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Campeggio di lotta No Tav

Dal 18 al 21 luglio ci troveremo in Val di Susa per un campeggio di lotta giovanile per ribadire la nostra opposizione trentennale a un progetto inutile e dannoso che oggi si va configurando sempre più nella sua brutalità.

da KSA Torino

Saranno 4 giorni di socialità, lotta e confronto, in cui scopriremo i vari luoghi che hanno caratterizzato la lotta no tav e andremo alla scoperta dei nuovi fronti di lotta aperti.

I primi due giorni saremo a Traduerivi dove è nato il nuovo cantiere costeggiando l’attuale zona dell’autoporto e la pista di guida sicura, dove, in base all’attuale progetto è stato installato il cantiere nel quale dovrebbero essere stoccati milioni di metri cubi di smarino provenienti dagli scavi del Tunnel di base dell’Alta Velocità Torino-Lione. Montagne di rocce e terra contenenti materiale nocivo per la salute dei e delle cittadine che andrebbe ad inquinare irreversibilmente tutto il territorio: polveri sottili e fibre di amianto che viaggerebbero nell’aria, PFAS utilizzati nei lavori che si riverserebbero nelle sorgenti e centinaia e centinaia di camion contenenti materiale di scavo contaminato su e giù per la valle da Chiomonte a Susa, da San Didero a Caprie.

Dal 20 ci sposteremo al presidio dei mulini luogo ormai simbolo da 5 anni della resistenza alla devastazione e all’allargamento del cantiere per la costruzione dello svincolo autostradale per i mezzi da scavo del tunnel di base.

Saranno garantiti pasti e bevande a prezzi popolari e tanta esperienza no tav!
Consigliato portare tenda, materassino, sacco a pelo, torcia, kway, scarponcini, pantaloni lunghi e corti!

Ci vediamo a traduerivi, a sarà dura!

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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