicidano). Solo così si può scoprire che nel rifiuto a pagare l’ennesimo tributo alla crisi c’è anche lo spazio per agire una possibile ricomposizione di segno diverso, che connetta su un piano comune questo pezzo di città con gli altri declassati e senza futuro, il Quinto Stato con più appeal, sembra, anche per la sinistra radicale (i cognitari, per farla breve). E, aggiungo, solo così si può contrastare l’affermarsi di una destra sociale nei quartieri popolari, nei mercati, ai margini della nuova Torino decantata dalle amministrazioni e dai ceti (tutti educati, tutti politicamente corretti – quante filippiche contro la “rozzezza” dei manifestanti abbiamo sentito, quanti sorrisini sconsolati di chi si riconosce tra persone per bene … qui sì verrebbe da dire, compagni, svegliatevi!) che si sono “ripresi la città” espellendone ai margini gli indesiderabili. Per diversi compagni, soprattutto per quelli che sul territorio ci stanno sul serio, il dilemma in questi giorni è stato anche come posizionarsi tra difesa delle forme di socialità del quartiere (al limite, “difendendo” anche i commercianti), e rischiare così di finire tra quelli del “ripristino della legalità” – gli stessi che di solito ci troviamo contro – o limitarsi a capire e osservare, rischiando di lasciare spazio a queste squadre.
Qualcosa di importante, per chiudere, queste lotte ce lo dicono: tra le altre, che lo sciopero precario metropolitano si può fare, e accidenti se fa male! Perché qui non ci si limita a cliccare “mi piace”. I tricolori sono simbolo ambiguo e inquietante, per alcuni apertamente nazionalista, ma per i più sembra che evochi soprattutto il diritto a esserci, a contare, a dire “il paese reale siamo noi”. Strappato dai marchi patinati del made in Italy e riportato nelle strade, cambia significato. Ciò detto, la strada è impervia e noi non siamo certamente egemoni, ma almeno una confusa direzione, tra il 19 ottobre, le cinque giornate di Genova, e l’impazzimento torinese di questi giorni, sembra essere tracciata.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

9dicembreforconitorino

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: presidio al Tribunale per due minori in carcere da 6 mesi

È iniziato la mattina di lunedì 13 luglio, al Tribunale di Torino, il processo ai danni di cinque attivisti minorenni, di età comprese tra i 16 e i 18 anni, sul banco degli imputati per aver partecipato alle mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina e contro il genocidio per mano israeliana.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: richiesta di sorveglianza speciale per Stefano e Sara, “colpevoli di aver partecipato alle mobilitazioni per la Palestina

Presso il tribunale di Torino si è svolta un’udienza in merito alla richiesta, da parte della questura con l’elmetto piemontese, di sorveglianza speciale ai danni di Sara e Stefano, due giovani attivisti di Torino per Gaza e del csa Askatasuna.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il fortino più costoso di Torino

In questi giorni il sindacato di Polizia Siap ha diffuso a mezzo stampa i numeri di quanto costa mantenere militarizzato il centro sociale Askatasuna e le vie limitrofe: 5 milioni e mezzo spesi in 6 mesi. Quasi un milione al mese.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve

La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: sciopero a Meat-To

Negli scorsi giorni si sono tenuti dei picchetti in solidarietà a due lavoratori del ristorante Meat-To a Torino.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

No alla sorveglianza speciale per Stefano e Sara! Criminale è chi fa la guerra e distrugge la nostra terra!

La Questura di Torino dopo aver presentato la richiesta di sorveglianza speciale per un giovane compagno attivo nelle lotte insieme a tanti e tante altre in città e in Val di Susa, si è attivata per formulare la medesima richiesta di sorveglianza per un’altra giovane compagna.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: otto condanne nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025 dopo l’omicidio di Ramy

8 condanne oggi a Torino nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025, dopo l’omicidio poliziesco nella vicina Milano di Ramy Elgamy, con duri scontri al Commissariato di polizia Dora Vanchiglia e al Comando regionale dei carabinieri.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Fermata e Perquisita 3 volte in 6 mesi. Attivista di Extinction Rebellion, senza procedimenti penali, denuncia l’accanimento poliziesco

Fermata 3 volte in 6 mesi. E’ il caso di Annalisa, attivista di Extinction Rebellion, che l’ultima volta era in aeroporto a Malpensa, dopo essere stata a Montreal per assistere il marito che aveva avuto un incidente.