InfoAut
Immagine di copertina per il post

Iran: terzo giorno di aggressione Usa-Israele. Da Cipro all’oceano indiano, un intero pezzo di mondo è in fiamme

Da Cipro all’Oceano Indiano; un intero quadrante del mondo gettato nel caos e in fiamme dopo l’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita sabato 28 febbraio.

Con il passare delle ore, emerge chiaramente come non vi sia nessuna strategia complessiva (nemmeno di ridisegno in chiave imperialista in senso classico) a Washington e Tel Aviv, se non uno sfoggio brutale e gangsteristico di potenza militare. Obiettivo: generare caos incontrollato e indiscriminato, in modo da poter incassare i propri dividendi politici, strategici e anche economici.

Per Netanyahu in ballo c’è, come sempre, la sopravvivenza politica, inseguendo il sogno colonico della Grande Israele, dall’Egitto all’Arabia Saudita, dalla Giordania all’Iraq.

Per Trump, invece, l’accelerazione bellicista serve soprattutto a piegare la bilancia commerciale Usa a proprio favore, con il boom dei prezzi energetici, da fare pagare ai Paesi Ue, non a caso tenuti fuori dalla porta dell’attacco, senza alcuna comunicazione preventiva. Al riguardo sono già centinaia le petroliere e navi che trasportano Gnl bloccate nello Stretto di Hormuz. Chiusa, per gli attacchi iraniani, la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, una delle più grandi del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al giorno. L’Opec+ aumenta la produzione (206mila barili al giorno ad aprile), ma la speculazione corre più veloce: nelle prime ore di lunedì 2 marzo il Brent segna già un balzo del 13%, sopra gli 82 dollari al barile, rispetto ai 73 di venerdì. La stima realistica è che presto si possa arrivare a 100 dollari al barile.

L’intervista ad Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

La cronaca sul terreno intanto rischia di dare le vertigini: la regione in fiamme è in fiamme, a partire dall’Iran, con altre decine di vittime. Il totale, da sabato, è di 555 morti in Iran, comprese 148 studentesse ammazzate da un raid israelo-Usa in una scuola colpita nella zona di Minab. Intanto il Capo dell’agenzia per l’energia atomica Rafael Grossi ha lanciato l’allarme su una “possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze” in seguito agli attacchi Usa-Israele sui siti nucleari iraniani, mentre l’Oms lancia l’allarme sull’attacco all’ospedale Gandhi di Teheran, danneggiato durante i bombardamenti. Le strutture sanitarie sono protette dal diritto internazionale umanitario”, ricorda il direttore Oms, Ghebreyesus.

Tace su queste accuse Trump, che invece sostiene: “48 leader iraniani sono stati uccisi in un colpo solo”, salvo poi annunciare da un lato che “gli attacchi andranno avanti un mese”, mentre partiranno “colloqui con ‘la nuova leadership su loro richiesta”. Trattativa smentita però dal capo della sicurezza iraniana Larijani, uno degli uomini forti del regime degli ayatollah: l’Iran ‘non negozierà e nominerà la nuova Guida Suprema della teocrazia ‘in 1-2 giorni’.

Fuori dall’Iran solo oggi esplosioni a Gerusalemme, Tel Aviv, Dubai, Abu Dhabi, Doha e pure Cipro, con un drone finito sulla pista d’atterraggio della base britannica di Akrotiri. Un morto in Bahrein per gli attacchi iraniani. Un F15 Usa abbattuto in Kuwait, con i 2 piloti salvi grazie ai paracaduti, mentre ieri 3 soldati Usa erano morti e 5 feriti negli attacchi. Teheran ha colpito anche la regione curdoirachena di Erbil. Dentro Israele 9 morti e numerosi feriti per un altro missile iraniano che ha sfondato la contraerea colpendo un insediamento colonico.

L’attacco all’Iran riverbera i propri effetti anche sulla già drammatica situazione del vicino Oriente, sulle rive del Mediterraneo. Strage di civili in Libano per mano israeliana; 31 morti e 150 feriti, dopo alcuni razzi di Hebzollah partiti a seguito dell’omicidio di Khamenei. “L’operazione continuerà a lungo”, dice Tel Aviv. Decine di migliaia di persone in fuga dal sud del Libano e dai quartieri meridionali di Beirut, con il rischio concreto di nuova invasione militare di Israele, che dal canto proprio non escludere di “avere ucciso, in uno dei raid”, lo stesso Naim Qassem, leader di Hezbollah dall’ottobre 2024, a seguito dell’omicidio del precedente numero uno del movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah..

