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Lavoro, quanti finti passi indietro..

Il sistema partitico registra un passo indietro soprattutto da parte del Pdl, dovuto probabilmente all’invito sottotraccia di Napolitano: barattate un passo indietro sulla riforma con un potere contrattuale forte sulla redazione della nuova legge elettorale, in cui l’ipotesi che sia favorevole alla formazione di una grosse koalition si fa sempre più concreta. La Lega è impegnata in ben altre vicende, come narriamo nell’editoriale, e quindi è un po’ ai margini della vicenda politica in questione.

Molti commenti parlano di una vittoria di Bersani, che a quanto traspare dagli editoriali e dalle analisi soprattutto di Repubblica sarebbe il vero fautore della marcia indietro del governo. Plaude la Commissione UE che parla di “provvedimento cruciale”. Si lamentano gli imprenditori e il mondo della finanza, che ora poveretti non potranno più licenziare come gli pare e piace: dovranno accontentarsi solo di poter fare fuori giovani apprendisti dopo averli sfruttati per (quasi) tre anni..

Eppure Monti già rassicura Confindustria&co. : il reintegro sarà possibile solo in casi estremi ed improbabili..ma allora questa marcia indietro c’è stata davvero? Giudichiamo dalle parole del premier da Napoli:

“quello che noi abbiamo posto nel ddl è che per i licenziamenti individuali di carattere economico se un giudice riscontri situazioni di illegalità ci sia l’indennizzo per i lavoratori. Se invece sono motivazioni manifestamente insussistenti, un caso molto forte, il giudice può disporre il reintegro come l’indennizzo”

Non sembra esserci una grande rassicurazione riguardo all’efficacia materiale del reintegro, visto che non basta l’illegalità della procedura per ottenerlo, ma devono esserci (alquanto oscure) “motivazioni manifestamente insussistenti”. Si eleva di fatto in maniera esponenziale il ruolo dei giudici nell’applicazione della riforma.

Una situazione complessiva in cui il lavoratore, preoccupato dalla possibilità di perdere anche l’indennizzo economico nel caso uscisse sconfitto dal processo, potrebbe avere qualche dubbio nel fare causa per reintegro. Si introduce insomma una sorta di ricatto, che gioca con la paura di molti lavoratori di perdere anche quel poco che si potrebbe mantenere rinunciando al ricorso per essere reintegrati.

Lo stesso Monti parla inoltre, commentando la sua opera, di un passo verso la tutela universalistica sul modello danese e più in generale nordeuropeo; eppure di passaggi sulla continuità di reddito non se ne vedono nel testo che Napolitano ha da poco autorizzato alla presentazione in Parlamento.

Ma la vera partita è ora quella che riguarda la Cgil. Che ne sarà dello sciopero generale e delle proteste già in programma? Le modifiche alla prima versione del testo saranno condizione sufficiente per permettere alla Camusso di sciogliere il richiamo alla piazza ed assicurare definitivamente la pace sociale auspicata da Monti e Napolitano con questo finto passo indietro?

In una prima nota del sindacato pare che le mobilitazioni, nonostante la mediazione, siano confermate..speriamo sia vero, viste le enormi criticità che abbiamo evidenziato, criticità rimaste coperte dallo specchietto per le allodole che è stata la gazzarra sull’art.18.

La mossa di oggi ci permette qualche lettura anche dal punto di vista di Monti, evidentemente proiettato verso il Quirinale per il post-Napolitano, un altro dei grandi protagonisti di questa scelta pacificatrice della rinuncia alla prima bozza di riforma del lavoro. In questo senso oggi è da registrare l’importante apertura di Casini verso possibili nuovi incarichi istituzionali per l’ex rettore della Bocconi. I mercati finanziari potranno così ri-posizionare il loro uomo di fiducia, ringraziandolo per l’ottimo lavoro svolto nel suo intermezzo di premier.

Eppure sul tavolo c’è ancora la questione esodati, nella riforma sono state ridotte le mensilità di indennizzo post-licenziamento, i nuovi ammortizzatori sociali partiranno solo nel 2017 e al momento sono finanziati con una cifra davvero risibile (1,8 miliardi di euro). Le contraddizioni rimangono molte, l’apparente tregua (Cgil permettendo) è molto fragile..

 

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