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Stefanino Milanesi, una vita per la lotta

Uno dei più noti compagni e protagonisti delle lotte comprese tra gli anni Settanta e quelle odierne del popolo NoTav se n’è andato, improvvisamente, questa mattina (ieri ndr).

di Sandro Moiso, da Carmilla

Stefano Milanesi, meglio conosciuto come Stefanino o “Ste”, classe 1957, ha dedicato la vita e ogni istante della sua esistenza alla contestazione dell’ordine esistente, a parole e nei fatti.

Motivo per cui la “Legge” e lo “Stato” non lo hanno mai dimenticato o ignorato, nemmeno negli ultimi anni. Così, nel settembre del 2020, era stato ancora arrestato per scontare una pena di cinque mesi agli arresti domiciliari per una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, durante una protesta al cantiere della Torino-Lione del 17 settembre 2015.

Fin da giovane era stato militante del Collettivo studenti-operai della Valsusa, poi in Lotta Continua come studente dell’Istituto Tecnico Pininfarina e membro del servizio d’ordine della stessa, in seguito militante di Senza Tregua e Prima Linea, fino al suo arresto nel dicembre del 1977. Dopo la scarcerazione e un periodo trascorso in Messico, Stefanino aveva ripreso la sua attività all’interno del Movimento No Global e del centro sociale Askatasuna di Torino e nel movimento NoTav di cui è stato animatore e protagonista dagli inizi fino al suo ultimo giorno di vita.

E’ difficile riassumere in poche righe una vita “militante” come la sua e sicuramente il suo carattere schivo e, allo stesso tempo, roccioso non avrebbe gradito discorsi troppo lunghi o retorici. Amante della natura e della montagna, abitava con la compagna Ermelinda una casa isolata sul lato più soleggiato della valle, nella frazione Argiassera di Bussoleno. Rispettoso di chi era in difficoltà amava aiutare gli anziani che vivevano nelle frazioni vicine, gli animali domestici e selvatici e il cinghiale, da lui soprannominato Ugo, che ormai da tempo si recava sotto casa, quasi ogni sera, alla ricerca di cibo.

A chi scrive non resta che stringersi nel suo ricordo alla compagna, alla madre, Rosa, che negli anni della detenzione lo assistette, anche affrontando lunghe trasferte e vergognose soperchierie, in ogni carcere di cui fu “ospite” e a tutti i compagni della Valle e di altre mille esperienze che lo hanno conosciuto, rispettato e amato.
Ciao Stefanino, sarai sempre con noi!

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