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La Curva Nord di Livorno sta con il Kurdistan

La nostra azione di oggi si inserisce nella campagna internazionale ‪#‎rompiamoilsilenzio‬ #chitaceècomplice, che da mesi cerca di denunciare e fermare il vero e proprio genocidio del popolo curdo che l’esercito turco sta compiendo nelle città e nei quartieri a maggioranza curda.

Il video della curva con lo striscione

https://www.youtube.com/watch?v=j4rRVa_UohQ&feature=youtu.be

L’Amedspor è la squadra di Diyarbakir (Amed in curdo), la più grande città del kurdistan con quasi due milioni di abitanti, sotto assedio da oltre sei mesi (Agosto 2015), che in alcuni suoi quartieri storici a maggioranza curda, tra cui Sur, patrimonio mondiale dell’Unesco ormai ridotto in macerie, attualmente sottoposto, come moltissime altre città del Bakur, a pesanti bombardamenti da parte delle forze armate turche, con continui coprifuoco di 24 ore e a tempo indeterminato che sono stati proclamati in linea con la strategia del governo dell’AKP di militarizzazione totale dei territori contro ogni forma di libertà e organizzazione democratica del popolo curdo.
Questa situazione ha portato, dall’ 11 dicembre 2015 ad oggi , alla uccisione di oltre un centinaio di persone civili, la maggioranza donne e bambini, con il bombardamento di interi quartieri, la distruzione dei siti del patrimonio culturale e lo spostamento forzato di decine di migliaia di residenti, nel solo quartiere di Sur.

Mentre stiamo scrivendo gli attacchi da parte delle forze armate turche con artiglierie pesanti continuano senza sosta, e più di duecento persone, almeno 30 bambini dai 2 mesi ai 12 anni di età, sono ancora intrappolate negli scantinati dei palazzi dove si erano nascosti per salvarsi e un numero incalcolabile di corpi è ancora intrappolato sotto le macerie.
La scorsa settimana dodici persone sono state uccise dalle forze di sicurezza, ed i loro cadaveri sono rimasti distesi a terra per le strade, sottoposti ad un controllo minuzioso dei funzionari del personale di sicurezza, che non consentono più neanche ai familiari di riavere i corpi che vengono “gestiti” direttamente dallo stato. La situazione è drammatica. Le persone sono sotto shock e vivono con il rischio di morire nelle proprie case a causa dei bombardamenti

Anche l’ AMEDSPOR, che è la principale squadra curda e milita in terza divisione (serie C) del campionato turco, è stata recentemente colpita duramente dalla repressione del governo fascista di Erdogan.
Lo scorso 2 febbraio l’unità anti-terrorismo della polizia turca ha fatto irruzione nella sede dell’Amedspor, sequestrando computer e documenti dagli uffici del club. Il 31 gennaio, contro ogni previsione, aveva clamorosamente eliminato dalla coppa nazionale il Bursaspor, squadra della massima serie turca, garantendosi un posto ai quarti di finale contro il Fenerbahce primo in campionato. La notizia dell’irruzione, diffusa in Italia attraverso i canali social del blog Minuto Settantotto, è stata divulgata in inglese dall’agenzia di stampa turca Cihan e dal sito d’informazione Kurdish Question. La federazione calcio turca ha sostenuto che la polizia ha proceduto in seguito ad un tweet inneggiante al “terrorismo” e alla resistenza curda, attribuito dalle forze dell’ordine all’account della stessa società sportiva. Come ha invece chiarito il dirigente Servet Erol, il tweet era stato diffuso da un account privato che nulla ha a che vedere con quello ufficiale: un errore molto grossolano, che ha indotto la dirigenza dell’Amedspor a credere che quella della polizia sia stata un’operazione intimidatoria, più che di indagine. Il tweet in questione, ormai eliminato, dedicava l’incredibile vittoria contro il Bursaspor a chi combatte nelle città di Şırnak e Diyarbakır e a tutto il popolo curdo. Parole in cui riecheggiano i cori da stadio che sono costati caro ai tifosi dell’Amedspor. Infatti i rossoverdi, durante la precedente partita di coppa, giocata a Istanbul contro il Başakşehirspor, avevano intonato canti a favore dei combattenti curdi e contro le stragi di bambini. A seguito della partita, ai tifosi era stata vietata la trasferta di Bursa, costringendoli a seguire a distanza lo storico successo della loro squadra. Ma ancora più eclatante è stato l’arresto a Istanbul di decine di tifosi – più di cento per Today’s Zaman – colpevoli di aver intonato i cori sgraditi. Ma le sanzioni a seguito della partita non hanno riguardato solo i tifosi.

