Presidio degli operai Gesip sotto Palazzo delle Aquile
Seguiranno aggiornamenti
Palermo 4/09/2012 ore 18:00. Continua ad oltranza la protesta degli operai della Gesip che dal 31 Agosto, data della scadenza della proroga del contratto, sono di fatto senza lavoro e ancora peggio senza nessuna prospettiva per il prossimo futuro. Dopo il mancato rinnovo dei 5 milioni di euro utili al pagamento degli stipendi degli operai e al mantenimento dei servizi erogati dalla municipalizzata, l’ennesima doccia fredda per questi lavoratori è arrivata nel pomeriggio di oggi quando hanno appreso la notizia che che il tavolo tecnico per fronteggiare l’emergenza Gesip, previsto per oggi pomeriggio a Roma, è saltato. Dopo quest’ultima bufala, la rabbia dei lavoratori non si è fatta attendere e fin da subito sono scattati blocchi selvaggi del traffico cittadino che stanno paralizzando i punti nevralgici della viabilità come i Quanti Canti all”altezza di Corso Vittorio Emanuele e il Porto di Palermo, dove la tensione con le forze dell’ordine è alta. Già da questa mattina i lavoratori Gesip avevano dato vita ad un’occupazione degli uffici aziendale di Via Maggiore Toselli con l’intento di fare pressione per il vertice capitolino di oggi pomeriggio. Contestualmente all’azione di protesta della Gesip, si stava svolgendo un’altra occupazione da parte dei lavoratori dell’Amat, che erano saliti sul tetto di Palazzo delle Aquile, per manifestare contro la perdita del posto di lavoro dovuta al mancato rinnovo del contratto previsto per il prossimo 23 Novembre.
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Questo autunno è ancora alle porte ma il clima di protesta, in città, si è già surriscaldato.
Ad inaugurare questa nuova stagione di lotte a Palermo, sono stati i lavoratori della Gesip, che già l’inverno scorso si erano resi protagonisti di diverse mobilitazioni rivolte contro la perdita del posto di lavoro e la chiusura dell’azienda municipalizzata.
Spauracchio del licenziamento che solo tre giorni fa è diventato una realtà per circa 1800 lavoratori e per le proprie famiglie, a causa delle politiche di austerity imposte dal governo Monti, oltre che ad una gestione che ne ha sempre fatto localmente occasioni di guadagno per “dirigenti arraffoni”; ai lavoratori Gesip, infatti, è stata negata la seconda tranche di finanziamenti che consta di circa 5 milioni di euro dal Governo nazionale e che serviva a pagare gli stipendi degli operai e a garantire il mantenimento dei servizi erogati dall’azienda. A rincarare la dose non è bastato solo il blocco dei finanziamenti ma anche le durissime condizioni che Roma ha tentato di imporre all’amministrazione locale, che in linea con la spending review, mirano ai licenziamenti e alle privatizzazione delle aziende pubbliche, in un’ottica di risanamento dei conti pubblici. Insomma la solita retorica della crisi che continua a mietere vittime e far pagare i costi sempre alle fasce sociali più deboli. Ancora più grave il fatto che il blocco di questi finanziamenti è figlio delle scaramucce sorte tra governo di unità nazionale composto dalla compagine larga di Pd-Pdl-UDC ed i Tecnocrati Monti e Co e partitini come Italia dei Valori di cui l’amministrazione locale fa parte e che si giocano sempre sulla pelle dei lavoratori già fortemente vessati dalla crisi.
La risposta dei lavoratori però non si è fatta attendere e dal primo settembre sono tornati nuovamente in piazza organizzando manifestazioni selvagge e blocchi del traffico paralizzando la città. Anche ieri mattina i lavoratori hanno bloccato Corso Vittorio Emanuele all’altezza dei Quattro Canti ( in tutto circa 400) e per tutto il giorno sono riusciti a tenere alta la tensione in città. Dopo i tafferugli con le forze dell’ordine e con la Digos che impediva ai lavoratori di manifestare sotto Palazzo delle Aquile, circa duecento lavoratori si sono diretti presso la Stazione Centrale ed hanno occupato i binari in vista del vertice in Prefettura tra il sindaco, il prefetto e il Ministro dell’Interno Cancellieri trasformando il bilancio di un giornata di mobilitazione in una vittoria parziale ( la lotta sarà lunga) riuscendo ad ottenere quattro pullman per recarsi a Roma e continuare la protesta anche nella Capitale.
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