Da Beirut, Libano, la corrispondenza con Mauro Pompili, giornalista freelance e nostro collaboratore.

Dal Libano alla Palestina: in Cisgiordania 5 feriti per le incursioni militari israeliane attorno a Nablus e a Qalandia. 2 morti per i raid israeliani invece a Jabalia, nord di Gaza, dove tutti i valichi di accesso – essenziali per la consegna degli aiuti e per i pazienti che devono viaggiare per cure mediche – restano chiusi, ha detto il Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano, che non comunica alcuna data per la riapertura, anche per i funzionari internazionali. Da sabato a oggi dentro la Striscia i prezzi dei generi alimentari sono rapidamente raddoppiati nei mercati locali. Le persone fanno scorte, mentre le Nazioni Unite denunciano che già a febbraio le razioni umanitarie sono state dimezziate “in gran parte perché non ci sono forniture sufficienti”.

Sulla Palestina l’aggiornamento con il giornalista Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri e nostro collaboratore.

Infine l’Italia. Bloccato a Dubai dopo l’attacco all’Iran, il ministro della Difesa Crosetto rientra in Italia con un aereo militare. Il M5s presenta un’interrogazione e chiede le dimissioni immediate, sostenendo che ‘è legittimo chiedersi quale sia stato il livello di informazione preventiva del governo’. Bloccato a Dubai anche il questore di Roma Massucci, assieme a migliaia di cittadini italiani. Tajani annuncia una Task Force Golfo per assistere, telefonicamente, lavoratori e turisti. Lo stesso vicepremier insieme a Crosetto riferiranno oggi, lunedì 2 marzo, in Senato, a Roma.

A Milano invece domani, martedì 3 marzo, presidio in via Turati del Collettivo Togehter for Iran “contro il regime degli ayatollah e contro la guerra israelo-Usa che come tutte le guerre colpiscono anche milioni di donne, uomini e bambini, così come il loro futuro e il loro diritto all’autodeterminazione. Donna, Vita, Libertà”.

da Radio onda d’urto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

guerrairanisraeleUsa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Belfast città aperta

In seguito a un’aggressione avvenuta nella zona Nord di Belfast, un’ondata di violenze razziste ha minacciato le vite di numerose persone appartenenti a minoranze etniche, costringendole ad abbandonare le loro case date in fiamme. Si tratta dell’ennesimo episodio di un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha spesso assunto caratteri di massa nel Regno Unito. Ma non è tutto, questa volta ci sono di mezzo pure Elon Musk e la difficile convivenza tra lealisti e nazionalisti.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Incubo di una notte di mezza estate. La pantomima Trump-Meloni e l’irresolubilità della subordinazione europea.

Negli ultimi giorni l’attenzione mediatica è tornata a concentrarsi sui dissapori tra Giorgia Meloni e Donald Trump. A quanto riporta lo stesso Trump, durante il summit G7 ad Evian Giorgia lo avrebbe “disperatamente implorato di fare una foto con lei”: secondo Trump, questa mossa sarebbe dipesa dalla popolarità “in calo” della premier italiana, che per risollevarla avrebbe cercato di trasmettere un segnale di unità e alleanza con il governo americano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran-Usa: tra guerra aperta e congelamento del conflitto.

Il memorandum d’intesa siglato tra Usa e Iran, cristallizza su carta in 14 punti la complessità dell’evoluzione della guerra imperialista americana e israeliana. Va innanzitutto segnalata la vaghezza dell’accordo firmato. Tutti i punti sono più che altro una scaletta di lavoro per i negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi 60 giorni. Cessate il fuoco su tutti i fronti, soprattutto in Libano, scongelamento delle sanzioni e ipotetiche riparazioni di guerra americane, vago impegno iraniano a non sviluppare un’arma nucleare e infine sblocco di Hormuz, non si sa in che forme. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il pantano ucraino e il consenso alla guerra in Europa

Mentre i vertici UE, sostenuti da una forte scorta mediatica, tentano di mantenere in vita la narrazione della Russia come pericolo bellico imminente per l’Europa, i Volenterosi continuano a promettere armi e finanziamenti al regime guidato da Zelensky verso la quale la solidarietà popolare europea viene sempre meno.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.