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Niscemi non cade

La parola ai niscemesi

Siamo prima di tutto solidali con le persone colpite dalla frana, con chi è stato evacuato, con chi ha perso sicurezza, stabilità, serenità.
Siamo solidali con una comunità che da anni vive dentro una condizione di esposizione permanente al rischio.

Non arriviamo a Niscemi per fare passerelle.
Non arriviamo protetti da cordoni di polizia.
Non arriviamo per parlare al posto di qualcuno.

Siamo a Niscemi perché siamo parte di questa storia.
Siamo a casa nostra.
Siamo in mezzo alla nostra gente.
Siamo con le compagne e i compagni di Niscemi.

Quello che è accaduto non è una fatalità.
Non è solo “maltempo”.
È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione.

È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili.

A Niscemi questo modello si vede in modo lampante:
mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia.

Mentre case sono precipitate nel vuoto, mentre molte altre sono oggi inabitabili perché sospese sull’orlo della frana, mentre è stata istituita una zona rossa di 150 metri dal coronamento del dissesto che ingloba abitazioni, tre scuole, la biblioteca comunale e l’ufficio postale, la base militare viene monitorata, consolidata, ampliata.

La zona rossa inizia a meno di cento passi dal municipio e dalla chiesa madre, e a poche decine di passi dalla piazza principale del paese.

Esistono due territori solo nella narrazione del potere:
uno civile, esposto e abbandonato;
uno militare, protetto e messo in sicurezza.

Ma la terra è una sola.
E i rischi ricadono su chi abita.

La frana è il segno visibile di una frattura più profonda:
abbandono sociale, desertificazione economica, spopolamento, precarietà infrastrutturale, repressione del dissenso e avanzata della militarizzazione.

Noi rifiutiamo le logiche mafiose, clientelari e paternalistiche con cui da sempre vengono gestite emergenze, risorse e ricostruzioni.

Non chiediamo solo ristori.
Chiediamo diritti.
Chiediamo trasparenza.
Chiediamo sicurezza vera.

Chiediamo una gestione democratica dell’emergenza e della messa in sicurezza del territorio, sotto il controllo diretto dei comitati di cittadini, con accesso pubblico ai dati, alle decisioni, ai progetti.

Chiediamo che la parola torni a chi vive questo territorio ogni giorno.

Per questo chiamiamo una manifestazione pubblica:

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2026
ORE 10:00
NISCEMI – LARGO MASCIONE

Una piazza aperta.
Una parola collettiva.
Uno spazio di ascolto, confronto e denuncia.

Invitiamo le realtà sociali, i movimenti, le associazioni, le singole persone solidali a essere presenti.

Niscemi non cade.
Niscemi resiste.
Niscemi parla.

Movimento No MUOS

Radio Onda d’Urto ha realizzato una trasmissione ad hoc, con Concetta Gualato, presidente del Comitato Mamme No Muos Niscemi; Salvo Torre, docente di geografia a Catania e tra i curatori della trasmissioni “Parole” e “Il Mondo Nuovo” su Radio Onda d’Urto; Mimmo Lucano, europarlamentare AVS e sindaco di Riace (Reggio Calabria); Tonino Perna, docente di sociologia economica all’Università di Messina e Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, provincia di Catania.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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