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Operai (e mogli) sulla Torre di Marcegaglia

Mentre la Marcegaglia gira per il paese a parlare di come risolvere la crisi nei suoi stabilimenti gli operai e le loro famiglie sono costretti a salire in cima alla sua torre per difendere il proprio futuro.
Da questa mattina ci sono anche cinque donne sulla ciminiera dello stabilimento di biomasse Eta di Cutro, al fianco dei mariti che due giorni fa hanno avviato la protesta contro il mancato adeguamento dell’impianto per la produzione di energia elettrica, così come era stato assicurato. Gli operai della centrale, del gruppo Marcegaglia, si trovano in cassa integrazione e chiedono rassicurazioni sul loro futuro lavorativo. La protesta ieri ha coinvolto anche i figli degli operai che, insieme alle mamme, si sono incatenati simbolicamente al recinto dello stabilimento per sostenere i loro congiunti.
Stamani, però, le donne hanno deciso di rendere ancora più eclatante la loro forma di sostegno alla protesta ed hanno deciso di salire sulla ciminiera per stare accanto ai loro mariti. Una di loro, ha riferito un operaio, soffre pure di vertigini, ma pur di stare accanto al marito ha deciso di salire ugualmente. La situazione, sul reticolato posto a 56 metri da terra, si fa sempre più difficile col passare delle ore. «La struttura – spiega un operaio – è realizzata per oscillare in caso di vento. E qui di vento ce n’è molto. Il giorno si superano i 40 gradi di temperatura e stamani siamo anche stati raggiunti dal fumo sprigionato da un mucchio di biomasse che ha preso fuoco per autocombustione. Un collega è anche rimasto lievemente intossicato, ma non è voluto scendere. Siamo esasperati. Non ce la facciamo più, vogliamo risposte».
Agli operai è stato comunicato che i dirigenti del Gruppo Marcegaglia dovrebbero partecipare ad un incontro in programma il 21 settembre, ma i lavoratori non si fidano. «È da prima dell’estate – spiega un lavoratore – che andiamo avanti di rinvio in rinvio. Adesso vogliamo certezze»
Fonti: controlacrisi – ansa – calabriaora

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