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Ancora bugie sul caso di Stefano Cucchi

E’ il caso di Stefano Cucchi, morto nell’ottobre del 2009 nell’ospedale romano ‘Pertini’, una settimana dopo essere stato arrestato e trattenuto nella caserma di Tor Sapienza, dove venne brutalmente pestato da alcuni agenti.

A tre anni di distanza arriva l’atteso risultato di alcuni periti, teoricamente incaricati di far definitivamente luce sulle cause della morte di Cucchi, ma la sentenza lascia senza parole: secondo la perizia il ragazzo sarebbe morto di malnutrizione, complice l’incuria dei medici dell’ospedale in cui fu ricoverato, che non lo seguirono adeguatamente.

Con questa perizia gli evidentissimi segni di percosse presenti sul corpo di Cucchi al momento dell’arrivo in ospedale diventano un trascurabile contorno che riporta sullo sfondo le responsabilità degli agenti, scaricandole invece sui medici.

L’unico cenno ai segni delle botte ricevute viene fatto per dire che non vi sono elementi per stabilire se fossero la conseguenza di un’aggressione o di una ‘caduta accidentale’.

Chiunque abbia visto le agghiaccianti foto di Cucchi circolate in seguito alla sua morte sa bene che questa perizia è una presa in giro che tenta di mettere a tacere quel che davvero accadde mentre Cucchi era rinchiuso in caserma. L’ennesimo tentativo di ottenere la totale impunità per gli agenti coinvolti e di nascondere una realtà, quella delle violenze delle forze dell’ordine, all’ordine del giorno nelle caserme e nelle carceri.

Gli esiti di ieri, sbandierati dai media come autorevole conclusione, giungono puntuali ad una settimana dall’udienza che vedrà imputati, tra gli altri, tre agenti di polizia penitenziaria e riaccendono la rabbia dei familiari di Cucchi, che hanno giustamente evidenziato le numerose incongruenze presenti nella perizia.

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