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Manganellate sui lavoratori delle cooperative comunali a Cosenza

Le cooperative comunali a Cosenza sono formate da 500 persone di cui circa 250 impiegate nelle pulizie in uffici, teatri, interventi da elettricisti, imbianchini, servizi meccanizzati, fogne, falegnameria e manutenzione. I guai però sono iniziati nell’ottobre scorso, quando la procura di Cosenza ha aperto un fascicolo per presunte infiltrazioni criminali: un paradosso, un’inchiesta surreale, se si pensa che queste strutture sono nate proprio per consentire a soggetti in difficoltà di uscire dalla dimensione della dimensione illegale. Così, l’attuale amministrazione comunale, determinata nelle sue scelte dall’iniziativa della magistratura, ha deciso di procedere con il rinnovo degli incarichi mediante bando pubblico, pretendendo che le cooperative presentino fideiussioni, coperture assicurative salate e, incredibile ma vero, certificato antimafia!

Di qui la protesta. Nel gennaio scorso i dipendenti hanno lavorato senza stipendio, perché non sarebbe pervenuta in tempo la comunicazione relativa all’indizione del bando. Il Comune pretende inoltre di conoscere l’elenco degli operatori svantaggiati, in palese violazione della normativa sulla privacy. Prima che esplodesse lo scandalo, questi lavoratori percepivano al netto 620 euro al mese. Con il nuovo contratto, se anche vincessero la gara, ad ogni socio spetterebbero meno di 500 euro mensili. Non solo voglia di “pulizia”, dunque, da parte dell’amministrazione cittadina, ma anche volontà di tagliare la spesa utiliazzando il frame legalitario come grimaldello utile a piegare e a impoverire un settore di impiego che tanto peso ha ancora nel meridione nella sua funzione di ammortizzatore delle tensioni sociali: assunzioni nelle cooperative a condizioni schiavistiche come unica via d’uscita al ricatto occupazionale.

Nonostante i segnali di distensione lanciati in serata dal sindaco, il quale ha garantito la salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti già impiegati nelle cooperative, ancora una volta emerge la conflittualità sociale nell’ambito dei servizi, bersaglio primario nell’economia di taglio alla spesa pubblica. Dopo la giornata di oggi c’è da aspettarsi che nei prossimi giorni i lavoratori e lavoratrici torneranno a farsi sentire.

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