Il giocatore Deniz Naki, artefice del secondo goal contro il Bursaspor, è stato squalificato per 12 giornate e multato di 19.500 lire turche, colpevole di aver pubblicato sui social un post che recitava: «Siamo fieri di essere un piccolo spiraglio di luce per la nostra gente in difficoltà. Come Amedspor, non ci siamo sottomessi e non ci sottometteremo. Lunga vita alla libertà!». Come riporta Kurdish Daily News, il giocatore è stato accusato di “discriminazione e propaganda politica”. Naki, un passato nel FC Sankt Pauli di Amburgo, porta tatuata sul braccio la parola Azadî, libertà. Non è la prima volta che la squadra rossoverde si rende scomoda al regime di Erdoğan. Nell’ottobre del 2014 il club, che portava il nome turco della città di Diyarbakır, rimediò una multa dalla Federazione turca per aver cambiato nome in Amedspor, utilizzando la denominazione curda della città. Contemporaneamente, un cambio nello stemma permise ai tifosi di sventolare i colori della bandiera del Kurdistan, vietata in Turchia: un espediente non nuovo nel mondo del calcio, che ricorda – con le ovvie e dovute differenze – quando durante il regime di Franco i catalani quasi elessero a nuova bandiera nazionale quella blaugrana, per rimpiazzare la senyera vietata dalla dittatura. La Coppa di Turchia 2015-16 è destinata ad entrare nella storia della questione curda. Una squadra di terza divisione sta incredibilmente scalando la Coppa nazionale, portando la voce dei curdi lì dove meno la si vorrebbe in evidenza. Ad ogni partita dei rossoverdi si alza il grido di un popolo che chiede di poter vivere in pace rivendicando la propria identità. E più l’Amedspor scala il tabellone, più questo grido si fa forte. La partita con il Başakşehirspor a Istanbul ha fatto clamore per i cori, gli arresti, il divieto di trasferta. L’eccezionale qualificazione ai quarti ai danni del Bursaspor ha fatto parlare tutto il paese di questa squadra ribelle, che forse è arrivata troppo in alto e ha iniziato a dar fastidio, tanto da essere divenuta oggetto di un’irruzione poco motivata. Oltretutto la solidarietà fra i tifosi di molte curve turche, tra cui il Fenerbahce, squadra della capitale, a quelli curdi rischia di dare ancora maggior risalto alla faccenda, creando non pochi fastidi alle autorità turche. Ci si può fare un’idea leggendo qualche riga del comunicato che decine di gruppi ultras della Turchia, tra cui tifosi di Amedspor e Fenerbahce, hanno diffuso a gennaio (traduzione di E. Karaman):
«Il governo si riempie da sempre la bocca con lo slogan “non dividiamo il paese”, ma poi perseguita e uccide proprio chi vuole che il nostro paese viva in pace e in armonia tacciandoli come traditori. In questo paese c’è soltanto una distinzione: chi, guardando un bambino morto a terra colpito da una pallottola, si domanda se quel bambino fosse curdo o meno e chi invece piange tutti i bambini di tutte le etnie. […] La vergogna più grande dell’umanità è la colpa della guerra, una guerra di cui noi non faremo parte».

Per questo come Curva Nord Livorno e come Coordinamento Toscano per i ìl Kurdistan non possiamo non esprimere tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne di Amed e invitiamo tutti i Livornesi ad informarsi e ad aiutarci a diffondere questo comunicato e gli appelli che arrivano dal Kurdistan per sollecitare la comunità internazionale a costringere il governo turco a rimuovere il coprifuoco nel distretto di Sur, anche se temporaneamente, in modo da consentire il trasferimento sicuro dei civili intrappolati fuori dalla zona di conflitto, per consentire il salvataggio di questi sopravvissuti, prima che sia troppo tardi.

Nella speranza che , appena le condizioni lo permetteranno, ci potremo incontrare direttamente con i compagni e le compagne ultras dell’ AmedSpor per un’amicizia tra le due tifoserie che, purtroppo e non per scelta ideologica, avrebbe un valore e una importanza che vanno ben oltre il calcio.

Siamo certi che, come sempre, la tifoseria e la città di Livorno tutta saprà comprendere e esprimere al massimo la propria solidarietà anche in questa occasione.

“BIJI BERXWEDANA SURE – VIVA LA RESISTENZA DI SUR”

Curva Nord Livorno
Coordinamento Toscano per il Kurdistan

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pubblicato il in Culturedi redazioneTag correlati:

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