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Israele: nasce il governo più a destra di sempre. Proteste fuori dalla Knesset

Al via dentro la Knesset, il Parlamento di Tel Aviv, il dibattito che porterà alla nascita del governo israeliano più a destra di sempre, fondato sull’accordo tra il Likud di Netanyahu (di nuovo premier), l’ultradestra religiosa e di quella, ancora più a destra, di Potere Ebraico e Sionismo Religioso, espressione politica dei coloni più oltranzisti.

Parlando in aula Netanyahu ha detto che il futuro esecutivo “si prefigge tre obiettivi principali di lungo termine: la neutralizzazione degli sforzi dell’Iran di dotarsi di un potenziale nucleare; lo sviluppo di infrastrutture nazionali, fra cui una ferrovia veloce fra Galilea ed Eilat”, in favore dei coloni e dei loro insediamenti illegali sulle terre dei palestinesi. Infine, “l’estensione degli accordi di Abramo” con i paesi del Golfo Arabico.

Per accontentare tutti gli appetiti della maggioranza – 64 deputati su 120 – il governo avrà ben 29 ministri. 25 gli uomini, solo 4 le donne; erano 9 finora. Avranno tutte dicasteri minori, mentre nessuna di loro siederà sulle 11 poltrone del cosiddetto Consiglio di difesa del governo (il gabinetto delle questioni strategiche più delicate)

Il neogoverno israeliano si fonda sul proseguimento della guerra d’apartheid contro i palestinesi, caposaldo della politica israeliana fin dal 1948. C’è però molta enfasi anche sul fronte interno, tra magistratura e quella parte della stessa società israeliana – araboisraeliani, forze di sinistra, sindacati, comunità Lgtb+ – che l’ultradestra considera alla stregua di traditori del Paese e che oggi, giovedì 29 dicembre 2022, ha manifestato fuori dalla Knesset.

L’intervista a Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto e direttore di pagineesteri.it. Ascolta o scarica

da Radio Onda d’Urto

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