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In Cile la protesta non si ferma

La giornata prevedeva per le  10.30 e le 18.30 due cortei a Santiago che erano stati espressamente vietati dalle autorità, che hanno deciso di intervenire in maniera preventiva stante il rifiuto degli studenti di scendere a patti e rinunciare a marciare. Avendo già rifiutato la proposta farsa di Pinera che aumentava in maniera risibile i fondi destinati all’istruzione (il Cile vi investe una parte minima del Pil, tra l’1 e il 4% a seconda degli anni), gli studenti erano determinati a scendere in piazza. Lacrimogeni ed idranti sono stati allora utilizzati contro i manifestanti, in alcuni casi sparati a scopo dissuasivo preventivo perfino dentro le università dove si facevano i preparativi per raggiungere plaza Italia, luogo designato ai concentramenti, ma anche usati su grupi di 40-50 persone che cercavano di arrivare nel centro cittadino.

Il ministro degli Interni Hinzpeter ha ribadito la farsa della legalità da ripristinare, arrivando ad arrestare 284 persone nella sola capitale (552 in totale). Alcuni manifestanti invece hanno parlato di “stato d’assedio” e di ritorno alle pratiche di controllo del dissenso tipiche dell’era Pinochet, visto che di fatto ai manifestanti è stato impedito anche solo l’assembramento in piazza. Sono inoltre state sgomberate violentemente alcune scuole occupate come successo a Recoleta ed Arica, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine si sono registrati più o meno in tutto il paese, impegnando sicuramente ben più dei 5000 studenti dichiarati dal ministro dell’Interno come partecipanti alle proteste.

Sin dalla mattina sono stati effettuati blocchi stradali e barricate (ad esempio di fronte alla sede dell’Univ. Del Cile), mentre le forze dell’ordine, presenti a migliaia nel centro della capitale, evitavano raggruppamenti in piazza Italia per la marcia delle 10.30. Alle 18,30 stessa storia: idranti e lacrimogeni, barricate e scontri che fanno salire gli arresti al loro numero definitivo e lasciano anche 29 feriti tra le forze dell’ordine.

Alcuni studenti decidono allora di andare a occupare verso sera la sede del canale tv Chilevision per narrare in prima persona le proprie proteste e per esprimere proprie richieste. Non riescono a mandare in onda il messaggio che avevano registrato, ma il senso dell’iniziativa è un importante messaggio che deve arrivare anche dalle nostre parti.

Scontri in quel momenti si tengono anche a Valparaiso, Concepcion, Antofagasta e Vina del Mar, tra le principali città cilene, mentre alle 21 l’appello a realizzare cacerolazos contro la repressione delle forze di polizia andine vengono accolti da una grande parte della cittadinanza di Santiago che chiede con forza le dimissioni di Pinera e di Hinzpeter.

Vedi tutti gli articoli sulle lotte in Cile 

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